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Autore: 
Matilde Serao
Pagine: 
94
Categoria: 
La tentazione di essere virtuose

Questo non è un romanzo, ma un piccolo trattato comportamentale, una forma letteraria molto in voga nell'editoria degli anni post unitari e fino ai primi decenni del Novecento, anni in cui la smania di formazione porta a una massiccia produzione di Galatei, accolti con grande fervore da un pubblico desideroso di punti di riferimento per una nazione nascente. 
Il titolo è ispirato a uno dei capitoli del Saper vivere - Norme di buona creanza, in cui Matilde Serao, con una personalissima impronta, tra il serio e il faceto, dispensa consigli utili e dettagliati con particolare riferimento alla condotta delle signorine. Diventa subito una vera e propria guida con le istruzioni da seguire per evitare errori di comportamento e affrontare con decoro situazioni e occasioni di varia natura: dal matrimonio al viaggio, da eventi mondani alla scelta dei regali di Natale; su tutto si forniscono preziosi e raffinati consigli.

Viene ristampato più volte in seguito al grande successo della prima edizione, pubblicata come strenna per l'anno 1900 e riservata agli abbonati del giornale Il Mattino di Napoli.
Ma l'importanza reale del Saper vivere sta soprattutto nella testimonianza dei costumi e delle abitudini di un'Italia divenuta nazione solo da un quarantennio e che si ritrova a fare i conti con le difficoltà di una modernità problematica, incerta e contraddittoria. Ancor più perché si tratta di un'analisi puntuale e appassionata, a cui la Serao non risparmia la sua verve giornalistica e il suo eccezionale spirito di osservazione, tipico di chi considera il giornalismo la forma di comunicazione per eccellenza. Sì, perché la Serao fu scrittrice, ma anche e soprattutto eccelsa giornalista, prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano, Il Mattino prima (col marito Edoardo Scarfoglio) e Il Giorno poi (che diresse fino alla morte).

Curiosa è la scelta dello pseudonimo Gibus con cui Matilde Serao firmava alcuni articoli e testi, lo stesso nomignolo con cui pubblicò il suo Galateo. Gibus è il nome di un cappello a cilindro (e del suo inventore francese) facilmente ripiegabile che si usava in Francia; grazie a delle molle di acciaio tornava perfettamente in forma, dopo essere stato schiacciato verticalmente. Lo scatto delle molle consentiva l'appiattimento del cilindro così da riporlo in ambienti piccoli o portarlo sotto il braccio quando non indossato.
Perché Gibus? Certo il cappello a cilindro sul finire dell'Ottocento è associato al ceto alto e fa venire subito in mente il contesto sociale a cui la Serao si rivolgeva con i suoi consigli sul saper vivere, ma il motivo della scelta potrebbe anche alludere alla sua sensazione, probabilmente provata non di rado in quegli anni, di essere schiacciata per essere riposta in un angolo? Certamente in una società conservatrice dominata incondizionatamente dal potere maschile, la Signora del Mattino dovette scontrarsi più volte con un contesto sociale e politico a lei poco favorevole, per dimostrare con coraggio e determinazione come per una donna fosse possibile anche ricoprire ruoli di responsabilità. Le riuscì perfettamente l'impresa: seppe imporsi e affermarsi diventando una presenza di indiscussa autorevolezza a Napoli (e non solo) negli anni fra Ottocento e Novecento, quando le donne in Italia non avevano ancora i diritti civili. Dignità, libertà di opinione e coraggio delle idee hanno sempre contraddistinto il modus operandi della giornalista e della scrittrice Matilde Serao. Chapeau!

Le donne possono fumare? Norme di buona creanza è la pubblicazione di alcuni capitoli del Saper vivere, di cui tratta solo alcuni argomenti: il fidanzamento, il dono, la sigaretta, gli obblighi mondani in occasione di pranzi e cene con tutte le regole fondamentali di comportamento. L'ironia nel modo di elargire utili consigli e ricercati suggerimenti, talvolta ingenui, garbati e delicati, fa sì che un genere pedante come il Galateo possa diventare una lettura piacevole e divertente: non solo semplici regole di bon ton, buttate lì in un elenco arido da tenere a mente e mettere in pratica all'occorrenza, ma una vera e propria filosofia di vita espressa con genialità, sensibilità e spesso anche con un pizzico di malizia che mai guasta! 

