In varie fasi. Vivo

C’era un tempo in cui le parole erano talmente poche che non ne avevamo neppure per esprimere qualcosa di tanto semplice come Questa bocca è mia e tanto meno per domandare Perché abbiamo le labbra unite?

Gli uomini di oggi non immaginano neppure il lavoro che hanno dato questi vocaboli per essere creati. In primo luogo fu necessario capire che c’era bisogno. Poi si dovette arrivare a un consenso sul significato dei loro effetti immediati e, infine, compito che non sarebbe mai giunto a concludersi completamente, immaginare le conseguenze che sarebbero potute derivare, a medio e a lungo termine, dai suddetti effetti e dai suddetti vocaboli.

Le parole sono venute al mondo con un destino nebuloso, vago, quello di essere organizzazioni fonetiche e morfologiche di carattere eminentemente provvisorio, ancorché si ostinino a voler passare, non tanto per se stesse, ma per quello che in modo variabile continuano a significare e a rappresentare, come immortali, imperiture o eterne, secondo i gusti del classificatore.

Questa tendenza congenita si è trasformata, con il trascorrere del tempo, in un gravissimo e forse insolubile problema di comunicazione, sia la collettiva di tutti, sia la privata del tu per tu, per cui hanno finito per confondersi i fischi e i fiaschi, le lucciole e le lanterne, e le parole hanno usurpato il posto di quello che prima, meglio o peggio, pretendevano di esprimere.

Dal che ne è derivata, infine, io ti conosco mascherina, questa assordante baraonda di scatolette vuote, questo corteo carnascialesco di lattine etichettate ma senza niente dentro, o appena, ormai in via di stemperarsi, l’odore evocativo dei nutrimenti per il corpo e per lo spirito che un tempo contenevano e serbavano.

tratto da L’uomo duplicato (romanzo di José Saramago)

#FalsosAmigos #linguaggio #filosofeggiando

El burro non è la sostanza grassa di colore bianco avorio, ottenuta dai grassi contenuti nel latte vaccino. El burro è l’asino, il quadrupede più piccolo del cavallo con le orecchie lunghe e il pelo grigio e ruvido. Sia in spagnolo che in italiano per segnalare una persona ignorante, sciocca o rozza si usa il nostro martoriato mammifero, ma attenzione...
Qui casca l’asino, l’esclamazione che in italiano si usa per sottolineare una particolare difficoltà, un punto critico o anche un tranello - e che si riallaccia al cosiddetto “ponte dell'asino”, da cui gli asini, appunto, rischiano di cadere - in spagnolo si costruisce sempre utilizzando un mammifero, ma, ahimè, di quelli che vengono mangiati anche giovanissimi: ahí está la madre del cordero (qui sta la madre dell’agnello).

In pochi si immaginerebbero la quantità di allegorie in cui l’asino è protagonista. Il simbolismo dell’asino ha radici lontane. In Grecia era considerato l’animale contrapposto ad Apollo, il Dio protettore di ogni armonia e quindi l’asino era visto come l’antitesi dell’equilibrio. L’asino, famigerato per la sua ostinazione e testardaggine, è sempre stato considerato un animale stupido quando invece incarna caratteristiche opposte. Gli asini sono infatti molto obbedienti, intelligenti e sensibili. Sono inoltre molto fedeli al proprio padrone del quale assimilano comportamenti e carattere. Ora sì che è il caso di dire qui casca l’asino!

Immagine: Revenge of the Equine Slaves - illustrazione di Vin Paneccasio 

El compromiso non è il compromesso (in italiano si usa questo termine per indicare il risultato di concessioni da entrambe le parti con lo scopo di trovare un terreno comune, sinonimo quindi di aggiustamento), ma un obbligo o impegno preso con qualcuno, di solito per mezzo di un accordo, contratto o parola data. Difatti questa parola si usa anche per indicare la promessa di matrimonio. In italiano compromesso significa anche “messo a rischio, in pericolo”. Una reputazione compromessa è irrimediabilmente danneggiata. Persino mentire richiede impegno. Las mentiras requieren compromiso. Di conseguenza una mujer comprometida non è una donna compromessa, “rovinata”, ma una donna impegnata, specie se con unos ideales, con unos principios; una donna “lottatrice” e senza paura, che non chiede scusa per le proprie decisioni ed è in grado di raggiungere tutti gli obiettivi che si prefigge.

Immagine: Dan Cretu artwork

Tardar con riferimento al tempo non significa tardare, far tardi, ma impiegare, metterci: no tardes mucho, non metterci troppo, fa presto. Tardar è quello che in inglese si rende con il verbo take. Mi ci sono voluti secoli per farla giusta: it took me ages to get it right!

Immagine: illustrazione di Gabriella Giandelli

Conformarse non si traduce propriamente con l’italiano conformarsi, specie nell’accezione tanto ignobile per lo spirito e la dignità umane di adeguarsi, piegarsi. Di persona che si conforma facilmente si pensa infatti che sia poco coraggiosa, accondiscendente, allineata al “sistema”.
In spagnolo invece conformarse ha più il senso di accordarsi volontariamente a qualcosa o anche accontentarsi. Me conformo con poco: mi accontento di poco. Addirittura si usa questo verbo per dirsi in accordo con un'altra persona, essere dello stesso parere e opinione.
Nell’uso spagnolo a questa parola si associa, quindi, più la dinamica positiva del sentirsi appagato e soddisfatto che quella negativa e limitativa del sentirsi frustrato e ridimensionato.
E’ utile un aggancio al latino. Conformàre è composto della particella cum, con, insieme e forma, figura, fattezza: formare in modo armonico, configurare, adattare.
In spagnolo per rendere l’idea di uniformarsi si preferisce il verbo adaptarse.
Su conformismo e anticonformismo anche l’etimologia sembra “incontentabile”. Per dirla con Judy Garland “sii la versione originale di te stesso, non la brutta copia di qualcun altro”.

Immagine: Domenica pomeriggio - illustrazione di Gerhard Glück

In spagnolo cura come sostantivo maschile significa prete cattolico. El Cura è il sacerdote. Non c’è che dire: almeno sul piano del linguaggio c’è un’assunzione di responsabilità ben individuabile!
Cura in italiano è unicamente un sostantivo femminile. La cura significa in primo luogo “Interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostre attività fisiche”. Riguardo, attenzione e impegno sono le parole semanticamente più vicine.
La cura è anche Il complesso dei mezzi terapeutici e delle prescrizioni mediche che hanno il fine di guarire una malattia (sinonimo quindi di terapia, ma con significato e uso più ampî).
La parola italiana “cura” in uso nel “lessico spirituale” non indica il ministro di Dio, la persona fisica alle cui cure si consegna il governo delle coscienze. In italiano con “cura” ci si riferisce semmai all’insieme dei fedeli affiliati al parroco: avere una cura numerosa è infatti un modo di dire.
Sintetizzando le cose in maniera inverosimile: in una cura numerosa “el cura” potrà mai riuscire ad aver adeguatamente cura di tutte le anime?

Immagine: Lorenzo Vitturi ph (serie On the Border)

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