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Autore: 
Giuseppe Ferrandino
Pagine: 
144
Categoria: 
Inaspettato Viaggio Alter-nativo

Chi siamo nell’immagine riflessa allo specchio che ci sta di fronte? Ciò che sentiamo di essere? E gli altri cosa vedono in noi?

Pericle Scalzone è un soldato della camorra, trentotto anni, grassoccio e brizzolato. Ne aveva una trentina di anni quando ha cominciato a lavorare per il suo padrone, Luigino Pizza, boss di Forcella.
Lo chiamano Pizza perché è proprietario di diverse pizzerie a Napoli. Per lui lavorano i suoi tre figli, i mariti delle figlie e otto nipoti. Solo Pericle non è della famiglia, ma è come se lo fosse, un altro nipote che Luigino chiama Pasquale, perché Pericle è un nome che lo fa ridere.

Violento e vendicativo, Pericle è un reietto che si esprime con frasi brevi e colorite, pensa e agisce come parla, in modo diretto e totalmente elementare.
A Forcella tutti lo temono, sanno che col “sacco di sabbia” non si scherza. Si sente guappo, Pericle.

Per conto di Luigino punisce i disobbedienti: quelli che mettono i bastoni fra le ruote, lui li deve ammordire, li deve solo “svergognare”, perché quando la persona è svergognata capisce e riga dritto. Il metodo è singolare: con un sacchetto di sabbia stordisce il malcapitato e poi, alle sue spalle, lo sodomizza, umiliandolo brutalmente.

Pericle un tempo girava film porno, arrotondava l’attività criminale davanti alla macchina da presa e se c’è una cosa che ancora gli riesce proprio bene è quella di “drizzarlo” a comando, la sua qualità migliore.

Come accade di solito, una telefonata o qualche ragazzino di fiducia, lo informano che c’è un lavoro per lui. Allora Pericle va a casa di Luigino ai quartieri spagnoli, in un basso che è un basso solo in apparenza, poi entri e ci sono mobili di lusso, tappeti e quadri.
Quella volta riceve l’ordine difare il culoa don Leone, il prete che la domenica dall’altare predica contro i delinquenti del quartiere e le sue allusioni alle malefatte di Luigino sono diventate troppo esplicite, tanto che donna Filomena, sua moglie, si è vergognata tanto durante l’ultima messa e ora si fa problemi persino a uscire di casa.

Allora Pericle, in sella al suo motorino, va in chiesa per la spedizione punitiva, ma quando arriva, il prete non è solo, c’è una fedele con lui. Pericle la riconosce, è Signorinella.
Di fronte a quella scena inaspettata, Pericle, confuso, esagera; stordisce il prete e a sediate si accanisce anche contro la donna, lasciandola sanguinante e priva di sensi: pensa di averla uccisa.

Peccato che Signorinella (Francesca Coppola) sia la sorella del boss Ermenegildo Coppola e faccia parte di un’importante famiglia amica di quella di Luigino.
Era capo delle supplicanti di san Gennaro, potentissima e temibile; quando parlava di uccidere, si copriva la faccia con le mani perché diceva che tutti sono figli di mamma. I clan, non solo quello a cui apparteneva, la rispettavano e la tenevano in gran considerazione e tutti, proprio tutti la consideravano una mezza santa: riusciva a stare in ginocchio a pregare pure una giornata intera.

Signorinella non stava più a Napoli da tanto, ormai, per una faccenda delicata. Tre anni prima si era innamorata di una ragazzina tredicenne, figlia di un altro boss e il fatto aveva scatenato una guerra tra clan.
L’unica soluzione per porre rimedio a quella sciagura era l’allontanamento forzato e definitivo di Signorinella: doveva sparire dalla circolazione e invece di ucciderla (nessuno ne aveva avuto il coraggio) come di solito si sistemano queste cose in quegli ambienti, l’avevano mandata via con l’ordine tassativo di non tornare mai più a Napoli, pena la morte di chi lo consentiva. Fu accompagnata in Portogallo dove due monache avevano provveduto ad acquistare una villa per farne la sua dimora.

Signorinella doveva stare in Portogallo, non in chiesa con don Leone!

L’errore commesso da Pericle è molto grave. Lo capisce subito lui stesso e ne ha conferma quando cominciano le irruzioni dei sicari che lo cercano.

Prendendo in contropiede le mosse dei killer, Pericle scappa da Napoli, quella città non è più sicura per lui. Recupera il calzino coi soldi che conserva in un cassetto e va, di corsa…
Telefona a Luigino: Signorinella non è morta, ma lui può e deve tornare perché il suo padrone avrebbe sistemato le cose. Ma Pericle sa che Luigino non avrebbe esitato ad ammazzarlo per non inimicarsi gli altri clan. Pure ad Anna prova a chiedere aiuto, la figlia di Luigino che da sempre ama in segreto, ma Anna riaggancia ad ogni suo tentativo di chiamata.

Tutto è chiaro, per Pericle è scattata la condanna a morte; è ormai bersaglio di due famiglie, coalizzatesi per ucciderlo.

Da quel momento comincia il suo incubo. Pericle è disperato e in fuga. Solo al mondo, passa il tempo a fumare canne e a pensare: per i deboli ci sta la sopravvivenza solo sotto alla pettola dei forti. E quando i forti ti dicono no, è no. Pensa e piange. Lui è un debole, altro che guappo; non è un uomo libero in quel mondo fatto di ordini tassativi e regole da rispettare, pena la morte e proprio per mano di chi ti fa credere di essere uno difamiglia”: lui non esiste per nessuno in quel mondo e quando esiste è solo per fare quello che gli chiedono di fare!

Intanto Pericle arriva a Pescara. Quella fuga gli concede del tempo per pensare alla sua dannata vita che comincia a fargli schifo consapevolmente. Sente profondamente la frattura tra i suoi pensieri e le sue azioni, tra ciò che è e ciò che sente di essere.

Si è sempre sentito un cretino, poco intelligente, anche quando conosce Nastasia, una donna polacca che lavora in una fabbrica di copertoni, a Pescara, poco distante dal bar in cui si incontrano la prima volta.

Da Varsavia si è trasferita a Pescara, Nastasia, dove vive coi suoi tre figli, la sua solitudine e tanti sogni nel cassetto.
Pericle fa colpo su di lei e si ritrova ospite a casa sua. La convivenza non è facile: Pericle non è abituato alle regole di una vera famiglia, ma soprattutto, fuori dal letto, vede proiettata negli occhi di Nastasia l’idea che lui ha di se stesso.

Ma quell’idea cambia, il fondo è stato toccato e Pericle impara (o in fondo lo sa già) che il coraggio non è quello mostrato facendo il culo alla gente, ma quello più arduo, di provare ad essere una persona diversa, profonda, capace anche di amore e tenerezza.

Quella fuga ha aperto il suo sguardo alla speranza, gli ha fatto scoprire un animo nobile e generoso, una possibilità di riscatto, una seconda chance.

Pericle si sente più guappo ora, all’idea di poter scegliere dove andare, libero.

Ti immagini
se fossimo come gli uccelli 
forse non saremmo qui, ma in volo 
Ti immagini
sarebbe così strano 
staccarsi dalla terra e salire
sfruttare il vento e farsi trasportare
Ti sto parlando di nuove esperienze 
ti sto parlando di realtà diverse da questa

 

(Tiromancino - Pericle Il Nero

 

Video tratto dal film "Limitless" di Neil Burger

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