I dipinti di Julia Faber (Vienna, 1984) trasportano in un mondo grottesco e surreale. Riferimenti alla mitologia o altri riferimenti storici si mescolano al presente per creare qualcosa senza tempo.

Il suo lavoro si caratterizza per la combinazione di pittura iperrealistica e disegni ad inchiostro. L'artista austriaca si occupa di diversi argomenti come la disciplina, la punizione, la ricerca umana della perfezione e di come cerchiamo di spingere i limiti delle norme e dei tabù.

Attraverso Eva, il Giardino dell'Eden o Prometeo, la creazione umana viene affrontata e re-interpretata ex novo in setting dal sapore "culinario".

Faber spesso interpreta un duplice ruolo di pittrice e attrice, come in “Cyrogenic Afterlife", dove sopporta un bagno ghiacciato di bellezza con gli occhi chiusi. Non solo la tela sembra citare i vecchi maestri, ma l'intera scena evoca "La morte di Marat" di Jacques-Louis David, un capolavoro della storia dell'arte che Faber decodifica con disinvoltura. La pittura storica, uno tra i generi più “considerati”, non è qui il riferimento, ma piuttosto la natura morta, una dimensione meta-pittorica: questi sono gli elementi che fanno brillare ancora di più le sue immagini.

Julia Faber affronta il pubblico senza vergogna con una serie di opere in cui include congegni e dispositivi come cinture di castità, corsetti o aggeggi per migliorare il corpo. Tali gadget hanno sempre affascinato gli artisti e Faber li collega all'ottimizzazione, attingendo all'uomo come a un ibrido tecnico biologico che si programma felicemente verso il proprio optimum e così, liberato dal peso dell'imperfezione, si considera creatore e creatura in uno, un artista di se stesso che riposa in finitudine.

Faber riprende il discorso sugli artefatti e le protesi iniziato da Freud, che nel saggio Il disagio della civiltà afferma: “è la logica del corpo stesso che genera la protesi, il corpo crea la propria tecnologia".

L’uomo è divenuto, per così dire, quel “dio protesi” di cui parla Freud, sicuramente magnifico quando è equipaggiato con tutti i suoi organi accessori, che però non formano un tutt’uno con lui e ogni tanto gli danno ancora filo da torcere.

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