Assolutamente incapace a risultare poco interessante. Il suo fascino gallico, le sue fattezze da lupo e quel suo richiamo al ruvido, in agguato sotto la superficie, ci comandano di guardarlo, di guardarlo molto da vicino.

Vincent Cassel ha una di quelle facce con un look completamente diverso in ogni film che interpreta. La cosa non è certamente insolita per un attore di carattere, ma di sicuro lo è per un sex symbol.

“Mi sento come i cosiddetti bad guy che non sono mai del tutto cattivi. Le persone possono agire bene, ma nessuno è veramente e completamente buono. Noi tutti dobbiamo bilanciare qualcosa di oscuro.

Sono scappato da tre diversi collegi prima di entrare in una scuola di circo, e alla fine sono diventato un attore. L'unica cosa che ho imparato in collegio è che non c’avrei mai mandato nessuno dei miei figli.

Quando finalmente ho iniziato a recitare, mi sono reso conto che la scuola di circo mi aveva insegnato qualcosa che un sacco di attori della mia età non avevano: la fisicità. Non sapevano come muoversi.

Recitare non è solo parlare. C'è invece qualcosa di animalesco. Ho imparato che la recitazione non ha niente a che vedere con la bellezza”. V. Cassel

#cinema

Partisan è un film australiano del 2015 diretto da Ariel Kleiman ( e presentato al Sundance Film Festival). Il regista, qui al debutto, crea un mondo che è allo stesso tempo seducente e minaccioso, utopico e distopico.

E’ la storia di un ragazzino di nome Alexander che è il figlio maggiore di una famiglia molto, molto estesa, in cui un singolo e carismatico padre, chiamato Gregori (Vincent Cassel) vive con otto mogli e numerosi bambini (in parte adottati) in un luogo isolato che sembra un’isola “felice” tagliata fuori dal resto del mondo.

Come padre Gregori è attento e premuroso ma i suoi metodi sono estremi. In questo surreale complesso abitativo a metà strada fra una comune e una caserma, i bambini vengono addestrati da Gregori a uccidere. Gregori racconta loro che il mondo è pieno di uomini terribili, motivo per cui essi devono svolgere le loro missioni.

In questo difficile e disturbante ruolo di leader e patriarca di una setta, Cassel riesce a essere insieme credule e umano. Un minuto è comprensivo e aperto, il minuto dopo usa i suoi poteri di persuasione per deformare le menti fragili di suoi bambini killer, posti al centro di un universo adulto assurdo e violento. 

L'odio (La Haine) è il controverso film in bianco e nero diretto da Mathieu Kassovitz nel 1995.

E’ la storia di tre giovani, vittime di uno di quei miserabili progetti di edilizia realizzati fuori Parigi comunemente indicati come la banlieue. I tre ragazzi sono un magrebino, un ragazzo nero e un ebreo dell'Europa orientale: sono sfacciati e divertenti, sono una banda, una di quelle che i francesi chiamano "branleurs", tradotto letteralmente con "segaioli".

Il nucleo della storia è la loro rabbia, contro la polizia, contro una società che li ha spinti ai margini.

Il plot è relativamente semplice: Vinz (Vincent Cassel), l'arrabbiato ebreo, è entrato in possesso di una pistola rubata alla polizia. Minaccia di usarla contro di loro se il suo compagno Abdel muore a causa delle ferite che ha riportato dopo essere stato trattenuto in custodia.

Vinz è incazzato, si vede come un gangster pronto a guadagnarsi il rispetto uccidendo un piedipiatti. Si esercita in maniera maniacale davanti allo specchio a imitare Travis Bickle, il Robert De Niro di Taxi Driver. Il film, pur coprendo circa 19 ore consecutive della loro vita, riesce a raccontare la storia di una società a pezzi: un cult!

Black Swan (Il cigno nero) è un film del 2010 diretto da Darren Aronofsky.

La pellicola è il dark side dell’apollineo balletto classico, un film che disturba, scardina le nostre difese e conquista con una narrazione ansiolitica.

