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Autore: 
Domenico Starnone
Pagine: 
142
Categoria: 
Il potere delle parole

Domenico Stasi è un professore di lettere in pensione, con la passione della scrittura. Un giorno riceve una telefonata dalla Fandango: la casa editrice gli propone di partecipare a un’iniziativa benefica in favore delle vittime dello tsunami nel sud est asiatico. Avrebbe dovuto donare l’inizio di un racconto in fieri che sarebbe confluito in Inizi, la traduzione italiana di un volume londinese, per la parte dedicata agli scrittori italiani. Stasi risponde di sì e riprende la bozza di Domanda di risarcimento, un racconto a sfondo politico, di cui si affretta a completare i primi due capitoli da spedire alla Fandango.

La trama è quella dei tumultuosi anni Settanta, che lui ha vissuto in prima persona. L’irrequietezza e il clima rivoluzionario dei cosiddetti anni di piombo coinvolgono soprattutto le classi più deboli. Anni in cui le Brigate Rosse diventano il simbolo di un modo alternativo di vivere rispetto all’ordine borghese precostituito, riuscendo a conquistare consenso sociale in un clima di forte instabilità.
Sono tanti gli attacchi nei confronti di personalità che rappresentano lo Stato e le istituzioni, in una forma di ribellismo e lotta anticapitalista. Nel mirino delle Br ci sono politici e magistrati, imprenditori e giornalisti, poliziotti e docenti. Ma la dilagante corruzione politica di quegli anni, sorda, cieca e muta di fronte alle ingiustizie, se da un lato rende la situazione decisamente complessa e compromessa, dall’altro funge da alibi a tali eventi criminosi.

In un intreccio di fantasia e verità, Domenico Stasi mentre scrive, re-inventa e re-interpreta la sua vita, include episodi e personaggi reali, sovrapponendo realtà e finzione, ricordi e immaginazioni, in una vertiginosa fusione, dalla cui realizzazione scaturisce la sua creatura letteraria tanto più vera quanto più alimentata da elementi autobiografici. Quasi a voler stabilire una sorta di riscatto da una inerzia bloccante che lo ha accompagnato nel corso degli anni nella vita lavorativa e non. Dove comincia l’invenzione e dove finisce la verità?

Il protagonista del racconto è, come lui, un insegnante in pensione a cui presta anche il nome: Domenico Stasi. Vedovo e qualche anno in più rispetto al padre putativo; un uomo colto e pacato che ha sempre amato leggere, in particolare i libri sulle ingiustizie... 
Nina viene arrestata. Ha ventotto anni, ma ne dimostra quaranta e se ne rammarica. Domenico Stasi, suo ex professore, venuto a conoscenza dell’accaduto, telefona ai genitori per consolarli e per far recapitare alla figlia il suo messaggio di affetto e vicinanza. Lui è da sempre vicino a chi si batte per i diritti dei più deboli, dalla parte di tutte le esistenze miserabili e crede che il clima politico abbia ormai la tendenza a criminalizzare chiunque stia da quella parte.
Dopo un po’ Nina torna a casa e comunica al professore, tramite suo padre, la volontà di incontrarlo. Stasi ne è contento. Fissano un appuntamento per il mattino seguente.
Sono passati dieci anni e l’ex professore stenta a riconoscere in quella donna l’adolescente esile dal sorriso sfottente e lo sguardo di chi cede solo se l’uccidi. Dell’arresto e di quello che era successo Nina inizialmente sembra non volerne parlare, poi riferisce che era stata arrestata insieme a tante altre persone e che resta indagata per partecipazione a banda armata. Con aria da cospiratrice gli chiede un favore: andare a casa di un suo amico che era all’estero, trovare il libro di Hermann Broch, La morte di Virgilio e trascrivere le parole sottolineate a pagina 46. Una persona si sarebbe messa in contatto con lui per ritirare il foglio. Stasi, dapprima un po’ allarmato, finisce per assecondare la richiesta, non sa bene perché, si convince che non ci sia niente di pericoloso. Nina gli dà le chiavi e l’indirizzo dell’appartamento e sparisce. Con leggerezza, quasi come un gioco Stasi esegue gli ordini.

