Ghada Amer (classe 1963) è un’artista rivoluzionaria.
Nata al Cairo, di stanza a New York, prende le distanze dal suo background culturale, sociale e religioso nella sua lotta per l’emancipazione della donna.

Non è un caso l’uso del ricamo nella realizzazione delle sue opere: rappresenta la provocazione più grande per riflettere sull’oppressione nei confronti delle donne. 

A metà degli anni ‘80, Ghada Amer - studentessa all'École Pilote Internationale d'Art et de Recherche di Nizza - avrebbe voluto frequentare un corso di pittura, ma le fu negato, in quanto le iscrizioni erano precluse alle donne: “just men, men, men, men” - come riferisce l’artista anche in merito ai suoi studi di storia dell’arte in cui nessun riferimento alle donne è stato possibile rintracciare.

E’ allora che decise - in maniera provocatoria - di ricamare quello che non poteva dipingere.
Ghada Amer prova a farsi strada nel mondo dell’arte usando l'ago come pennello e il filo come vernice: vuole raccontare la donna del ventesimo secolo, pronta a far carriera, a impegnarsi socialmente e politicamente, soprattutto libera e disinibita sessualmente. La sua arte è la sua critica alla concezione della donna, tanto nella visione orientale quanto in quella occidentale.

Alla maniera di Andy Warhol e Roy Lichtenstein, Ghada Amer trae le immagini da riviste erotiche, film d’animazione e pubblicità; realizza i suoi disegni, li tesse su tele e unendo colori acrilici dà vita a dipinti apparentemente astratti.

Fili colorati proteggono dalla visibilità immediata le immagini esplicite di donne intente a procurarsi piacere, seni in primo piano e gambe aperte: un gioco tra visibilità e invisibilità che non toglie forza al messaggio che Amer urla attraverso le sue tele erotiche.

Un estremismo del femminismo che spesso esclude l’immagine maschile non a caso, concentrandosi sul piacere femminile. Un linguaggio che si guarda bene dal muovere critiche al “sesso forte” e che ha piuttosto l’obiettivo di riflettere sul ruolo delle donne nella società, la censura e il sesso.

Alcuni dei suoi lavori contengono citazioni di donne simbolo del femminismo, dalla scrittrice e psichiatra egiziana Nawal El Saadawi, al movimento di protesta ucraino Femen.

“Donne non si nasce, lo si diventa” è a malapena leggibile sullo sfondo di Rainbow Girl. Il testo - tratto da Il secondo sesso di Simone de Beauvoir - reso quasi illeggibile dall’ombra di una donna ricamata, si traduce in una riflessione sulla difficile condizione della donna, percepita come oggetto sessuale e paradossalmente scandalosa quando si trattano temi come Erotismo e Femminilità.

#ricamo #emancipazione #erotismo #illustrazione

You, My Love, 2011

Trini, 2005

Intimate Confessions, 2000

Ma lune noire (in collaboration with Reza Farkhondeh), 2016

Snow White without the Dwarves, 2008

Who Killed Les demoiselles d'Avignon, 2010

Pot-Pourri: Irregolari