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Autore: 
Carmen Covito
Pagine: 
155
Categoria: 
Che Iside t’accompagni

Credere nel domani è normale e giusto, ma nel non crederci troppo sta la vera saggezza.

Ha due mariti e tre figli, nessuno dei quali è suo. In realtà quello in più è l’amico greco del marito, quello che i bambini chiamano zio Lucio. Nella Pompei del 63 d.C le cose funzionano così. Tirrena Vibia, figlia di Numerio, si lascia conoscere grazie a quel che resta di un diario che ricostruisce le avventure di una donna sempre in movimento, con progetti e idee decisamente contro corrente per quell’epoca.

Il padre è un artigiano copista che edita programmi e libretti per il teatro; gestisce anche un emporio di tavolette cerate in centro. Tirrena, a causa del terremoto che l’anno precedente le ha distrutto casa, è tornata sotto al tetto paterno, in una dimora che ospita altri familiari e liberti: c’è Gennara, la concubina del padre e la loro figlia Corinna, poi c’è la bambinaia, il copista anziano con moglie e figli; in tutto una ventina di persone, effettivamente un casino!

Gennara, che a rigore è ancora una schiava (di conseguenza lo è anche la sorellastra), ha un doppio incarico nella gestione familiare: oltre a essere l’addetta ufficiale a piangere miseria, è quella che custodisce tutte le chiavi della casa. Nell’economia domestica delle donne del padre, Tirrena è la filosofa sprovveduta che insegna letteratura e filosofia a poche signorine di buona famiglia. Ovviamente collabora anche all’impresa del padre, ma il suo sogno più grande è quello di costruire e guidare un'Accademia tutta al Femminile.

Il rappresentante più autorevole del ramo materno è la zia Plotilla, una donna sotto i riflettori politici che durante le campagne elettorali le affibbia sempre lavoretti da galoppina. Infatti, con le elezioni alle porte, manda a chiamare proprio lei per affidarle un incarico importante.
Vuole che organizzi una festa a casa sua per un centinaio di persone: uno spettacolo indimenticabile, ma non frivolo, una roba di classe con tanto di declamazioni poetiche; il tutto senza dimenticare di includere come momento clou della serata un componimento dell’Imperatore, Claudio Nerone Germanico eccetera, eccetera, che gli Dei lo proteggano; si fa per dire, ma guai a non dire tutti i Suoi Nomi!

Con la scusa di dover riflettere sull’impegnativa richiesta della zia, le sgraffigna la tessera per le terme di Decidia: una sauna rilassante con vista mare e un trattamento cosmetico completo sono quello che ci vuole per imbarcarsi a meditare.

Ai bagni di Decidia oltre a lei c’è solo una Forestiera. A un certo punto nella sala massaggi fa irruzione la proprietaria delle terme insieme a un’amica, tutte e due tintinnanti di catenelle. Annunciano trepidanti che Poppea, la seconda moglie di Nerone, è stata appena nominata Augusta.

La Straniera, stupita che non sappiano già il fatto, aggiunge che l’Imperatore ha già proclamato l’estensione del titolo anche alla figlia Claudia; quella splendida creatura che lei conosce di persona e alla cui nascita ha pure assistito! Per quest’evento ci sarebbero state celebrazioni pure a Pompei, volute dall’Imperatore stesso, Il Glorioso, eccetera, eccetera, che non si sa mai

Quando si tratta dell’imperatrice, le pompeiane di basso ceto perdono subito la testa.
Notizie di prima mano sulla vita imperiale meritano una guantiera di pastarelle e del vino speziato.
Tirrena, stanca di pettegolezzi e lustrini, si avvia verso l’uscita infagottata nel suo mantello con la tracolla piena di libri, quando l’aristocratica Signora Romana l’agguanta: tu sei un’intellettuale, vero? Una Donna Nuova?

Tirrena si meraviglia di scoprire che non ha una schiavetta al seguito. Rubria (con questo nome si presenta la patrizia venuta da Roma), viaggia leggera, quindi merita la sua considerazione, anche se è strano che una donna così sofisticata da non aver bisogno nemmeno di un cognome, si sia attaccata come una piovra alla comune figlia di un libraio e che le abbia chiesto, in confidenza, dove poteva trovare in città un bagno misto, terme frequentate anche da uomini...