Il grande vincolo. Il fidanzamento
L'unico fidanzamento degno di considerazione è quello che non ha regole: il fidanzamento d'amore, il più intimo, sentimentale, quello di due che si vogliono bene intensamente e giurano di appartenersi. Questo fidanzamento è un affare di cuore a cui nulla può servire indicarne le modalità: l'amore non segue consigli, non conosce influenze, non accetta condizioni.
È quando il fidanzamento si formalizza e diventa ufficiale che necessita di norme da rispettare, in considerazione del fatto che viene stabilita la data del matrimonio. Il giovane innamorato chiede ai futuri suoceri la mano della fanciulla ed è automaticamente accettato, ammesso in casa: può farle la corte ufficialmente.
Ma come sono cambiate le cose: adesso, appena un giovanotto diventa fidanzato ufficiale può andare ogni volta che vuole a casa della sua futura sposa! E poi l'accompagna ovunque, a messa, a teatro, alle feste, talvolta sedendo addirittura accanto a lei, insomma, diventa la sua ombra. Ora "i fidanzati sono abituati a spadroneggiare in casa delle fidanzate", come se i genitori della signorina temessero a tal punto di non maritare la loro figlia che, trovato un fidanzato, non vogliono lasciarselo scappare! E non capiscono che questa convivenza esagerata e prolungata e questa eccessiva intimità non portano a niente di buono. Anzi, sono proprio questi i motivi per cui bisogna rammaricarsi dei fidanzamenti moderni: non sono più quelli di una volta, affettuosi, sì, ma riservati! Sono, purtroppo, la prova del fuoco in cui, talvolta, il matrimonio si liquefa!
Una volta c'era più severità ed era meglio: le passioni erano sempre ardenti, ma più caste e rispettose. Insomma, questo è l'accalorato consiglio per i genitori e le future mogli: è desiderabile che le piccole gioie dell'intimità e la poesia dello stare insieme tante ore vengano dopo il matrimonio, non prima!
Il fidanzamento ufficiale comporta tanti diritti e tanti doveri: sono sufficienti per il fidanzato due o tre visite a settimana (come una volta, il giovedì e la domenica), sempre in presenza dei genitori in casa. Mai sedersi accanto a lei, per non creare troppa familiarità; la domenica a messa, può recarsi nella stessa chiesa, ma deve stare a distanza; a teatro, non nello stesso palco; feste e balli: sarebbe meglio che una signorina fidanzata non vi partecipasse! Anche il fidanzato dovrebbe fare una vita raccolta, senza farsi vedere troppo in giro, nei caffè e nei ristoranti alla moda. Più il matrimonio si avvicina, più è possibile uscire insieme, ma sempre con moderazione e per le necessità dell'evento: per cercare casa, scegliere i mobili, comprare vestiti. Darsi del tu? Diventa possibile solo a un certo punto del fidanzamento ufficiale, quando cresce l'affetto, ma in presenza di altre persone, meglio darsi del voi!

La sigaretta: le donne possono, debbono fumare?
Domanda oziosa, inutile, spropositata, non a passo coi tempi, di fronte al fatto che molte signore e signorine fumano. La sigaretta, articolo solo per uomini è considerazione obsoleta! Ormai le donne si dedicano a tanti esercizi maschili, perché porsi la domanda sulla possibilità di fumare? Basta non fumare tanto! In fondo il fumo fa male alla bocca e ai denti (delle donne), compromette il sorriso (della donna) e immaginare una donna con l'alito che odora di fumo quando bacia, no, proprio non sarebbe accettabile! Ne perderebbe in fascino e seduzione. Per l'uomo non è così grave: anche in una conversazione, guai a disturbare l'olfatto dell'interlocutore maschio!
Comunque una donna che fuma può avere anche un aspetto grazioso; talvolta dipende dal carattere: una donna allegra, serena, spensierata può essere addirittura gradevole, mentre una donna formosa, o triste e malinconica, certamente si renderebbe ridicola con una sigaretta tra le labbra!
Insomma basta non esagerare per le signore che hanno già cominciato; il consiglio da dare alle signorine è non fumare, ma tanto non lo prenderanno in considerazione!
In fin dei conti "in una gaia brigata, una signora può fumare una sigaretta senza che la poesia della sua immagine ne sia offuscata".
Addirittura mariti e amanti dovrebbero insegnare a fumare alle loro donne, per un proprio tornaconto, perché la sigaretta è un sicuro calmante dei nervi femminili: gli uomini ne trarrebbero un grande beneficio!

