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Autore: 
Peppe Lanzetta
Pagine: 
126
Categoria: 
Sognando di andare lontano

Periferia di Napoli, pieni anni Novanta. Miseria, squallore, degrado, abbandono, violenza, droga, morte e chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Dodicesimo piano in Via della Resistenza, nella cosiddetta 167. Rosa Generoso, per tutti Mammabella: otto figli, tre aborti, zizze enormi (in cui custodisce i soldi nascosti in un fazzoletto), vene varicose il suo tormento, le telenovelas la sua passione. Un marito ipocondriaco e spesso ubriaco che si affida completamente alle sue decisioni, come non averlo. Aurelio, diciassette anni, l'ultimo dei figli, il più amato, è il cocco di mamma, ma anche la sua croce, da sempre: allergico alla scuola, passa le giornate in giro con la vespa o nel biliardo, poi la droga, gli scippi, i primi furti (anche a casa); la sua sorte non meraviglierà nessuno: chi va per questi mari, questi pesci piglia.
Anna, per tutti la Rossa è la penultima; diciannove anni, innamorata persa di Marco, conosciuto al primo anno di ragioneria (primaccì), quando aveva cominciato a frequentare l'Istituto Diaz, nel cuore antico di Napoli: centro storico, piazza del Gesù, piazza Bellini, Santa Chiara, San Domenico Maggiore, Mezzocannone. Coraggio, protesta, passione, speranza, università, centri sociali e sognare di andare lontano...

Marco è di Secondigliano, vent'anni, secondo di quattro figli, della scuola non ne ha mai voluto sapere. Più filoni che presenze in classe, amante del rock e dei luridi locali mattutini dove si va a ballare e pomiciare; non resiste alla tentazione del proibito. Suo padre, duro e severo, è molto legato al figlio, avrebbe voluto vederlo diplomato, ma a un certo punto si arrende; Marco non avrebbe fatto una buona fine, come Aurelio...
Bello e sbandato, a diciassette anni Marco spaccia haschish e poco dopo arriva l'eroina. Al terzo anno convince la Rossa a ritirarsi da scuola e a seguirlo nel suo vivere spericolato, facendo cose da grandi e lei, incosciente e innamorata, lo segue: bosco di Capodimonte, Floridiana, Capri, Ischia, monte Faito, cominciano ad essere le mete di tutte le mattine in cui Mammabella la crede a scuola, ecchisenefrega... i primi baci, i primi sorrisi spensierati, le prime grandi emozioni, le prime esperienze sessuali, i primi spinelli, i film che la fanno sognare e la allontanano dal suo niente. Due anni belli e intensi, poi due anni d'inferno, di lotta, ricatti, promesse non mantenute, sconforto: con la roba Marco non è più lo stesso.
È quando la Rossa si lascia quasi convincere anche a farsi (il suo primo buco), che le scatta qualcosa dentro: si ribella, si oppone, non ci sta! Decide che quella strada non è la sua. Lei vuole una vita diversa, diversa da quella di Marco, diversa da quella di sua madre; non si rassegna a una vita già segnata, prova a svoltare, a cercare una via d'uscita: lascia Marco e lascia la casa in via della Resistenza. È primavera.
Malcom X, Martin Luther King, Spike Lee e Do the right thing...

La Rossa porta con sé poche cose. I primi giorni va a stare a Torre Annunziata, a casa di un ragazzo conosciuto a un concerto con Marco, poi in una monocamera ai quartieri spagnoli, di una studentessa fuorisede di Benevento, amica della sua amica Giulia. Giulia, più posata, riflessiva e meno esuberante di lei, è una vera amica, amica sua da sempre. Sono cresciute insieme e sono molto legate...

