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Autore: 
Ennio Flaiano
Pagine: 
169
Categoria: 
Per essere un cane ragiona e cucina divinamente

E’ un giovedì d’agosto degli anni ‘60. Giorgio Fabro, uno sceneggiatore sui quarant’anni con l’aria stanca che hanno “gli altri”, è da poco atterrato a New York. Il suo ottimismo si è subito mischiato all’odore di nafta dell’areoporto.

Compra un quaderno con l’idea di tenere un diario: niente di intimo o esistenziale, ma un semplice diario di lavoro per annotarci tutto quanto gli viene in mente di interessante per il film.  Dovrà ambientarsi, lascarsi vivere, osservare e conoscere gente.

Florence Baker lo raggiunge subito in albergo. Sarà la sua assistente, a sua completa disposizione, lo seguirà durante tutto il progetto, taccuino, macchina di scrivere, varie ed eventuali. E’ professionale, pulita, desiderabile e single. Ha un cocker spaniel di nome Melampus. Ha capito subito che Giorgio è un pigro dal carattere mutevole e dalle conseguenze romanzesche. Ha bisogno di un giorno di riposo, poi c’è il week-end di mezzo, si rivedranno il lunedì successivo.

Con tre giorni d’avanti da vivere in solitudine, Giorgio decide di andare a teatro.
Il problema è: quale? La massa di proposte gli accresce la nausea dell’informazione totale, tipica della vita moderna.
Se pure si riuscisse a fare come gli eremiti di un tempo, che si dedicavano alla lettura di un solo libro, il problema sarebbe: quale libro? Quale scelta?
Sul punto di rinunciarci, nota l’indirizzo di un teatrino di psicodramma fuori Broadway. La realtà supera le sue aspettative, si trova inizialmente solo in una platea piccola e buia. L’organizzatore della serata conta proprio su di lui perché lo spettacolo avvenga.
Ah, taliano”, dice, pensando in sequenza: un fiasco di vino, amori disordinati, bel canto e cucina familiare.

Arrivano quindici spettatori, anzi, quindici attori. Qualcosa prima o poi succede. Qualcosa succederà perchè l’eroe moderno se è vittima di qualcosa, è vittima della consapevolezza di essere il frutto delle sue proprie inibizioni, combatte contro serpenti domestici che lo seguono dappertutto e non sa nemmeno se riuscendo a liberarsene sarebbe felice, e se invece i serpenti non sono la sua ragione di vita… e siccome la sconfitta gli piace tanto, continua a collezionare francobolli con l’imprecisata convinzione di poter bollare e spedire altrove il proprio malessere, che però torna sempre indietro con la dicitura “indirizzo sconosciuto”.

A rompere la vana attesa, una ragazza vuole raccontare il suo “dramma”. E’ Liza Baldwin. Quest’incontro non è un semplice effetto del caso.
L’amore non è come quell’esperimento condotto da quei due universitari (di cui Giorgio ha sentito parlare) che hanno distribuito fra i compagni un questionario sui loro gusti e preferenze, inserito questi dati in un computer che a sua volta ha loro proposto degli abbinamenti “d’amore”. Ciascuno con la sua anima gemella, che ha visitato le stesse isole greche, letto Joyce e sognato sulle note del Clair de Lune di Debussy.

Il ceto medio è triste perchè crede solo nei risultati.
Il pubblico americano ride a intervalli prevedibili, di una risata rotonda e compatta.
Oscuri presentimenti di noia gli vengono provocati dall’affannarsi degli altri: i santuari del jazz, il vagabondare in Chinatown, l’inspiegabile mania di raccogliere scatolette di fiammiferi in bar e ristoranti.

Lo sceneggiatore è ormai legato alla bassezza dei suoi personaggi. Vizi e disastri rappresentano l’unica chance artistica possibile, si spera sempre nell’Italian Touch che tutto assolve, ma quello che ha scritto è già in dubbio, comincia a scricchiolare. La risposta del produttore è infatti negativa. La sua storia è senza speranza e il pubblico deve continuare a vivere, e soprattutto a consumare.

Ora è libero di tornare in Italia. Decide invece di restare. Ha denaro a sufficienza per concedersi qualche mese di “respiro”. Vuole dedicarsi a mettere insieme certi suoi racconti e scriverne altri.
Melampus, da quando Florence gliel’ha lasciato, si chiama Melampo. Gli tiene compagnia e anche il tabaccaio della 86th Street ormai lo riconosce. Comincia a scrivere versi, per fortuna pessimi.      

Quando uno crede di aver capito New York e di averla “coperta” con l’ironia, si ritorna alla casella di partenza. Terra di tutti e di nessuno, così realistica da sembrare surreale, così magnanima con chi vomita dal tavolo accanto e si alza impassibile, ma non con gli intellettuali in crisi la cui lettura preferita è il dizionario di sinonimi e contrari.

Forse è il caso di liberarsi di Melampo, tornare in Europa e chiedere a un giornale di essere inviato corrispondente in qualche paese.
Un calcolatore sul marciapiede con mezzo dollaro butta fuori delle schede con degli apprezzamenti precisi sul carattere. La prima dice: “You must be less impulsive”.

Melampo non ha pedigree e non è facile venderlo. Un amico gli telefona dicendogli che una certa Signora Baldwin è interessata al cane, ne ha uno della stessa razza, femmina; vuole farli conoscere per vedere se vanno “d’accordo”.

La donna che arriva in Central Park con un vecchio cabriolet è Liza Baldwin. L’ha riconosciuta subito; è la stessa ragazza svagata e vivace vista durante quella noiosa serata a teatro qualche mese prima. E’ di famiglia ricca, ha studiato arte e decorazione, ma senza un vero talento. Ha una bellezza che allude a una depravazione innocente e tanti viaggi strampalati nelle linee del linguaggio. Racconta tutto di se stessa, in fretta. Vorrebbe scrivere, ma conosce solo se stessa e si trova insignificante.

Melampo è il nome del cane in Pinocchio che si mette d’accordo con le faine per farle entrare nel pollaio. Melampo è un mitico veggente greco che aveva il dono di comprendere la voce degli animali. Melampo è anche il nome del cane nella Lolita di Nabokov.

Di colpo tutto nella mente di Giorgio si riassume nelle parole di Paul Valéry: “La nobiltà è una proprietà mistica dello sperma”.
Partirà fra un’altra settimana. No, partirà il giorno seguente. Un cartello nel taxi gli dice: Cheer up! Things could be worst.

Per Giorgio l’unico modo di vivere senza cadere è commettendo errori e chiudersi in un amore definitivo è per lui qualcosa di sub-umano. Lei è insolente e informe, una giovinezza che ha qualcosa di losco, che mette paura. Liza vuole scappare dal suo mondo fatto di cose, occasioni e giudizi su tutto. Ha già capito (come i cani sentono il terremoto) che è necessario rendere i rapporti più semplici, assoluti, animali. L’adorazione per questo italiano che ha fatto del restare vago il perno della sua filosofia rappresenta per lei un modo per scappare da una realtà che l’intelligenza ha fallito nel coordinare e che l’istinto forse può rendere meno scomoda.

Oh, città di occasioni e di pompieri! Never ask for directions!

Video tratto dal film Manhattan di Woody Allen

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