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Autore: 
Irene Némirovsky
Pagine: 
155
Categoria: 
Uno strano gioco

Sylvestre è un uomo povero, scapolo, ormai vecchio. Se ne sta rintanato accanto al focolare, nella sua misera e gelida casa in mezzo ai boschi, godendo delle cose più semplici: un buon vino, un taccuino su cui scribacchia e la sua pipa. Va a caccia, ama il silenzio e la solitudine. Non avrebbe mai creduto che la sua vita sarebbe diventata tanto fiacca, senza amori, né desideri, lui che in gioventù era stato così ambizioso, forte, passionale, amante delle donne. Ma la giovinezza passa, il sangue non arde più e si ha freddo.
Sylvestre, l'uomo dei boschi, così lo prende in giro Colette, la figlia di sua cugina Hélène. Ma lo chiama Silvio, come sempre aveva fatto sua madre...
Silvio è tornato nel suo paese natale, nel centro della provincia francese: terra selvaggia e ricca, con villaggi silenziosi, grandi case sperdute nella campagna, dove il tempo è scandito dall'inesorabile susseguirsi delle stagioni, dove ognuno conta i soldi e non si cura del resto, dove si sa tutto di tutti, ma si finge di non sapere, dove le persone non vogliono essere invidiate, né compatite; vogliono solo starsene tranquille. E dove i contadini, per quanto possano essere ricchi, conducono una vita di sacrifici e duro lavoro, senza godersi alcun piacere, respingendo quasi la felicità. Lì, tutti, borghesi e contadini, quando si tratta della propria famiglia, mostrano uno strano orgoglio, una sorta di solidarietà e fedeltà che li porta a coprire ogni odio perché non ci siano scandali e nessuno sappia nulla, perché sentirsi addosso gli occhi del prossimo è una sofferenza insopportabile.
Silvio non ha mai sopportato questo falso perbenismo ipocrita. Per questo a vent'anni se ne era andato lontano da quella gretta provincia che lo soffocava e annoiava. Il desiderio di cambiare, il giovane sangue caldo lo avevano portato in giro per il mondo: in Congo a fare il funzionario, a Tahiti il commerciante, in Canada a comprare cavalli... ma niente gli aveva dato soddisfazione... E adesso gli sembra di aver percorso inutilmente tanta strada per poi tornare al punto di partenza.
Nessun rimpianto per non essersi mai sposato (anzi, è la sola cosa di cui sia soddisfatto), ma di essersene andato, ; di aver girato il mondo in cerca di fortuna, di non essere rimasto lì dov'era nato a coltivare le sue terre, di aver venduto tutte le proprietà che per generazioni erano state della sua famiglia...sì, queste cose le rimpiangeva. Ma a vent'anni, come ardeva... La giovinezza, la passioneuna fiammata che travolge ogni cosa nel giro di pochi mesi, pochi giorni, a volte poche ore; ma che poi si spegne e non resta che fare il conto dei danni. Ci si scopre insieme a una donna che non si ama più, oppure, come nel suo caso, si finisce in bancarotta.
E ora in paese non è gradito. Sembra vogliano rendergli la vita insopportabile per costringerlo ad andar via, come aveva fatto un tempo. In fondo aveva già preferito altri paesi al suo. Ma lui resiste e affronta questo trattamento ostile, riservato a tutti quelli che, per motivi vari, sono ritenuti indesiderabili.
Come Brigitte, anche lei è un'indesiderata. Bellissima, giovane e sfrontata, per allontanarsi dall'infelicità familiare, ha sposato un vecchio e ricco contadino, lo scaltro e avaro Declos, che Sylvestre conosce bene. E’ lui che ha comprato tutta la sua eredità. Inoltre Brigitte è una bastarda, solo una figlia adottiva, niente di più. Altro valido motivo per non essere accettata da quei provinciali diffidenti che lei disprezza. Si ritroverà vedova e ricca e sposerà il suo giovane amante focoso, Marc Ohnet.
Anche Hélène, ormai donna matura, appena diciassettenne aveva sposato un uomo vecchio e ricco, preferendo un matrimonio senza amore pur di lasciare quella casa in cui non era felice. Suo padre era anziano e malato e la sua matrigna non si prendeva cura di lei. Hélène era la figlia di primo letto e la sua matrigna aveva avuto anche lei, dal primo marito, una figlia, Cécile. Non erano mai riuscite a volersi bene come vere sorelle. Cécile ormai è morta. Non era bella. Sfigurata in volto a causa di un incidente in cui la madre perse la vita, sapeva che la sua sorellastra, più giovane e più bella, non avrebbe avuto le stesse sue difficoltà con gli uomini. Ma sapeva anche che Hélène non era così felice come sembrava e, con una sorta di cupa soddisfazione, pensava: “a ciascuno le sue pene”... Cécile non era riuscita a trovare marito e aveva cresciuto, da sola, una bambina non sua: Brigitte, la bastarda.
Hélène, invece, si è risposata col devoto François Érard, che ha atteso pazientemente rimanesse vedova. François è un uomo timido, sensibile, quasi femmineo. Ligio al dovere, non ama la caccia, né il vino. Hélène e François sono una coppia esemplare, modello perfetto di felicità coniugale, soprattutto per Colette, la maggiore dei quattro figli, in procinto di sposarsi. Perciò Colette sceglie come suo sposo Jean, lo stesso tipo d'uomo di suo padre, il classico bravo ragazzo che ha alle spalle una ricca famiglia borghese molto simile alla sua. Sembrano esserci tutte le premesse per un matrimonio felice e invece... Colette non resisterà all'ardore della passione, al calore del sangue... non riesce ad essere felice con Jean, che poveretto, aveva la faccia da cornuto già il giorno delle sue nozze. Ci si nasce: c'è poco da fare! E' questo che pensa Silvio. Hélène e la sua famiglia gli fanno lo stesso effetto del vino dolce, il Moscato, che il suo palato, avvezzo al Borgogna invecchiato, non è più capace di apprezzare. François, che beve solo acqua, è esattamente il suo opposto. 

Hélène, che col passare degli anni è sempre bella anche se un po' ingrassata, ha conservato quell'incedere risoluto di una donna che non ha mai smarrito la retta via...che non ha mai conosciuto cedimenti. E a Colette, che si dispera per non aver saputo eguagliare l'amore esemplare dei genitori, Silvio ripete con veemenza che nessuno merita un'ammirazione così fervida, così come nessuno merita di essere giudicato in modo troppo sprezzante... o amato con troppo trasporto. E lo pensa davvero Silvio, che in gioventù ha commesso tante follie d'amore da aver perso il diritto di giudicare con severità.

In fondo lui crede che sia il destino a dettare gli eventi della vita, riuscendo talvolta ad allontanarla dalla sua natura autentica. Alla fine tutti nascondono qualcosa e ognuno farà i conti col proprio senso di colpa. Ciascuno a modo suo.

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