Sola, senza Marco e senza famiglia, la Rossa si barcamena per sopravvivere, vive alla giornata. Tra collette all'uscita del casello della tangenziale di Capodimonte e avventure erotiche occasionali, la Rossa si sente persa, sempre in bilico tra l'amara e inaccettabile rassegnazione e la straordinaria voglia di sognare che non l'abbandona: non si arrende al nulla della sua periferia che l'ha costretta a crescere per forza e in fretta, che le fa sentire forte l'inquietudine esistenziale del divario tra le condizioni di vita reali e i propri desideri; spera ancora in una vita diversa, anche se nelle vene ha il sangue grigio delle vie scassate e senza vigili, dei motorini che fanno i cavalli, delle siringhe sparse per terra, delle insegne scolorite e dei semafori spenti: desolazione, incuria, indifferenza, solitudine, rabbia, disperazione...

In un pomeriggio d'estate conosce per caso Enzo Spider, un meccanico dall'anima rock: in officina di giorno e musicista di sera; circa quarant'anni, rum e sigarette leggère sono il suo pane quotidiano; un passato di droga e acidi, ora si limita a rollare cannoni; No Problem è il nome della sua band hard rock. Spider si rivelerà una persona fidata e di cuore.
 
Marco le manca tanto. Quanti ricordi, quanti sogni condivisi, le passeggiate mano nella mano, le risate, i falò, il concerto dei Guns N' Roses a Modena, le albe viste dal belvedere di San Martino, le notti all'hotel Speranza, la squallida pensione della ferrovia dove li ri-conoscevano come quelli dell'armonica, perché Marco la suonava sempre dopo l'amore, e poi tutti i posti che avrebbero dovuto vedere insieme, il Brasile, l'America...
Quando muore Aurelio, la Rossa parte per Rimini, ha bisogno di cambiare aria. Approfitta di un passaggio in macchina di Spider, che col suo gruppo avrebbe dovuto suonare in un club della riviera. Compra da un capo zona della ferrovia cianfrusaglie varie e prova a venderle lungo l'Adriatico. Lì s'invaghisce di un tipo abbruzzese, Peppino con cui trascorre tante serate tra Giulianova e san Benedetto del Tronto all'insegna dello sballo: con lui prova l'extasy e poi tanto sesso, vino e pesce allo stesso tavolo dello stesso ristorante. Poi, un giorno arrestano Peppino per spaccio e così la Rossa, delusa e stupefatta, ritorna a Napoli.
Giulia le telefona e le dà una notizia terrificante: Marco è morto, l'hanno ammazzato due killer su una moto, pare abbia sgarrato. La Rossa impazzisce, è incredula, distrutta dal dolore. Giulia prova invano a consolarla. Presto sconforto e sgomento lasciano il posto a un'unica ossessione, la vendetta.
Riporta tutte le sue cose in via della Resistenza, ormai ha un solo obiettivo: sapere chi è stato ad uccidere il suo Marco. Comincia ad indagare, rintraccia tutte le persone del giro che aveva conosciuto con Marco; tutti concordano: i due motokiller non sono del rione, lì tutti volevano bene a Marcuccio...

Seicentomila lire (tutti i suoi risparmi), due killer, dieci colpi e via: Antonino, un balordo poco di buono, fatto secco il giorno del suo matrimonio.
Ma nemmeno l'omicidio di quel farabutto la tranquillizza; si sente vuota, disperata, angosciata. È ferragosto. Fa un giro in macchina (la Dyane azzurra chiesta in prestito a Giulia) nella Napoli dei ricchi, deserta in quei giorni infuocati: via Calabritto, piazza dei Martiri, via dei Mille, via Filangieri, via Tasso. 
La Napoli bene, da sogno, che fa a cazzotti con l'altra Napoli, dei vecchi e nuovi poveri, miserabili del Duemila: senegalesi, pakistani, marocchini, capoverdiani, allineati per terra con le loro mercanzie tra l'indifferenza della gente lungo l'ultimo tratto di via Roma, che popolano la villa comunale di domenica, alle tre del pomeriggio. Anche gli extracomunitari, i nuovi abitanti della città, guardano il mare e sognano tra il disinteresse generale, l'esasperazione, l'illegalità: anarchia totale.
E poi Barra, Ponticelli, san Giovanni, Miano, Scampia, Secondigliano; contrabbandieri, pusher, imbroglioni, scippatori, tossici...
Città dalle mille contraddizioni, città di tutti e di nessuno, di dolore e indifferenza ma anche di partecipazione, che mescola odori raffinati e puzze da terzo mondo, che non ha lavoro né soldi; che non si agita, non protesta, paziente aspetta e sopporta angherie e soprusi di chi dovrebbe fare gli interessi del popolo e invece fa quello che gli pare e piace, strafottente delle proprie responsabilità; città addolorata, offesa, umiliata, divorata, piegata, assassinata senza pietà da usurpatori e dal malaffare; città instancabile, di orgoglio e desideri, di musica e di posse. Città di disperazione e di illusioni, che crede ancora al sogno americano di opportunità e prosperità; città dove le ricevitorie del totocalcio, di sabato accendono sogni e speranze: schedine da preparare, doppie, triple, macchie, sistemi e Forza Napoli!
Intanto This is not America, canta David Bowie...

