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Autore: 
Salvatore Salemi
Pagine: 
120
Categoria: 
Più che una persona, un’improvvisazione

In un angolo della navicella c’è, impolverata, una specie di tastiera che alterna irregolarmente al posto dei tasti bianchi, certi interruttori o pulsanti. I lombrichi devono studiare la maniera di provocare qualcosa. Assiepati e tremanti intorno a un bottoncino, fanno sì che la navicella, o tubo che sia, si impenni a una velocità inconcepibile.
Il popolo dei lombrichi mai avrebbe immaginato che dalle pagine di uno dei libri della mensola caduta, sbucasse fuori, per lo scossone, completo di barba brizzolata e tunica di canapa, Filone d’Alessandria in persona!

Com’è che si trovano tutti lì in quel buffo pallone? I lombrichi vengono dalla California. Sono a milioni, no, a miliardi.
Erano prigionieri di un ospedale neurologico d’avanguardia dove venivano usati per sperimentare una medicina, fino a quando un giovane di una lega naturalista non li ha presi tutti e messi a bordo di un camper diretto a Santa Monica. Dallo sbarco in quel porto poi si è tutto confuso.
Ora vogliono solo scendere da quel posto, mordere tante belle foglie di lattuga e moltiplicarsi. Filone invece, fuori dal “calduccio” della sua rilegatura, ha poco da dire.

La prima notte in questo simulacro di astronave porta un’altra sorpresa. Filone si risveglia infatti ringiovanito. Sembra un aitante pescatore norvegese. Il capo del popolo dei lombrichi scorge un campo di cavoli. E’ ora di salutarsi, le loro strade si separano.

Con il nome di Phil il filosofo si ritrova a Chicago, on the road. Del mondo in cui è caduto non sa nulla. C’è tanta gente indaffarata, di ogni colore, case altissime, spazi d’erba curati insieme a bidoni rovesciati.
Un’insegna luminosa lo porta al Burlesque: Regina Bessie Smith, consumazione minima 5 dollari. Boccaloni di birra e chiappe ondeggianti: per Phil tutto è nuovo, indecifrabile ed eccitante.

I foglietti di carta verdini con l’uomo barbuto sopra sono la moneta.
Sui calendari c’è scritto October. Il nome appropriato per quei grandi carri d’argento a motore è automobili. Phil lavora per pochi giorni a una pompa (ovvero il distributore di liquido puzzolente). Con la paga potrà avere una cuccetta, della polpette e quelle lattine con striature bianco-rosse e frasi di cui non coglie il senso che fanno fare rutti primordiali.
Una freccia gialla annuncia una biblioteca pubblica.
Alla library Phil si incrocia con Ann, dei cui discorsi afferra solo il fascino. Lui straniero chissà di dove, avido di dizionari e grammatiche. Si danno appuntamento in quel posto preciso, sotto la torre dell’orologio, alle quattro.
La ragazza è una cascata di parole: viene da un villaggio di contadini, parla di esami e borse di studio. Phil, che ha conservato una sensibilità “d’altri millenni” si sforza di comprendere.
Nel frattempo sta iniziando a dimenticare tutti i fatti della sua vita, gli studi e le speculazioni. Non ricorda quasi niente dei suoi libri; molti, a giudicare dalla scheda bibliografica che si è trovato a consultare.

Prende a credito un mezzanino da un’ anziana polacca. Pagherà a fine settimana, non sa ancora come. Ci vuole un lavoro per mezza giornata perché al pomeriggio è necessario tornare ai suoi vocabolari, ai testi cabalistici e alla sala Poetry, anche se i lettori sfigurano le pagine dei libri con penne colorate e cuoricini.

In breve Phil, dopo duemila anni dalla sua morte, forse presunta, è ora aspirante cittadino di uno Stato dove parallelamente al suo apparente ringiovanimento porta con sé un fardello di conoscenze varie e confuse che lo inquietano.
Si è aggiornato sulla storia, la scienza, le invenzioni. Ha saputo - e compreso poco - di guerre e massacri
Ann lo porta a conoscere la madre, la Signora Bertha. Sono anche loro stranieri, di Odessa. Fra gli scaffali hanno libri in cirillico e in yiddish. Qualche volta tengono la televisione “aperta” solo per i vicini asiatici, i quali, tenendole accese anche di notte, non guardano di buon occhio quelli che ce l’hanno sempre spenta.
La ragazza gli dimostra affetto. Phil è inquieto per questo fittizio diventare più giovane, teme di ridiventare feto... lui ch’era stato a filosofare in una grande città sul Nilo!