Ad ogni modo Tirrena la valuta degna di sapere qualche tassello della sua biografia.

Quand’era bambina se ne stava per ore, incantata, a guardare il padre mentre dettava i testi ai copisti e si sentiva in colpa per il minimo borbottio della pancia che andava a spezzare il ritmo del lavoro, la cadenza di quel tempo da trascrivere… Era stata data in sposa all’età di tredici anni, aveva divorziato dopo un aborto; poi, costretta a un secondo matrimonio dal padre, aveva scelto un amico d’infanzia, un pittore. I figli che sta crescendo sono dei trovatelli, gli incidenti di percorso di qualche peripatetica.

Ruzzolando insieme fra i ponteggi dei lavori post-terremoto e i torsoli dei cavoli combinati insieme a quel che resta dei marciapiedi del Foro, si imbattono in un poeta pompeiano, noto anche alla corte imperiale, che riconosce in Rubria una delle Sei Vergini consacrate a tenere sempre acceso il fuoco di Vesta (e a garantire così l’esistenza di Roma). La sua identità è svelata: Rubria è una Vestale, anche se dimissionaria.

Tirrena ignorava fino a quel momento il fatto che si potesse svestire quel ruolo, seppur dopo trent’anni di servizio. Perché poi rinunciare a tutti quei privilegi che quell’incarico garantisce, primo fra tutti l’emancipazione giuridica immediata, quando lei invece ha dovuto aspettare di avere il terzo figlio registrato a suo nome per potersi sganciarsi dalla tutela paterna e maritale?

In tutto questo deve darsi una mossa a organizzare la festa per la zia. Ci sono troppi avvenimenti da celebrare in simultanea, che strana convergenza.
In effetti Rubria è stata mandata a Pompei, la città della Venere Fisica, dall’Altissimo Adultero l’Imperatore, proprio per risolvere un problemino fisico non indifferente per il quale né gli impacchi aromatici, né il latte di asina sono serviti: tutti i rimedi indicati nella Natura della donna di Ippocrate sono risultati inefficaci.

Quando passi quasi tutta la vita, come Rubria, a pensare che se un maschio ti tocca rimani stecchita, è difficile convincere il proprio corpo a collaborare, ad autorizzare gli scavi sotterranei, per quanto l’amore bussi con tanta convinzione a quella porta apparentemente blindata!
Rubria ha perciò bisogno che Tirrena si consulti per conto suo con la Sacerdotessa di Venere. Tirrena invece teme che accettando una missione così ad alto rischio di deflagrazione, perderà la reputazione che si è faticosamente guadagnata fra i concittadini, di donna integerrima e distaccata, che pensa all’Uomo, ma solo in Generale, come ogni buon Filosofo è tenuto a fare.

La sera infatti ha sempre l’abitudine di farsi un esame di coscienza, rivolgendosi direttamente a Epicuro: chiede scusa se è stata troppo irascibile o invidiosa, se ha fatto intrighi o se si è fatta raggiungere da preoccupazioni inutili.

D’altronde anche gli Epicurei hanno sogni nel cassetto e se s’ha da organizzare una festa per il partito dei Poppei, o s’ha da aiutare Rubria con quel suo intralcio ginecologico, Tirrena, volente o nolente, non può farsi venire crisi stoiche, deve dare prova di pragmatismo mirando al suo Superiore Fine di raccogliere fondi e consensi per l’Accademia.

Il Trionfo di Venere sarà il tema della festa: tiè! Sul tema di chi mette che cosa in quale posto a chi, sono possibili diverse opzioni: il giro delle peggiori fattucchiere vesuviane, le visite ai lupanari, danze sfrenate, tutti i rituali indicati nei Medicamenti per l’estetica femminile di Ovidio e ovviamente l’Invocazione:

Tu, Signora di tutti gli elementi,
Tu principio dei secoli,
Iside, Regina degli Dei,
Tu, la Scandalosa, Tu, la Magnifica,
Onore del sesso femminile,
Tu che vuoi che le donne si uniscano agli uomini,
Tu che hai reso il potere delle donne uguale a quello degli uomini...

Respiro di Emanuele Crialese. Musica: Nestor's Saga di John Surman

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