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Autore: 
Nathanael West
Pagine: 
116
Categoria: 
Stanco-di-tutto

Non ci sono angeli,
né croci fiammeggianti,
né colombe col ramoscello d’ulivo.

Miss Lonelyhearts, pubblicato nel 1933, è il secondo romanzo di Nathanael West. È una black comedy espressionista ambientata a New York City.

Grande amico di Francis Scott Fitzgerald, Nathanael West non riesce - al pari del collega ben più noto e “patinato” - a ottenere successo e riconoscimenti in vita, nemmeno con la pubblicazione de Il giorno della locusta, che a quasi ottant’anni dalla sua uscita, continua a essere considerato il romanzo più importante mai scritto sulle meschinità della “macchina dei sogni” hollywoodiana. 

Signorina Cuorinfranti è la storia di un giornalista che tiene una rubrica di consigli firmandosi con uno pseudonimo femminile.

Le missive che arrivano a Miss Lonelyhearts sono disperate e strazianti. Deriso dai colleghi e terribilmente appesantito dal tono fintamente consolatorio che è costretto a usare nelle sue risposte, il giornalista cade in una profonda depressione, affrontata con il whisky dell’antiproibizionismo, le risse negli speakeasy (i club clandestini dell’epoca) e sesso occasionale.

Shrike, il caporedattore del giornale, nonché compagno di sbronze, lo punzecchia continuamente con scherzi e commenti cinici: “Sempre la stessa roba? Perché non gli dai qualcosa di nuovo, qualcosa che le riempia di speranza? Per esempio consiglia loro di darsi all’Arte”.

La Signorina Lonelyhearts ha il "complesso di Cristo", Cristo come luce, Cristo come vita, Cristo come raison d’etre, ma la realtà in cui vive è popolata da persone che conoscono solo poliziotti e malattie, un mondo nero di oggetti, ovunque desolazione e tormenti; quindi, di conseguenza, la religione come soluzione non è più una cosa accettabile, a meno che non ci si pieghi alla vittoria dell’ipocrisia: “Sei un po’ morboso amico mio. Dimentica la Crocifissione, pensa al Rinascimento. Che epoca quella! Che spettacolo! Papi ubriachi, splendide cortigiane e figli illegittimi”.

Il romanzo condanna anche se stesso condannando l'arte, ripetutamente derisa da Shrike e paragonata alla religione come oppiaceo delle masse: “Consacra la tua vita al piacere, gioca a golf e bevi, e non dimenticare i piaceri della mente: fornicare sotti i quadri di Picasso e Matisse, bere in cristalli rinascimentali, passare spesso una serata davanti al caminetto con la sola compagnia di Proust e di una mela”.

Miss Lonelyhearts con la sua aria da Vecchio Testamento, tenta diversi approcci per sfuggire alla crisi che sta vivendo: un’illuminazione mistica, i viaggi in campagna con la fidanzata Betty e alcuni affairs; con la moglie di Shrike e con la signora Doyle, una lettrice della sua rubrica, che scoperta la sua identità maschile, chiede una “consulenza” di persona, in quanto sposata a uno storpio.

Tutti gli sforzi e le strategie messe in campo non sembrano però migliorare la sua situazione, completamente inefficaci a superare l’impasse in cui si trova: “non riusciva più ad andare avanti, le lettere non erano più tanto divertenti, la stessa storiella trenta volte al giorno”.

Nonostante la storia si snodi attraverso la sequenza “da campagna e quasi favolesca” dei titoli dei suoi paragrafi (Miss Lonelyhearts e l’agnello, Miss Lonelyhearts e il pollice grasso, Miss Lonelyhearts va in campagna, Miss Lonelyhearts nella fosca palude e via dicendo), non sfugge il substrato filosofico e sociologico del testo.

E’ un uomo e si finge una donna. Ha un nome (mai svelato durante il racconto), ma viene identificato con il suo nom de plume. E’ inconsolabile e deve confortare gli altri, indica la religione come mezzo per trovare pace e sollievo, ma ne è egli stesso incapace.

Siamo negli anni Trenta, il paese sta passando per la Grande Depressione anche se il romanzo evita accuratamente le questioni di politica nazionale.
L’America vive una recessione che non è solo economica, ma anche morale. Le lettere che arrivano in redazione sono lo specchio di una realtà amorale fatta di bruttezze, indifferenza e battute di cattivo gusto: ragazze ritardate stuprate da sconosciuti, donne con acciacchi fisici ingravidate da mariti insensibili.

“Da ragazzo aveva scoperto che quando gridava il nome di Cristo, qualcosa sembrava agitarsi dentro di lui, qualcosa di segreto e immensamente potente. Ora sapeva di cosa si trattava: di isteria, di un serpente dalle scaglie simili a tanti minuscoli specchi in cui il mondo morto assume sembianze di vita. Ora si chiedeva se l’isteria fosse veramente un prezzo troppo alto da pagare per riportare in vita il mondo”. 

Il tono generale del romanzo è di estremo disincanto e tante sono le scene dall’oscuro senso dell'umorismo: “Miss Lonelyhearts provò la stessa sensazione che aveva provato anni prima, quando aveva inavvertitamente schiacciato una ranocchia. La vista dell’animaletto con le budella da fuori l’aveva riempito di pietà, ma quando i suoi sensi avevano raccolto la realtà di quella sofferenza, la pietà si era tramutata in rabbia e quindi si era messo a colpire furiosamente la bestiola, fino a ucciderla”.

Miss Lonelyhearts non è in grado di adempiere al suo ruolo di consigliere in un mondo in cui sia le persone che i consigli (sotto forma di pubblicità sui giornali, ad esempio) sono prodotti in serie. Le persone sono macchine che hanno il solo scopo di lavorare per il resto della società, e qualsiasi consiglio per loro è prodotto in serie come per le istruzioni di un manuale. Lonelyhearts non è in grado di trovare una soluzione personale ai suoi problemi perché questi hanno cause sistemiche.

Finché era all’università, Miss Lonelyhearts “aveva creduto nella letteratura, nella Bellezza, nell’espressione della propria personalità come fine assoluto”, ora non può che dire addio a Cuore-Spezzato, a Madre-Cattolica, a Delusa-dal-marito-tubercolotico e Al-diavolo-tutto-quanto.

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