Lieta mensa
Il pranzo come forma di convivenza sociale richiede il rispetto di regole diverse, a seconda che si tratti di grandi pranzi, pranzi di mezza cerimonia o pranzi intimi.
Nelle regioni settentrionali, soprattutto nei grandi centri mondani di Torino e Milano, questa forma così attraente di riunione è molto praticata, molto alla moda, specie nell'alta società e nella grande borghesia, dal pranzo di alta etichetta a quello intimo.
Man mano che si scende verso l'Italia centrale, questa consuetudine così bella diminuisce, fino quasi a sparire al sud. A Napoli, quasi non esiste più! Un tempo nella grande vita mondana napoletana, questa forma di ospitalità era molto in voga: pranzi perfetti, eleganti, sontuosi e squisiti; certo, solo nella ristretta cerchia dei nobili! Ma adesso, quelle stesse persone, gente ricca, con una bella casa, servitù, argenterie, porcellane, cristallerie, non pensano più ad organizzare pranzi, anche solo per stare in compagnia, per non annoiarsi, non avendo niente da fare! Colpa della pigrizia o dell'avarizia? Forse entrambe! Certo è che oggi le signore non vogliono fastidi a casa (tutt'al più un grande pranzo lo si organizza in un grande albergo) e poi tutto il lusso tendono a concentrarlo solo nelle toilettes, come molti uomini ricchi solo nei cavalli.
Per un grande pranzo è necessario un invito scritto: cartoncino elegante, stampa elegante coi nomi dei padroni di casa (sempre prima il nome del padrone). In fondo, la stampa delle lettere r.s.v.p. (résponse, s'il vous plait): poiché i posti sono stabiliti ai grandi pranzi, l'invitato impossibilitato a partecipare è tenuto a farlo sapere quanto prima. Considerando che l'invito deve essere spedito almeno quindici giorni prima (non è consentito meno di otto), ce n'è di tempo per declinarlo senza fare gaffe! A mano si scrive il nome dell'invitato. Non è necessario indicare come vestirsi: solo un cafone non sa come vestirsi a un grande pranzo
Almeno mezz'ora prima dell'ora stabilita per l'inizio, in salone i padroni di casa devono essere pronti per eventuali invitati in anticipo (mai arrivare più di dieci, quindici minuti prima, né in ritardo, mai... meglio rinunciare, anche all'ultimo momento, scusandosi con un telegramma straziante). La signora indosserà il suo vestito da pranzo più elegante, con strascico lungo e un generoso décolleté; esibirà tanti gioielli importanti. Lui, marsina e cravatta bianca. I posti sono assegnati in base all'importanza degli invitati: la padrona di casa avrà alla sua destra e alla sua sinistra i personaggi di maggiore rilievo; idem per il padrone di casa, quindi: più una signora sarà seduta lontano da lui, meno importante sarà. Grande finezza, questa, per non sbagliare nella valutazione dell'importanza di una signora. Finito il pranzo la padrona va verso il salone sotto braccio del suo cavaliere. Non si fuma; chi fuma va in una stanza appositamente adibita. 
Per un pranzo di mezza cerimonia è sufficiente mandare l'invito otto giorni prima. Non è necessario il cartoncino stampato, basta un invito scritto a mano dalla padrona di casa, che invita sempre a nome del marito. Il pranzo di mezza cerimonia è più breve e più divertente, meno sontuoso, ma più raffinato: si deve vedere che la signora si è occupata personalmente del menù, dei fiori e dell'addobbo della tavola. Rispetto al grande pranzo, per la signora l'abito è meno scollato, lo strascico meno lungo, i gioielli meno ricchi. Il padrone di casa indosserà sempre la marsina, ma non la cravatta bianca; da maggio in poi può indossare lo smoking e il panciotto bianco.
Nei pranzi di mezza cerimonia è concesso agli invitati anche un piccolo ritardo, che può prolungarsi fino a mezz'ora. La padrona di casa nell'attesa intavolerà una conversazione con gli invitati puntuali e impazienti. A questi pranzi gli ospiti più graditi sono donne e uomini di spirito, perché sono benaccette conversazioni allegre e vivaci. Proprio per questo si fa attenzione a non mettere seduti vicini "le coppie d'innamorati che sono odiosi in società, perché s'isolano dalla conversazione, per tubare o per litigare". I vini vanno scelti con cura e devono essere abbondanti. Finito il pranzo si passa in salone; anche qui l'atmosfera è più familiare: è concessa un po' di musica e finanche flirtare! Insomma è possibile trascorrere una piacevole serata, cosa che mai accade nei banali pranzi di grande cerimonia, solitamente un po' freddi e privi di sostanza.
