Ci sono interpretazioni che un oggetto ammette e altre che questo non ammette. Un esempio è quello del quadro con dipinta una porta aperta appeso sul muro: può essere visto come un’illusione, come una rappresentazione puramente estetica, ma non può essere creduto come una vera porta cui passare attraverso.

La visione umana è relativa, ma esiste uno zoccolo duro dell’essere, ossia quelle cose che tali sono e tali appaiono.

Il nostro linguaggio, per esempio, ha dei limiti oltre i quali non può andare, come la morte e il silenzio. Secondo le teorie di Louis Trolle Hjelmslev noi usiamo i segni per esprimere un contenuto e questo viene diversificato da lingue differenti ma viene preso da una matrice comune, una pasta amorfa detta continuum.

Prima del linguaggio, il continuum è tutto e nulla. Non a caso, il suo termine danese (lingua madre di Hjelmslev) è mening ovvero “senso, direzione”.
Il continuum ha però dei limiti, delle linee che non può oltrepassare, e perciò non si può dire tutto ciò che si vuole.

#FalsosAmigos #linguaggio #arteconcettuale #filosofeggiando

Tirar non è far muovere qualcosa o qualcuno verso di sé o allontanare da sé qualcosa imprimendogli forza (come tirare un sassolino nell’acqua), ma buttare. Si tira la spazzatura, una camiseta, ma anche un patrimonio
Altro significato del verbo tirar è sprecare: ¡No tires el dinero comprando tonterías!
Solo in un contesto significati e usi di tirar coincidono (in italiano e castigliano) ed è naturalmente quello del calcio: tírame la pelota, passami la palla!

Immagine: Scultura urbana di Urbansolid (Parigi)

Il destino è la meta, il punto di arrivo, la direzione verso la quale un mezzo di trasporto conduce cose e persone. Granada, Gerusalemme o Grenoble, non importa quale, ciascuno ha il proprio, di destino, davanti al tabellone dell’aeroporto o stazione che sia...
Vero è che destino può indicare anche, come nell’uso italiano, l'insieme inimmaginabile delle cause che si pensa determinino i fatti della vita, una catena necessaria e fatale.
Se però qualcuno arriva ad una determinata destinazione e per le più svariate ragioni e dinamiche di vita decide di restarvi per sempre, quel luogo in particolare per quella persona non rappresenta più un semplice destino inteso come destinazione, ma il suo proprio destino, che individuato e scelto, funge da “dimostrazione” di quella forza sconosciuta che agisce irresistibilmente sulle persone e gli eventi. Chissà, forse il Fato e la DestinAzione da qualche parte dovranno pure incontrarsi...

Immagine: Tramvia - dipinto a olio di Marc Figueras

Amo: escludendo la prima persona singolare del verbo amar (che esiste, anche se si preferisce il verbo querer per parlare di quel particolare sentimento), l’amo come oggetto non è un attrezzo per la pesca, ma il padrone, proprietario o possessore di qualcosa. I cani hanno i loro amos. Chi è in affitto si relaziona a un amo.
L’amo (proprietario) i propri inquilini li tiene comunque al guinzaglio o amo, questa volta inteso come uncino! 
Amo però significa anche persona che si occupa delle faccende domestiche. Nella prassi si usa più al femminile, nel senso che ama de casa è quasi sempre una donna.
Amo significa pure persona che gode di molta autorità e influenza.
In sintesi: anche se lo strumento per pescare a forma di ago ricurvo non compare per niente fra i possibili significati, quando c’è un amo di mezzo simbolicamente si parla comunque di tranelli, di pesci grandi e di pesci piccolini!

Immagine: Amo, 2015 - dipinto a olio di Paco Pomet

In italiano rara è una cosa poco frequente. Detto di oggetti o persone, vuol dire che si trovano o incontrano con difficoltà (come uno smeraldo di qualità o un leader illuminato). Invece in spagnolo (si usa anche con il significato di poco comune o eccezionale) quando di una persona si dice che è rara, non gli si rivolge un complimento. Difatti vuol dire che il soggetto in questione si comporta in modo insolito ed è incline a stravaganze. Raro quindi si avvicina di più ai termini inglesi weird e strange. Qualcosa di curioso e bizzarro: algo raro!

Immagine: Stilleven Natura in Posa, 2015 - installazione di Marzia Migliora

Guardar non significa guardare (che in spagnolo si rende con mirar), ma conservare, porre al sicuro, mantenere. Si può guardar un segreto, si può guardar un buon ricordo di una persona, ma anche il dinero o las tradiciones.
Inoltre significa prendersi cura di qualcosa o qualcuno (il take care inglese). Tutti significati che con i verbi del vedere non c’entrano affatto. Solo in un caso guardar si può tradurre con osservare, ma nel senso di rispettare, attenersi: guardar la ley significa osservare la legge.

Immagine: Illustration for Economist special report on debt, 2010 - Marie-Helene Jeeves

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Pot-Pourri: Irregolari