Stampa articoloVersione PDF
Condividi su
Autore: 
Stefan Zweig
Pagine: 
105
Categoria: 
Quando la fatalità ha il volto di donna

L'Amok è una vera e propria patologia tipica delle regioni del Sud est asiatico (Malesia, Indonesia e Nuova Guinea). Questo stato psicopatologico (conseguente a shock provocato da eventi eccezionali) è caratterizzato da un'ossessione omicida e si manifesta con un'esplosione improvvisa di violenza, in cui il soggetto corre velocissimo in preda ad un'incontrollabile follia omicida, poi si accascia e non ricorda niente dell'accaduto.

Un medico di Lipsia, costretto a lasciare la Germania in seguito a un furto da lui perpetrato a danno dell'ospedale in cui lavorava, si vede obbligato ad accettare un incarico decennale in una sperduta località delle Indie orientali olandesi.
Vive da ben sette anni segregato in quella condizione di isolamento forzato, quasi esclusivamente in mezzo agli indigeni e agli animali, laggiù, dove prima o poi a chiunque salta una rotella, chi beve, chi fuma l'oppio, insomma ciascuno si becca la sua razione di follia.
Tutt'intorno nient'altro che boscaglia e palude, la città più vicina è a due giornate di viaggio: ormai abbrutito dalla solitudine, dall'alcool e da vecchi ricordi, di lì a poco sarebbe stato libero e pensionato nella sua amata Europa, se non fosse successa la cosa, che d'un tratto ha annullato ogni suo progetto, cambiando nuovamente la sua esistenza.
È appena finito il periodo delle piogge e lui, stremato, immobile da mesi come il ragno nella tela, è in preda a una nostalgia sconvolgente al punto che gli tremano le mani quando legge in un romanzo di strade luminose e donne bianche.
Un giorno mentre fantastica su qualche viaggio impossibile con un atlante e un buon whisky fra le mani, qualcuno bussa alla sua porta: accompagnata da un boy, la moglie inglese di un mercante olandese, una donna bianca...
Nervosa e concitata, ma allo stesso tempo determinata e un po' altezzosa, la lady chiacchiera a lungo senza lasciarsi interrompere; giustifica quella sua visita improvvisa: ha sentito parlare a lungo di lui e dei suoi interventi ben riusciti. Si guarda intorno, sembra incuriosita dai tanti libri che affollano la stanza. L'éducation sentimentale di Flaubert: lei lo adora; si complimenta col dottore tedesco che legge anche il francese, a differenza del buon chirurgo della sua città, che va bene giusto per il bridge!
Lui non riesce a capire, ha un brutto presentimento, ma non lascia trasparire il suo disagio, anzi le assicura la sua totale disponibilità e resta in attesa...
La donna continua a tergiversare, prende un libro dallo scaffale e mentre lo sfoglia minimizza sul problema che l'ha condotta da lui: capogiri, svenimenti, niente di grave, insomma. Lui comincia ad avere qualche sospetto, poi capisce, ma si mostra indeciso, la tiene sulle spine, fino a che lei gli conferma il suo stato: è incinta, vuole abortire. Gli chiede di interrompere quella gravidanza non desiderata, in cambio di una consistente somma di denaro.
Quella donna ha bisogno di lui, eppure, spocchiosa, non lo supplica, non lo implora! Conosce nel dettaglio la sua vita di dottore finito nel suo continente e convinta che tutto possa comprarsi col denaro, ha calcolato ogni cosa: avrebbe potuto ritirare l'ingente somma di denaro ad Amsterdam, una volta lasciata l'India prima del termine previsto e continuare la sua vita nella tanto desiderata Europa.
Le figure femminili arroganti e sfrontate lo hanno sempre tenuto in pugno: quel furto in Germania, che gli rovinò la carriera in Europa, aveva a che fare proprio con una siffatta donna!
Ed ecco che gli si ripresenta, dopo anni di torpore, come una sfida: è tutto così strano e perverso. Mentre si sta sfacendo nella sua solitudine, in pieno mal d'Europa, entra nella sua stanza la prima donna bianca dopo anni: come togliere un tappo all'improvviso e dare libero sfogo ad un flusso inarrestabile di sensazioni, percezioni e turbamenti accumulati in un tempo lunghissimo in quel posto maledetto che toglie le forze, sfinisce e rende molli come una medusa
Rabbia mista ad ammirazione, un desiderio di prenderla a schiaffi, una sorta di bramosia violenta s'impossessano di lui e, in risposta a quella proposta così dettagliatamente calcolata, rifiuta il denaro e fa la sua controproposta, un'idea folle, un ricatto: eseguirà l'aborto solo se si concederà a lui!
Da considerare che per cultura, lì, le ragazze, graziose bestioline cinguettanti, vivono con sottomissione il rapporto con l'uomo bianco, considerato un signore a cui concedersi sempre, senza eccezione alcuna. E proprio quell'atteggiamento servile del sesso femminile gli stava quasi facendo perdere il ricordo del piacere che si prova di fronte a una donna insolente, da sempre sua croce e delizia...