Nell'organizzazione di un pranzo bisogna sempre curare i particolari: biancheria, argenteria, porcellane, cristalli e fiori; stanza calda d'inverno e fresca d'estate; sedie comode e sgabello sotto i piedi delle signore; servitù attenta, garbata e discreta. Dell'antipasto come del dessert deve occuparsene personalmente la padrona di casa che normalmente, durante un pranzo o una colazione, non entra in cucina, le è sufficiente conferire col cuoco.
Un antipasto abbondante e immaginoso è la garanzia di una colazione ben riuscita. Piattini attraenti che fanno gioire anche i meno golosi: pesciolini vari con e senza salse, caviale, gamberetti, aringhe, sardine, acciughe francesi, inglesi e russe, legumi e verdure. Le più svariate insalatine: di rape e barbabietole, di radici di sedano, di cetrioli freschi, di pomodori tagliati sottili con un po' di cipollina, condite con olio e aceto, con maionese o con olio e limone. Per un buon antipasto sono sufficienti sette o otto piattini diversi, sempre accompagnati da riccioli di burro che aiutano a digerire ogni tipo di alimento.
Un menù tipico di un grande pranzo include, in media, sei portate (che si possono ridurre o aumentare non di molto): una zuppa leggera dopo le ostriche, un pesce bollito, un piatto leggero di carne, una verdura, un arrosto importante, gelato e pasticcini, frutta varia e abbondante, biscotti o bonbons.
I vini non sono tenuti a tavola, devono essere versati dalle bottiglie originali e serviti dai camerieri che ne devono dire anche il nome: bianco per zuppa e pesce, due rossi per le restanti portate, un vino italiano o spagnolo da servire col gelato, lo champagne con la frutta e i dolcetti.
Ogni pranzo per essere chic deve avere una primizia, qualcosa di esotico, di mai visto e mai assaggiato. Il caffè si serve coi liquori in salotto, mai a tavola. È possibile fumare in presenza della padrona di casa solo se si è tra amici e se la signora lo permette; se no si va in un'altra stanza per accendere una sigaretta, comunque dopo il pranzo.
Mai rinunciare alla frutta, il vero lusso di cui proprio non può privarsi un buon pranzo: è costosa, ma fondamentale ed è anche salutare.
È possibile notare un cambiamento rispetto agli anni passati anche nel numero delle pietanze da servire durante un pranzo. Tant'è che si può individuare un nuovo menù all'insegna della modernità rispondente al motto meno quantità, più qualità: pranzi più semplici con meno portate, ma più squisite. E poi un ricco dessert salverebbe qualunque pranzo mediocre!

Dallo spagnolo criar (crescere, allevare bene), la creanza è l'educazione acquisita nella crescita durante il percorso formativo. La buona creanza è l'insieme delle forme da seguire per una buona educazione, per non essere screanzàto.
Una norma di buona creanza a tavola prevede anche che i commensali lascino sempre un piccolo residuo della pietanza nel piatto per far vedere che non solo è stata gradita, ma era anche abbondante. Infatti sempre secondo il bon ton pulire bene il piatto indica che la pietanza era scarsa e lasciare molti avanzi può indicare che il piatto non è stato gradito. Ecco allora il cosiddetto muorz ra crianz per mostrare di aver gradito e sembrare sazi e soddisfatti.
Sarebbe bello e auspicabile, al pari del nuovo menù della Serao, una regola moderna del Galateo che consentisse di poter spazzolare il piatto (lasciando perdere o muorz ra crianza), senza sembrare insoddisfatti e soprattutto sarebbe appetibile non rinunciare al piacere della scarpetta (ritenuta poco elegante), senza apparire, per questo, screanzàto!

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