Più volte Stasi si domanderà perché ha detto sì a Nina. In particolare quando riceve una convocazione presso il commissariato per il giorno seguente. Il commissario che lo attende è un quarantenne quasi calvo, anch’egli suo ex allievo, Augusto Sellitto. Son passati tanti anni e dal dialogo tra i due viene fuori la radicalità degli insegnamenti di quel professore che incitava alla rabbia e all’indignazione sociale. In fondo i crimini cosa sono, si domanda Sellitto sulla scia di quei ricordi, se non il frutto di una grande arrabbiatura per un’ingiustizia? E questo vecchio alunno cosa fa, beffandosi di quegli insegnamenti? Mette in galera quelli che con le ingiustizie se la prendono così seriamente da diventare criminali! Sellitto ricorda bene le parole del professor Stasi: non esiste un modo legale per combattere le ingiustizie più terribili, che sono proprio quelle tutelate dalla legge! E non ha dubbi, il vecchio professore considera i poliziotti killer ufficiali dello Stato... L’incontro che ha avuto con Nina, all’anagrafe Antonia Villa, è il motivo per cui è stato convocato lì.

Intanto la citazione trascritta dal libro di Broch e lasciata in portineria per il ritiro, raggiunge il destinatario, tant’è che qualcuno al telefono ringrazia il professore e gli comunica che riceverà un nuovo ordine e la merce necessaria, nella mattinata del lunedì successivo. Quale merce? Quale ordine?
Arriva il lunedì e la consegna è puntuale. Apre il pacco: una pistola e una foto con un’indicazione: “Esecuzione 26 marzo, ore 11, Hotel Hassler, camera 317, cancellare”. La paura lo immobilizza; tante domande nella sua mente: è il momento che faccia da vecchio quello che non ha fatto di giovane? Deve agire per amore dei poveri e degli oppressi con adesione non solo ideale? Deve essere pronto a fare il male per evitare il male?

Stasi ha una convinzione: senza violenza nessun cambiamento può realizzarsi. Chi reagisce ai crimini contro l’umanità non ha colpa, anche se versa molto sangue. Può fare orrore, ma versarlo a volte è necessario. Non c’è modo di togliere pacificamente il potere ai pochi che ce l’hanno e darlo ai molti che non l’hanno mai avuto. La democrazia è sempre più una procedura per fare in modo che i ricchi restino ricchi col consenso elettorale dei poveri. Violare la legge in nome della Giustizia, per stare dalla parte degli oppressi, dei deboli, degli indifesi, quando la legge tutela l’ingiustizia, non sarebbe conforme alle regole dell’onestà e della civiltà? Qual è il confine tra colpa e innocenza? Il limite tra bene e male? Chi fa torto a chi?

Stasi non smette di interrogarsi sulla validità del suo metodo pedagogico: com’è possibile che due suoi allievi, seppure in tempi diversi, siano diventati, una indagata per banda armata e l’altro, tutore dell’ordine che indaga e combatte proprio le Br?
In fondo, come aveva vissuto la sua vita? In uno studio, seduto, a leggere, a imparare, a riempirsi la bocca di molte parole: bisogno di rivoluzione, lottare sempre, competenza al servizio dei deboli, insorgere, ribellarsi... parole che hanno portato i suoi allievi a scegliere di agire in un modo piuttosto che in un altro con quante e quali conseguenze!