Così quella donna affascinante e misteriosa lo indispettisce a tal punto da trasformare il suo essere soccorrevole in qualcosa di riprovevole; lui che da medico, mai ha cercato di approfittarsi della situazione, lui che salva vite in extremis a quei ragazzotti gialli impauriti che gli fanno sentire quanto bisogno abbiano di lui: laggiù questa è la sua unica gioia. Sentirsi un padreterno è la sensazione di cui lui stesso ha bisogno per poter essere d'aiuto!
E invece quella donna è talmente scostante, distaccata e superba da rendere l'intera situazione così imprevedibile e totalmente instabile. Rapporti sessuali e non denaro è ciò che chiede in cambio! Ma non si tratta semplicemente di passione irrazionale, incontrollabile impulso sessuale; la sua è piuttosto una chiara volontà di sopraffazione, una bramosia di schiacciare un'alterigia, di schiacciarla unicamente in quanto maschio...
Lei ride con disprezzo di fronte a quell'assurda richiesta e scappa via, ordinandogli, prima di lasciarlo, di non seguirla per nessun motivo.
Da quel momento un'ossessione morbosa s'impadronisce di lui. Per qualche minuto rimane paralizzato, come ipnotizzato da quell'ordine, poi, come impazzito, comincia a rincorrerla: deve raggiungerla, parlarle assolutamente. Corre senza curarsi della scena ridicola che offre a quella ciurmaglia gialla che si affaccia stupita per veder correre un uomo bianco, il dottore.
Riconosce l'insensatezza e la stupidità del suo comportamento, ma corre, non riesce a riprendere il controllo su stesso.
E in quanto medico fornisce la diagnosi del suo stato: Amok. Lui stesso ha studiato alcuni casi laggiù, eppure le cause scatenanti questa follia sono del tutto sconosciute, sicuramente legate al clima afoso e soffocante del posto che a un certo punto fa saltare i nervi. “La gente dei villaggi sa che nessuna forza può fermare un invasato dall'amok... l'ossesso corre senza sentire, corre senza vedere, pugnala tutto ciò che gli capita davanti, finché non lo ammazzano a fucilate come un cane rabbioso, oppure crolla da solo, sbavando”.
Così come un invasato dall'amok, segue la donna fino alla sua abitazione, in una città a otto ore di treno da lì. Angosciato dal tormento interiore, si sbronza con la volontà di cancellare ogni barlume di coscienza; non si uccide solo perché deve adempiere quel maledetto dovere: quella donna ha bisogno di lui e lui l'ha spaventata. Vuole, deve aiutarla.
Restano solo tre giorni prima dell'arrivo del marito; ha saputo che è in America da cinque mesi e che sarebbe tornato nel giro di pochi giorni per portarla con sé in Europa.
Annientato dal senso di colpa, prende una stanza in un albergo, si stordisce con whisky e sedativi e riesce finalmente ad addormentarsi.
Il giorno seguente scrive una lettera per farla recapitare a quella donna: venti pagine in cui si dà del mentecatto, chiede perdono e la supplica di dargli la possibilità di aiutarla.
Agitato e sconvolto da un'attesa terribile, riceve in risposta un biglietto misterioso: sarebbe andato qualcuno a prenderlo. E così il boy lo accompagna in un vicolo angusto del quartiere cinese, bussa alla porta di una casa più simile a una topaia, apre una vecchia donna che li guida fino a una stanza sporca e puzzolente dove lei si torce dal dolore su una stuoia sudicia: il suo corpo è martoriato. Si è fatta massacrare da una lurida canaglia gialla pur di non affidarsi a lui. In quel momento torna ad essere soltanto un medico, soccorrevole, esperto, lucido e pronto a salvare una vita, ma forse è troppo tardi...Vuole portarla in ospedale, ma lei desidera tornare a casa.
Avere il dovere di aiutare e non averne alcun potere, nonostante la più totale disponibilità: da medico gli è successo più volte, ma è la prima volta che vive quella orribile sensazione con così intima partecipazione. Le ultime parole della donna servono a farsi giurare che nessuno avrebbe saputo quello che era successo.
Deve custodire il segreto a qualunque costo, deve onorare la promessa: è la sua unica via per redimersi. Quella donna orgogliosa va protetta e difesa dal disonore di fronte al marito e al mondo.
Così prepara un certificato di morte falso ed è costretto, ancora una volta, a scappare come un ladro, di notte, sotto falso nome, su una nave stracarica...
Ancora una volta, una donna ha distrutto la sua vita, sconfitto la sua esistenza. 
Abbandona tutto: casa, lavoro, la possibilità di un futuro. Deve dimenticare: lì tutto gli ricorda lei. Eppure non ci riesce!
A bordo dell'Oceania, che da Calcutta lo riporta in Europa, c'è anche lei, con la sua bara, il suo segreto e suo marito, intenzionato probabilmente a fare l'autopsia una volta a casa. Il suo compito non è concluso: lo attende ancora il dovere di aiutare chi ha bisogno di lui! E lui l'avrebbe aiutata; avrebbe salvato il suo onore in ogni modo: il marito non avrebbe conosciuto la vera causa della morte, mai.

