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Autore: 
Elizabeth Smart
Pagine: 
136
Categoria: 
Difendi i punti e virgola

Non ho niente da dire. Ma il bisogno di dirlo continua a tormentarmi.

Sei forse un’amica, sergente maggiore Coscienza, tu che insisti caparbia a stare al passo con il vero, il vero che un tempo conoscevi, e non con le fantasiose possibilità che turbinarono davanti alla tua mente nell’attimo in cui il lampo illuminò ogni cosa?

Adesso ho paura della morte; la trovo seduta accanto a me a tutte le cene. “Salve, cara”, le dico, sforzandomi di mostrarmi coraggiosa, elegante riservata, cercando di sorridere come quel ragazzo spartano che, mentre la volpe dilaniava i suoi intestini, diceva: “Non è nulla! Non fa male! Non fateci caso! Per favore continuiamo pure la nostra conversazione!”.

Generazioni e generazioni transitano in una lunga coda attraverso giorni tutti uguali. Sono riluttante a vedere il futuro come un lotto di terreno che si stende tetro davanti a noi, diviso in tanti orticelli già precedentemente assegnati a ciascuno.

Guarda come la natura rende terapeuticamente indistinte tutte le immagini. Guarda come le donne gravide si muovono in modo lento e solenne, quasi stessero recandosi deliberatamente verso il Giudizio Finale sicure di ottenere buoni voti.

Di notte l’oppressione della prigionia e l’impotenza fanno vacillare il mio cervello e vengo presa da vertigini e svenimenti. I ratti e i conigli muoiono per colpa dell’indecisione qualora un esperimento li costringa a scegliere fra due percorsi: perché non dovrei morire anch’io a causa di problemi senza soluzione?

Ostentando un sorriso di convenienza, i desideri informi e denutriti, affamati, maltrattati, sono costretti a piegarsi ad incredibili riverenze. Nemmeno una lacrima: poiché sono passati ormai molti anni da quel sentimentale se-ti-volti-indietro-ti-trasformerai-in-una-statua-di-sale.

La verità è come uno scomodo compagno di letto: ha ginocchia ossute, i denti sporgenti e non attira baci. Lasciati lusingare. Questo non è il momento di stare seduta da sola in una stanza a mangiare prugne, leggere Kierkegaard e rimuginare sui tuoi guai.

Non hai dei sospetti? Tutti quei cruciverba non ti hanno fornito l’indizio per scoprire quella legge che si infiltra dappertutto, più grossa dei cavi del telefono, attraverso tutto ciò che fai? Guarda quella signora come lascia fiduciosa un cocktail party per entrare in metropolitana e si siede indifferente fra le luci sgarbate e il rombo delle macchine!

Sii più esplicita con queste persone. Che senso ha fare polemici giri di parole senza sferrare l’attacco decisivo? Lascia le sciocchezze a piè di pagine e vieni al sodo.

Eccola, eccola lassù che rabbrividisce sopra un ramo, rannicchiata in posizioni che non le possono dare sollievo. Dopo che si è ritratta per sottrarsi alle raffiche della vita, come può aprirsi per accettare il rimedio?

Se tutto quanto deve essere sepolto, se tutto deve semplicemente essere vissuto, la vita diventa una specie di bagno tiepido, o peggio.

In ogni modo, scende la notte. Provo gratitudine per questi ritornelli regolari. Anche il ritorno del dolore è impostato su un modello rassicurante.

E’ un errore sforzarsi di ESSERE: brava, gentile, piena di buon senso? Forse essere è impossibile quanto fare. Essere e fare: linee parallele che non possono incontrarsi.

Il corpo, quel deteriorabile strumento attraverso il quale tutte le funzioni e tutte le visioni sono costrette a passare per uscire! Assalito dal freddo, dal caldo, dalla fame, dalla stanchezza, dalla pesantezza. Che difficoltà trattarlo bene, farlo funzionare, tenerlo fresco e pulito, perdonargli il decadimento. E’ solo il corpo! Non bisogna fraintenderlo.

Qual è l’argomento? Qual è lo scopo? Manca una storia, mancano i personaggi, non ci sono ricordi di persone, cose, luoghi.

La felicità non è geometrica, ma fluisce da qualunque lato si volga lo sguardo.

[momenti chiave del testo liberamente selezionati]

Video tratto da Il posto delle fragole (Smultronstället), film diretto da Ingmar Bergman nel 1957

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