Stasi è un meridionale che si è sempre sforzato di sfuggire il dialetto come un maleficio e tenere lontano quel mondo piccolo borghese col culto del decoro che tanto detesta, ma ha fallito. Non come Luciano, suo ex collega, un compagno, come si diceva allora, un omone coi capelli lunghi, baffoni spioventi e occhi vivaci. Il suo fascino era irresistibile, fumava nazionali senza filtro e salutava levando il pugno chiuso, si portava a letto alunne minorenni e amava suonare il pianoforte... quanto era stato geloso, lui, di Luciano... Lui che si è sempre vergognato di levare pugni, gridare slogan, dare spettacolo; lui: il professore dal rimprovero calmo, il papà dai toni affettuosi anche di fronte ai colpi di testa delle figlie, il marito dall’esasperante benevolenza un po’ saccente, che cerca di fare sempre quello che gli pare gli altri si aspettino da lui. Garbato persino con le persone che disprezza. Prova vergogna per questa incoerenza.

Sin da ragazzino aveva imparato a comprimere i suoi istinti aggressivi che talvolta premevano per esplodere, aveva imparato a tenerli sotto controllo, solo per schivare l’occasione di diventare violento. L’ossessiva ricerca di essere buono ad ogni costo dove lo aveva condotto? E a scapito di cosa? Provava forti e chiare emozioni, ma mai riusciva a tradurle in azioni.

Nella scrittura Domenico Stasi ricrea quell’inespresso impulso alla violenza che, sondando il rimosso, ritrova in se stesso...
Quella disperata pretesa di essere assolutamente buono che si è sforzato per tutta la vita di assecondare, condurrà il professor Stasi sulla strada del delitto, della violenza?

Il commissario Sellitto, quando Nina viene arrestata, riconosce in lei un’allieva del professor Stasi. Gli è bastato ascoltarla; il suo ex professore Nina ce l’aveva dentro, nelle parole e nei pensieri... talvolta ancora agiva aspettando la sua approvazione.
Augusto condivide con Nina un rancore innamorato nel ricordare quel professore tanto, troppo bravo con le parole, che sapeva tutto di tutto, amato quanto disprezzato e grazie al quale, però, entrambi erano venuti su con la testa sulle spalle. Nina si occupa del reinserimento degli ex detenuti nella società: in fondo entrambi si considerano vittime contente di quell’insegnante...
Augusto propone a Nina un piano per mettere finalmente alla prova Stasi. Un gioco che prevede di dare all’anziano professore una missione da compiere, un’azione sovversiva. In fondo non era stato lui a dire che nessun cambiamento vero può darsi senza impugnare le armi? Avrà la viltà di sparare? Sellitto spera di sì, vuole che il professore decida di usare quella pistola, forse per dare un senso alle sue parole e finalmente farlo partecipare all’azione per renderlo credibile, se è vero che la credibilità sta nella connessione tra pensiero, parole e azione!
Nina spera di no; se l’avesse fatto avrebbe perso fiducia in lui. No, non l’avrebbe fatto, non ne era capace. Nina non vuole che spari: lui le aveva insegnato, , che la repressione era un atto necessario, ma Nina sa anche che non sarebbe stato capace di andare oltre, di trasformare quelle parole in azione. E poi da anni, ormai, lo faceva lei anche per lui, agiva anche in nome suo: Nina era diventata il braccio della mente Stasi! L’azione delle sue parole!
Cosa farà il professor Stasi? Sceglierà di colpire il bersaglio procedendo all’esecuzione che gli è stata ordinata? A chi darà ragione? Alla sovversiva Antonia Villa o al detentore della giustizia Augusto Sellitto? Alla brigatista o allo sbirro?
Ovviamente la pistola è caricata a salve.

Lo scrittore Domenico Stasi riserva al finale ipotesi diverse.
Domanda di risarcimento è il titolo provvisorio di un racconto incompiuto, che tale rimarrà, abbozzato, visto che la lotta armata degli anni Settanta è un tema talmente delicato da instillare in tutta una generazione di intellettuali un sentimento misto di rifiuto e condivisione delle ragioni dei brigatisti.

Prima esecuzione è dunque il titolo del racconto di un racconto in fieri e acquista un duplice significato, di prima stesura e prima possibile uccisione...

La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana

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