Francesco Cito è un fotografo napoletano classe 1949. Dopo aver frequentato una scuola tecnica, lascia gli studi e inizia a viaggiare per l'Europa fermandosi a Londra nel 1972, dove comincia a dedicarsi alla fotografia, ma anche a sperimentare ogni tipo di lavoro.

Inizia come giornalista pubblicista free-lance per il Sunday Times Magazine, dove si guadagna la sua prima copertina, tratta dal reportage "La Mattanza" (antico modo di pescare il tonno in Sicilia).

Nel 1980, dopo l'invasione sovietica, è uno dei primi fotoreporter a raggiungere clandestinamente l'Afghanistan, viaggiando a piedi per 1200 chilometri con diversi gruppi di guerriglieri.

All’inizio del 1983 è a Napoli per un servizio sulla camorra, lavoro successivamente pubblicato in tutto il mondo. Nello stesso anno va in Libano per riferire sulla spaccatura all'interno del P.L.O. tra i sostenitori di Arafat e i profughi di Abu Mussa.

Nel 1985 si reca in Israele per documentare le condizioni dei palestinesi all'interno dei territori occupati (Cisgiordania/Gaza) nel periodo che precede la prima intifada. Durante questo ciclo viene ferito e ricoverato in ospedale tre volte.

Nell'agosto 1990, per "Venerdì" di Repubblica, è tra i primi fotografi a segnalare lo sbarco americano in Arabia Saudita dopo l'invasione del Kuwait.

In Italia, segue spesso casi di mafia nelle regioni meridionali, ma anche eventi come il Palio di Siena e altri avvenimenti importanti. L’obiettivo poi si focalizza sulla Sardegna, quella fuori dai sentieri battuti, tra il sociale e le tradizioni, lavoro raccolto poi in un fotolibro.

Nel 2007 è invitato dal Governatore di Sachalin (Russia) - l'ex colonia penale dell'isola raccontata da Cechov - a un'opera fotografica sul territorio che illustra la vita e le attività produttive di quel luogo, in seguito alla scoperta dei giacimenti petroliferi.

Francesco Cito non è solo un fotografo, è un custode di immagini, di testimonianze. Una storia fatta da 40 anni di lavoro, di scatti pubblicati ovunque: Epoca, Zeit Mag. Figaro Mag e Life, per citare alcuni giornali per i quali ha collaborato.

Ci sono i reportage che l’hanno visto premiato, come quello, memorabile, sui matrimoni napoletani o quello sui contrabbandieri.

Nel bagaglio di Francesco ci sono i viaggi difficili lungo le coordinate delle guerre, dagli anni Ottanta in poi.

La fotografia di Francesco Cito si nutre della sua dedizione, dei suoi slanci empatici e della sua energia indagatrice.

Mi attrae soprattutto l'uomo in tutte le sue forme, difficilmente ho delle fotografie dove non ci sia la presenza dell'uomo. Il paesaggio fine a se stesso, la cosiddetta natura morta, piuttosto che l'oggetto in sé, mi catturano fino a un certo punto, a meno che nel contesto non ci sia l'uomo o comunque una presenza vivente. Mi interessa che ci sia vita, pulsazione, movimento”.

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Palo di Siena, 1993

Serie Conflitti in Bianco Nero

Reportage Sardinia

Serie People

Nipote di Luigi Giuliano, il boss della camorra al quartiere Forcella (da Matrimoni Napoletani, 1993-1996)

Reportage The Mysteries of Campobasso

 

Pot-Pourri: Fotografia