Nina (una indimenticabile Natalie Portman) è un grande Cigno Bianco, ma per interpretare il Cigno Nero deve portare a galla la parte oscura di sé. Archiviate pirouettes, virtuosismi e i cliché da ballettofili; quello che conta in questo film è la sofferenza, fisica e psichica

Black Swan racconta sì di una messinscena del Lago dei cigni di Cajkovskij, ma lo fa mostrando le pulsioni che stanno dietro. È un film sporco dove i tutù si macchiano di sangue, le scarpe di raso sono strumenti di tortura per piedi distrutti da esercizi ai limiti dell’umano. Uno dei motivi di fascino del film è che guarda alla danza classica senza estetizzarla, ma trattandola come pura, brutale guerra, come competizione selvaggia.

La decostruzione delle convenzioni avviene anche per altre strade. Thomas, lo spietato e losco direttore e coreografo della compagnia (Vincent Cassel), non solo non è gay come ci si aspetterebbe, ma è un donnaiolo che regna come un sultano sul suo harem-corpo di ballo: sceglie la prima ballerina e ne fa la sua favorita-concubina per poi buttarla via e passare a un’altra, sulla scena e a letto.

Per questo ruolo Vincent si è ispirato alla figura di George Balanchine, il famoso coreografo co-fondatore del New York City Ballet, il quale aveva fama di manipolatore e usava la sessualità per “dirigere” le sue ballerine.

Mon Roi è un film del 2015 di Maïwenn Le Besco candidato alla Palma d'oro al Festival di Cannes.

Il suo soggetto è la storia d'amore tra due benestanti quarantenni parigini che sono allo stesso tempo la cosa migliore e la cosa peggiore accaduta nella vita dell’uno e dell’altro.

Tony è in pieno recupero dopo un incidente (o tentato suicidio) sulle piste da sci. Il periodo di riabilitazione è un momento di pausa forzata da cui partire per guardare indietro al tempo in cui ha incontrato quello che sarebbe diventato l’uomo della sua vita.

Vincent Cassel è un meraviglioso farabutto e il film sembra proprio costruito intorno alla figura del personaggio che interpreta: Georgio, proprietario di un ristorante, uomo passionale e infantile.

Tony è una donna colta e tenace; cade però nella rete di Georgio, carismatico playboy incapace di vedere oltre il proprio ombelico.

Chi è quest'uomo che amava così profondamente? Come ha fatto ad accettare i continui tradimenti e sopportare questa passione soffocante e distruttiva? “Il dolore non serve a nulla”, le ripete il fisioterapista.

Birthday Girl è un thriller-romance intelligente e irregolare illuminato dalla prestazione magnetica di Nicole Kidman.
Una commedia agrodolce (diretta da Jez Butterworth) del 2001 fatta di dialoghi taglienti e spiritosi, incomprensioni linguistiche e scontri fisici e culturali.

John era un ordinario, timido e solitario impiegato di banca con una piccola casa e una vita costruita sulla routine fino a quando non ha comprato una sposa attraverso un servizio di vendita on-line chiamato "Dalla Russia con amore." E' chiaro fin dal suo arrivo che Nadia non parla inglese (e John non parla russo).

Presto arrivano due uomini misteriosi: suo cugino Yuri (che non è esattamente suo cugino) e il suo compagno di viaggio, l'allampanato e indisciplinato Aleksei (Vincent Cassel). I due sono lì per festeggiare il compleanno di Nadia.

Dopo un alterco violento, Alexei tiene in ostaggio Nadia e chiede un riscatto. John è costretto a rubare dalla banca dove ha lavorato per dieci anni ma si rende conto che è stato vittima di una truffa: Nadia, Yuri e Alexei sono criminali (Alexei è in realtà il fidanzato di Nadia) e hanno già fregato altri uomini. John è fatto prigioniero, denudato e legato alla toilette di un motel!

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Pot-Pourri: Decima Musa