L'obbligo di rendersi disponibile verso chi è in difficoltà, il dovere verso il prossimo, verso la scienza, verso lo Stato, verso se stessi: sono questi gli interrogativi che continuano a tormentarlo quando, dopo tre giorni di viaggio, incontra, una notte, un passeggero a cui decide di confidare la sua storia delirante...
Il passeggero (senza nome) è a prua quando tutti gli altri dormono e i rumori cessano. A un certo punto, quasi come fosse un'allucinazione, un tossicchiare secco gli indica una presenza proprio accanto a lui: il cerchio rosso fuoco della pipa nel vuoto e il riflesso degli occhiali lasciano intravedere una sagoma nell'oscurità, ma il persistente silenzio rende quella situazione imbarazzante, assolutamente insopportabile...
Quel personaggio enigmatico lo incuriosisce. Affascinato da situazioni psicologiche misteriose, la notte seguente si sveglia con l'irrefrenabile desiderio di rivederlo; e mentre nel buio si avvia nuovamente verso prua, vede da lontano un occhio rosso, la pipa: lui è là. Stavolta non rimane in silenzio. Ansioso, sconvolto, deve assolutamente parlare con qualcuno, ha bisogno di raccontare la cosa che lo ha ridotto a quello stato psichico pauroso.
Quando quel passeggero sconosciuto si dice bendisposto ad ascoltarlo, persuaso del fatto che sia naturale e doveroso offrire la propria disponibilità a chi ne ha bisogno, il medico tedesco, in modo confuso e stentato, ammette di essere tormentato proprio dall'interrogativo circa l'obbligo di aiutare chi è in difficoltà. Fino a che punto è doveroso aiutare?
E comincia a raccontare la sua storia, versandosi di tanto in tanto del whisky dalle bottiglie che tiene accanto...

Più tardi nel porto di Napoli, con i nervi a pezzi, come al termine della sua corsa, l'amok gli darà tregua...

Leggi anche