Ho incontrato Sartre, la passione filosofica, mettere insieme marxismo ed esistenzialismo: fuggire dall’Università, andare a Mergellina e fare filosofia con i pescatori e i camerieri dei bar che mi chiamavano Socrate. Appena arrivavo si radunavano attorno a me, cominciavano a parlare di questioni filosofiche. Questo è il mio ’68, eliminare caste e rigidità, che ancora c’erano tra gli intellettuali e la gente che lavorava: operai, artigiani e là ho trovato la mia passione filosofica. Ogni giorno si partiva dal concreto, dal particolare e si arrivava all’universale”.

Lina Mangiacapre nasce nel cuore della città di Napoli nel 1946.
Laureata in filosofia e affascinata dalla contestazione studentesca, il suo impegno per il riscatto dell’universo femminile e per l’affermazione dei diritti delle donne la accompagneranno tutta la vita.

Artista eclettica, dedica la sua vita all’arte, percorrendo e nutrendo il panorama culturale femminile, napoletano ed internazionale: pittrice, scrittrice, poetessa, fotografa, musicista, sceneggiatrice, regista di cinema e di teatro, critica cinematografica, giornalista, editrice, artista totale, militante femminista, Lina Mangiacapre ha lasciato una vasta produzione.

Esprime la sua creatività prima nella pittura, con lo pseudonimo di Màlina, poi nel 1970 si firma Némesi come fondatrice del gruppo storico femminista delle Nemesiache, omaggio a Nemesi, la dea greca della “distribuzione della giustizia”.

Nomade tra Napoli, Roma e Parigi, per Lina l'arte e la creatività sono forme di lotta per la liberazione delle donne, sono già politica.
Il gruppo di cui facevo parte era soprattutto senso di libertà, orgoglio di rottura degli schemi, contestazione di qualunque limite rispetto all’arte. Tutto è politica, si diceva. Il nostro discorso era: tutto deve essere arte, la stessa politica deve diventare arte. Il concreto lo incontravi continuamente in una città come Napoli. Napoli è per un artista pane quotidiano”.

Lina, aspetto androgino, look provocatorio e senza tempo: fantasiosi abiti mitologici, dark o punk rock, cilindri e bombette, grandi occhiali a farfalla, ciocche di capelli colorate. La sua originale attività artistica, filosofica e politica (sempre alla ricerca di libertà) rispecchia anche la sua presenza fisica, singolare e affascinante.

Nel 1972 compone “Cenerella”, la prima opera femminista con il metodo dellapsico-favola”, metodo teatrale e di autocoscienza che pone il mito al centro della sua ricerca intellettuale ed artistica. L’opera verrà poi trascritta per il cinema con l’omonimo titolo.

Per Lina il cinema è la sintesi di tutte le arti. Affinità e passione per i suoi riconosciuti maestri, Jean Cocteau e Pierpaolo Pasolini.

Come Cocteau, Lina si ispira all’universo mitologico delle civiltà passate, pratica l’art multiple e ama rappresentare il mondo contemporaneo attraverso le religioni dimenticate.
Quanto a Pasolini, Lina, come lui, ha sempre legato la sua creazione artistica all’azione politica.
Ma Lina ci offre un’originalità sorprendente nei suoi film. Tra i principali: “Follia come poesia” (1979) girato insieme alle donne psichiatrizzate dell’ospedale “Frullone” di Napoli; “Ricciocaproccio” (1981) e “Didone non è morta”.

Uno dei suoi ultimi lavori è stato lo spotDa elettrici a eletterealizzato per la Presidenza del Consiglio in occasione del cinquantennale del voto alle donne.

Nel 1987 crea il Premio Elvira Notari (ora Premio Lina Mangiacapre) tuttora assegnato alla Mostra cinematografica di Venezia.

Muore a 56 anni (il 23 maggio 2002) a Napoli, dove le viene intitolato un belvedere a Posillipo.   

Una personalità incredibile, immensa!

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Lina Mangiacapre dirige sul set diDidone non è morta”. Suoi il soggetto, la sceneggiatura, le musiche e la regia.

Lina Mangiacapre - Dipinto

Lina Mangiacapre - Ph di Augusto De Luca

Nemesiache - Performance poesia alla Gaiola

Lina Mangiacapre - Dipinto

Rassegna del Cinema femminista di SorrentoL'altro sguardo' da lei lanciata nel 1976, primo festival di genere in Europa.

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