Uno e uno è un tossico, amico di Marco. Era stato cinque mesi nel manicomio di sant'Eframo, lui che non era pazzo ma solo uno che si faceva e in quel posto più simile a un lager che a un ospedale psichiatrico, passò le pene dell'inferno. Altro che cure, recupero e guarigione; sevizie e torture dovette subire. Finì quasi per impazzire davvero: si tagliò le vene, poi fu trasferito in una comunità fuori Napoli e quando rientrò suo padre morì di crepacuore. Faceva il postino, era disperato per quel figlio che l'aveva dissanguato e costretto a rivolgersi a quella struttura di igiene mentale. Comunque Uno e uno ai funerali del padre ci andò vestito da Napoleone, con tanto di sciabola e cappello...

Una mattina di fine agosto, la Rossa va al cimitero da Marco, non l'aveva mai fatto da quando era morto. Compra delle rose di un colore tra il rosso e il viola e mentre le sistema nel portafiori, si accorge di essere osservata: due giovani, facce strane le stanno di fronte. Non ha il tempo di allontanarsi, i due le si fiondano addosso, la portano in un angolo nascosto e la violentano. Ne è certa, è un avvertimento, vogliono farle la festa.
Sta male, non sa cosa fare, interminabili giorni le scivolano addosso. Non ce la fa più, deve parlare con qualcuno. Si confida con Giulia, le dice della violenza subìta e dell'assassinio che aveva commissionato, è sicura, le due cose sono collegate.

In quei giorni riceve una telefonata strana, è Uno e uno. La Rossa è sorpresa di sentire quella voce inaspettata, perché tra lei e Uno e uno non c'era mai stato feeling, se potevano si evitavano, dai tempi di Marco; poi, finita con Marco, la Rossa aveva tagliato i ponti con tutto quel giro. Uno a uno la mette in guardia e specifica che lo fa in nome dell'amicizia con Marco, in fondo lei era stata la sua ragazza; le dice di stare attenta, è in pericolo, qualcuno vuole farla fuori. La Rossa conosce le disavventure di Uno e uno e visti i trascorsi, sa che non è propriaménte garanzia di attendibilità, eppure non esita un attimo. La telefonata è una conferma ai suoi sospetti.
Questa soffiata Uno e uno la pagherà cara; lo gonfieranno di botte, lo conceranno per le feste. 
La Rossa prende una decisione: inutile scappare e nascondersi, vuole affrontare il boss che ha fatto ammazzare Marco. Coraggio o disperazione? Sa che è pericoloso, ha paura, ma vuole sapere perché, sembra placarsi soltanto all'idea di riuscire a realizzare la sua vendetta. Si consegna a lui, in fondo la sta cercando. Lo raggiunge direttamente nella sua villa-bunker nell'hinterland: gli chiede perché Marco è stato ucciso. Odia profondamente quel carnefice, quel boss potente che le ha tolto per sempre Marco e che ha condannato certamente lei per l'uccisione di Antonino; non ha più niente da perdere, lo deve distruggere, annientare, solo così troverà pace...

Arriva un punto in cui si diventa esausti, sofferenti, ormai incapaci persino di sperare.
Sembra che niente cambierà, tutto rimarrà uguale,canta Otis Redding in Sitting on the dock of the bay.

C’era una volta in America di Sergio Leone

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