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Autore: 
Ferdinando Camon
Pagine: 
124
Categoria: 
La distanza crea prospettiva

Dicunt che da certi scogli sul Pacifico si odono distintamente i suoni che le balene emettono per comunicare tra loro, il canto delle balene, appunto. Esso assume significato nella percezione di chi lo ascolta ed è nell’interpretazione che ne dà l’ascoltatore che si racchiude il significato, la verità del canto.

A Costante non piace la sua famiglia. Non gli piace sua moglie, tanto meno l’analista di sua moglie, nel cui studio si ritrova incastrato per una terapia d’urto e un test alla famiglia. Lei ha raccontato a quel guardone austro-americano ciò che di più intimo esiste in una coppia, i segreti del sesso. Ora che lo sa, Costante si sente tradito e nudo di fronte a quell’uomo che dovrebbe ben sapere che una coppia si costruisce attorno ai propri segreti e che con la violazione di quei segreti, essa si dissolve.
Esattamente questa sensazione di scioglimento-separazione avverte Costante quando in un italiano con forte accento tedesco sente l’analista pronunciare: cafallina, pacco natalizio, treno, tunnel, pirata, tutti i nomignoli segreti della sfera sessuale sua e della sua donna, ma no, non potrà più essere la sua donna, lo ha ingannato; ora è soltanto sua moglie, ma una moglie che non gli piace più!

Gli è costata un milione al mese quella moglie frigida che ha fatto i suoi due bravi figli e poi ha lasciato andare alla deriva il matrimonio. Allora, frustrata e inappagata ha ben pensato di rifugiarsi sul lettino dell’analista per raccontargli come e quando faceva l’amore con suo marito!
Ma-vi-na, questo è il nome che si è affibbiata ai tempi dell’università, un’abbreviazione per Maria Vittoria Narni e un modo per confondere chi la circondava, visto che era sempre insieme alla sua amica e compagna di studi Marina.

Marina è la donna che Costante avrebbe voluto sposare, la moglie mancata, che invece ha finito per sposare un architetto. Ah, se ai tempi dell’università non si fosse lasciato coinvolgere dalla conturbante vitalità e imprevedibilità di Mavina, qualità che tra l’altro avrebbero dovuto fargli prospettare una possibile futura malattia!
Marina già allora sembrava più sana e proprio per questo anche più banale, ma... bella, dolce e soprattutto equilibrata. Peccato che a vent’anni non si ha il coraggio di scegliere una donna pensando a come diventerà; a vent’anni l’uomo è superficiale e sceglie la compagna con lo sguardo rivolto a quel momento, non in prospettiva...

Quando nella seduta apprende che la moglie ha rivelato all'analista tutto il suo kamasutra privato, Costante esce sbalordito e distrutto, e va d'istinto a trovare la vecchia amica Marina. Vuole subito costruirsi un altro segreto, rimpiazzando quello che gli è stato sottratto con l’inganno. Non la vede da vent’anni, ma sa dove abita, cosa fa, con chi sta: in tutti quegli anni ha sentito il bisogno di sostare in macchina fuori la villa di Marina, di tanto in tanto. Lo faceva stare bene.

Il segreto nella vita di una persona è fondamentale quanto la complicità in una coppia. Senza segreti non si può vivere: ogni uomo ha il suo, e come ogni coppia si dissolve venuta meno la complicità della propria intimità, così l’uomo sente svilirsi profondamente senza un segreto: i segreti sono per l’uomo come le radici per l’albero.

Homo homini alienus ancor prima di Homo homini lupus. Estranea prima di egoista è la natura umana: tra due persone permane un'irrimediabile estraneità pur nell'illusione di un’intima conoscenza. Solo nel sogno e nell’illusione è realizzabile l’ideale della conoscenza dell’altro. Un incontro non sarà mai come quello sognato, la realtà disincanta e di fronte alla delusione di un fallimento non rimane che leccarsi le ferite.

Come si fa ad intendersi, se il senso e il valore delle cose dette rispecchia, in qualche modo, il mondo che ha dentro chi le dice, che sicuramente differisce dal mondo interiore di chi ascolta, il quale, dunque, inevitabilmente intenderà scegliendo tra le infinite possibili interpretazioni che il suo mondo gli dipana.
Inoltre, ogni espressione può voler dire tante cose, quindi ne consegue una difficoltosa comprensione in cui è già insita una natura prospettica nutrita dalle intime contraddizioni di cui ciascuno normalmente vive!

Nell’orizzonte aperto del continuo fluire dell’esistenza, cosa davvero interessa all’uomo nella sua disperata ricerca di consensi alle proprie elucubrazioni? Qual è la ragione della sua frenetica passione per la ricerca della verità e del suo senso? Interpretare significa tradurre e tradurre vuol dire attribuire un significato in relazione a schemi personali, dunque è un po’ come tradire la verità originaria, ove mai ce ne fosse una. In uno slancio di arrogante e tracotante titanismo, l’uomo ha creato per l’uomo stesso gli strumenti di valutazione per attribuire significato alle cose, che nonsense!
Cosa c’è dietro le parole? Tutto è prospettiva! La domanda non è “cosa significa?” ma “come lo interpreti?”

Mavina e Marina erano amiche indivisibili ai tempi dell’università. Cosa strana, dopo sposate, non si sono più frequentate. In fondo entrambe avevano seguito l’iter ben segnato per una fanciulla di quel tempo...
Entrambe si erano iscritte alla facoltà di Lettere, una vetrina di future mogli partorienti per giovani universitari. Perché l’Università era l’insieme delle facoltà scientifiche (Ingegneria, Medicina, Biologia, Agraria, Veterinaria) frequentate dai maschietti che puntualmente si recavano a Lettere in cerca di una parthénos da sposare. In questo senso dovevano fare attenzione a star lontani dalle atee, certamente disadattate e men che mai vergini!

Gli stessi professori consideravano le studentesse come figlie da maritare e loro compito era addestrarle ai ruoli per i quali erano nate.
Insomma Lettere rappresentava una finta facoltà nella quale venivano allevate e custodite future spose per professionisti e scienziati, costrette dentro a ruoli che diventavano prigioni, che non andavano oltre la propria realtà fisica e sessuale...
Le donne erano destinate alla famiglia e ai figli e tutt’al più avevano diritto a scegliere il colore  delle piastrelle, delle tende e delle pareti.

Perfino l’ingresso della facoltà di Lettere sembrava fatto apposta per assolvere il preciso compito che aveva: un atrio molto luminoso, una grande porta a vetri e tre gradini fungevano da passerella e proprio in fondo all’atrio una lunga panca su cui sedevano studenti delle facoltà scientifiche, come a godersi la sfilata che metteva in bella mostra le ragazze.
Costante era stato seduto su quella panca e Mavina e Marina avevano sfilato su quella passerella.

Mona Lisa Smile di Mike Newell

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