Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima.
(Henri Cartier-Bresson)


Henry Cartier-Bresson considera André Kertész il padre della fotografia contemporanea, Brassaï il proprio maestro; certo è che André Kertész (1894 - 1985) è stato uno dei fotografi più geniali del XX secolo, colui che ha definito il linguaggio usato ancora oggi nel fotogiornalismo

Scrivere con la luce - come definisce lui stesso la sua arte - è stata.

A 18 anni compra la sua prima fotocamera e dopo il diploma all’Accademia commerciale di Budapest, nel 1915 si arruola nelle file dell’esercito austro-ungarico e documenta la vita di trincea.

Nel 1925 si trasferisce a Parigi, dove intreccia una profonda amicizia con Gyula Halász, già conosciuto con lo pseudonimo di Brassaï, e frequenta Man Ray, Robert Capa, Berenice Abbott, tutti protagonisti dell'avanguardia artistica di quegli anni.

Nel 1928 acquista una Leica ed insieme a Henri Cartier-Bresson inizia a lavorare per la rivista Vu. Nel 1929 partecipa alla prima mostra indipendente di fotografia: con lui Berenice Abbott, Man Ray, Nadar e Eugène Atget, tra gli altri.

Kertész ama vagare per le strade e catturare momenti di vita quotidiana: realizza una serie di scatti in bianco e nero sulle persone che leggono.

Nel 1933 realizza su commissione (per la rivista Le sourire che gli offre cinque pagine da riempire in piena libertà) la serie Distorsion, risultato di esperimenti ottici e riflessi sullo specchio. Influenzato dai dadaisti francesi, Kertész immortala duecento nudi femminili, immagini surrealiste che nascono da una ricerca sulle possibili alterazioni delle forme e dellenormecorporee.

Nato a Budapest da una famiglia ebrea borghese, André Kertész a Parigi conosce il successo, ma nonostante la fama soffre la lontananza dalla famiglia e dall’Ungheria, sviluppando sia nella capitale francese che a New York - dove si trasferirà nel 1936 insieme alla moglie Elisabeth e vi rimarrà per il resto della sua vita - un costante distacco, isolandosi sempre di più
Lavora freelance per molte riviste, tra cui Harper's Bazaar, Vogue e Look; pubblica libri e alcuni anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, si rifugia nella sua casa affacciata sullo Washington Square Park. Munito di telescopio e obiettivi zoom, osserva le persone che lo circondano senza uscire.
Kertész costruisce un nuovo mondo intorno a lui e trasforma il voyeurismo in forma d’arte. Gli scatti dalla finestra - che Kertész raccoglie nel libro From my Window (1981), dedicandolo alla moglie Elisabeth, morta di cancro nel 1977 - rappresentano la contrapposizione tra un uomo che guarda da lontano e le immagini che realizza, tanto profonde e intime da diventare testimonianza di ciò che osserva. 

Lontana dall’impegno sociale quanto dallo sperimentalismo di Man Ray, la poetica di Kertész è carica di significatiantichi”, ma capace di re-inventare il reale con spirito modernissimo. Predilige l’attimo, evoca ricordi e vive della possibilità di mostrare l’intimità della felicità, silenziosa, riservata e inconfessabile.

La sua è una continua ricerca comunicativa: per quanto la strada sia stata il soggetto prediletto delle sue fotografie, Kertész non ha mai smesso di catturare still life - con un concettualismo di alto livello - di-mostrando che ogni cosa merita di essere fotografata, dal profilo dei comignoli sullo sfondo del cielo al gioco di doppi creato dall'ombra di una forchetta in un piatto.

La fotografia è la mia sola lingua. Io non faccio semplicemente delle foto. Io mi esprimo attraverso le foto”.

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Distorsion #41 Self portrait, 1933

Flowers For Elizabeth, 1976

Henry Moore's Shadow, England, 1980

Carnaval, Paris, 1929 (On reading, il libro pubblicato per la prima volta nel 1971 che raccoglie le foto scattate tra il 1920 e il 1970)

New York, 1943 (From my Window, il libro pubblicato nel 1981)

Fork, 1928

Pot-Pourri: Fotografia