"Contrappunti alla realtà fra avanguardia e figurazione" è il sottotitolo della mostra dedicata ai due fratelli Bueno, visibile fino al 18 settembre 2016, a villa Bardini, Firenze.

La rassegna raccoglie le opere più significative della produzione dei due pittori di origine spagnola (gemelli mancati) dalla sensibilità italiana.

La mostra ripercorre e documenta la parabola umana e artistica dei due fratelli che negli anni Quaranta, in fuga dalla guerra e dal regime franchista, entrarono in contatto con l’ambiente culturale fiorentino.
La mostra approfondisce la sintonia tra i due fratelli mettendone in luce, da una parte, le reciproche influenze, dall’altra, le fasi del distacco che li portarono a scegliere strade stilistiche diverse, già a partire dagli anni Cinquanta (Antonio con la “stagione” delle pipe di gesso, dei gusci d’uovo rotti e altri oggetti di valenza metafisica; Xavier con le composizione scarne, i soggetti rugosi e i chiaroscuri).

Tra Antonio e Xavier la collaborazione fu strettissima all’inizio, come dimostra il Doppio autoritratto realizzato a quattro mani nel 1944.
I fratelli Xavier (1915-1979) e Antonio Bueno (1918-1984) arrivarono a Firenze nel 1940, dopo un’infanzia bohémien trascorsa fra le capitali europee (al seguito del padre, giornalista vagabondo originario dell’Andalucia, e della madre, una fuoriuscita polacca).
Quello che doveva essere un breve soggiorno di studi (un grand tour rinascimentale) diventò per entrambi un’importante esperienza di vita che li convinse a restare nel capoluogo toscano per il resto della loro vita.

Giorgio De Chirico li inserì tra “i pochi pittori talentuosi” che avesse conosciuto: in ordine di tempo, Kandinsky, Picasso, De Pisis e i fratelli Xavier e Antonio Bueno.

I fratelli Bueno: un percorso che fa luce su due personalità messe inspiegabilmente in un piccolo angolo della storia dell' arte del '900.
I due fecero parte del "Gruppo dei pittori moderni della realtà" dal 1947 al 1949 (e fu proprio questa “appartenenza” a creare il pregiudizio che fece torto al loro talento).
Il movimento non era interessato alla pittura astratta (capita da pochi), figlia di una società in sfacelo, ma rivendicava quei valori spirituali e morali senza i quali fare pittura sarebbe stato solo uno sterile esercizio.

Il catalogo della mostra conta sull’introduzione di Philippe Daverio, presidente onorario dell’Associazione Culturale Bueno, con sede a Firenze.

#arte

Antonio e Xavier Bueno - La carrozza, ovvero passeggiata alle cascine, 1942

Antonio e Xavier Bueno - Doppio autoritratto, 1944

Antonio Bueno - Il pompiere alla scuola di Ingres, 1984

Antonio Bueno - La gabbia verde, 1951

Xavier Bueno - Petrolio
Dall’estrazione alla raffinazione. L’intero processo produttivo del petrolio in una tela di venti metri quadrati. Questo mastodontico dipinto ha origini misteriose. Nessun riscontro certo sulla data di realizzazione, collocata a metà degli anni Cinquanta. Un pool di studiosi ha ipotizzato la strada della committenza. Con buona probabilità fu la Royal Dutch Shell (una delle “sette sorelle”) a dare a Xavier l’incarico di realizzare qualcosa di monumentale sull’oro nero. L'opera però, non appare esattamente celebrativa; l’atmosfera è cupa e severa; nasconde un teschio o qualcosa di simile in una delle scene centrali della narrazione. Pare di veder raffigurato un sentore di morte, una premonizione di Xavier: a partire dall’omicidio di Enrico Mattei (padre del petrolio italiano), fino alle guerre del Golfo.

Xavier Bueno - Bambina che grida, 1965

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