I dubbi e la paura lo assalgono. In questo mondo al quale la gente ha tolto la guida di Dio, dove potrà mai andare? In una stessa città si soffre la fame e poi sfrecciano delle macchine nere, lunghe e lucide con una sola persona dentro. Tastiere a battere sul nulla! I pensieri di Phil sono ingenui e primitivi: se in una sola strada ci sono cinquanta negozi di scarpe, tutti con gli stessi modelli, colori e cartelli saldi al 50%, vuol dire che c’è qualcosa che non va nell’economia. Si producono cose di cui la gente ha bisogno solo in minima parte. Nel frattempo continua testardo a riempire i foglietti di parole, frasi e tempi di verbi. A deambulare non c’è solo Phil, ma anche i suoi pensieri, i temi universali, forme, suoni e consolazioni.

Ann conosce un avvocato, anche lui di Odessa, che si occupa di pratiche di immigrati. Lo aiuterà con i suoi documenti. Dovrà scrivergli un breve e chiaro riassunto della sua vita, una versione credibile del suo ingresso negli Stati Uniti.

Phil trova lavoro da un antiquario. E’ a tempo pieno, però c’è un piccolo scrittoio a disposizione se vuole scrivere o leggere nelle ore di solitudine in negozio.

Come dire a Ann che i suoi compagni di viaggio erano stati dei lombrichi sopravvissuti allo sterminio? Che prima di essere, non si sa come, chiuso in una navicella, era un libro, scritto quando Cristo era impegnato con la sua predicazione?

A cercare di capire, Phil inizia a rinunciare. Parla sempre meno.
Il suo sentimento religioso è messo a dura prova non solo dalla lettura dei cosiddetti liberi pensatori, ma anche e soprattutto dal contatto con gli abitanti di questa terra considerata l’Eden del XX secolo, la grande Madre che assicura a tutti pane, lavoro e libertà!
Invece, tutto intorno non ci sono che ambulanze, spot con pannolini e dentifrici e giù altre botte e lamiere e uomini la cui unica preoccupazione è guadagnare un’erezione valida!

E’ ora di andare a riaprire il negozio. C’è una fila di clienti in attesa. Fra questi, due federali che lo portano via. Permesso di soggiorno? Passaporto? La sua detenzione è tutt’altro che breve. Passano giorni senza sapere niente di nessuno. Per fortuna che divide la cella con un cinese, forse anarchico. Si chiama Chen-len. Si fa in quattro per aiutare i compagni e ha un sacco di iuta pieno di polverine, salse e semi che rendono le zuppe senza identità della galera, qualcosa di gustoso.
   
Phil ha fatto domanda per essere cittadino di quel paese. Credeva di maturare così una coscienza sociale. Lui che si sente individuo, unico, ora è avvilito dall’uniformità carceraria. 
Allo scadere di un secolo al quale hanno dato troppi aggettivi Phil fa un bilancio di questo viaggio attraverso l’America, l’amore e la sorte. Decide di dirigersi verso terre calde. Si attrezza per partire.
Capezzoli duri e sborrate cominciano a essergli indifferenti. Le sue giornate si spappolano in ore di disincanto.
Forse per Ann ha provato la stessa tenerezza che per un coniglio.
Giunge finalmente a Roma. E’ quasi felice. Il tempo è bello. Ci sono fiori, fontane, preti e sul comodino ha i Poemi della follia di Hölderlin. Cosa ha perso Ann a non volerlo seguire in Europa!
Che l’esistenza possa precedere l’essenza come su un bus la “gara” a cedere il posto all’invalido o alla vecchietta vestita di nero, a Phil non importa più nulla.

Sono tante le cose da fare nei prossimi giorni o anni. Mille vetrine con tanti oggetti da incantare gli occhi, rotola mondo... Sciogliere quel nodo di orgoglio, misto a disordine, che gli stringe la gola. Liberarsi dell’ira. Leggere bene Rilke e Nietzsche, forse troverà lì la “sana” spinta alla distruzione di se stesso. Conoscersi bene, però, prima di darsi al caos.

Forse è il 13 novembre. Il clima è ancora dolce.
Che fine farà Filone abbandonato nella città dove Mussolini nel ‘40 dichiarò la guerra, quella vinta dalla Coca-cola? Correre da un punto a un altro intorno a un centro assoluto? Tutti sanno che la morte ci coglie soli. Avere la grazia di dirlo in un libretto è cosa che solo a un Camus può riuscire.

Ora Phil ha un passaporto. Il caso gli ha ridato un corpo.
Incerto se restare o partire per Lisboa, fuma, scrive, legge e piange. Anela alle dune e a zone d’acqua, stare con chi soffre tanto, non barare, non farsi ingannare e finire con una morte per cuore floscio. 

Video tratto dal film 32 dicembre di Luciano De Crescenzo

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