Napoli mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada.
Ma anche per l’energia che ribolle dovunque, in ogni angolo della città.
Andy Warhol

Vincenzo Noletto è un fotografo per caso (o per destino).

Ex dipendente di uno store della Apple, si ritrova disoccupato da un giorno all’altro. Decide di intraprendere un viaggio per l’Irlanda, portando con sé una macchina fotografica, un modo come un altro per resettare il passato e ricominciare una nuova vita.

Rientrato in Italia, inizia a condividere gli scatti che ha fatto tra Cork e Dublino e, imbattendosi nel progetto “Humans of New York”, pensa di realizzarne la versione partenopea. Comincia quindi a scattare foto ai Napoletani di Napoli, precisamente gli “Humans of Naples”, un’idea finalizzata a dare un’identità alla città che lo ospita da tanti anni (lui è originario di Portici).

Tutto è iniziato quando ho partecipato al progetto Erasmus. Tutti, appena sentivano nominare Napoli, storcevano il naso o si lasciavano andare a commenti poco gradevoli, scivolando nei soliti luoghi comuni”.

Rispetto all’idea originale, ha introdotto quattro domande personali (sempre le stesse) che ha rivolto ai protagonisti della sua serie: la formula di Vincenzo Noletto per aprire una finestra sulla loro “umanità”. Oltre a dare in prestito i loro volti, i napoletani parlano e si confessano: un identikit intimo per questo inedito esperimento di metafotografia, dove la gente è protagonista di se stessa.

Un affresco fotografico che è anche un racconto collettivo: il progetto nasce dal desiderio di far capire che i napoletani non sono solo quelli che vengono dati in pasto al mondo dai media.

Sempre sospesa tra stallo e voglia di rivincita, la città, per una sua caratteristica intrinseca, ha sempre cercato di esorcizzare i propri problemi con l’arma dell’ironia. Questo non vuol dire che Napoli coincida con la burla, la strafottenza, o peggio ancora, con il crimine.

Se si continua a dire che a Napoli non si può camminare perché ti piomba addosso una pallottola pè scagn' (ovvero per errore), alla fine passa questa idea che poi è molto lontana dalla realtà, dai fatti concreti.

Napoli è una babele ed è diversa da quartiere a quartiere. Tanto scombinata quanto tranquilla, non la si può identificare in maniera stabile ed univoca.

Napoli è un melting pot folle e ineguagliabile. Ogni volto custodisce una storia. I napoletani - in questa serie - vengono ritratti nei background più comuni: il bar in cui giocano a carte o bevono una birra, il negozio in cui lavorano o il vicolo in cui abitano, ciascuno con la proprio vissuto, i propri difetti e le proprie aspirazioni. Storie diverse che si amalgamano bene grazie alla sensibilità di Vincenzo Noletto.

A metà strada tra l’inventario fotografico e la ricerca antropologica: "Humans of Naples" è una sorta di enorme mosaico del capoluogo campano. Ogni tassello è fondamentale a restituire questo collage complicato e incantevole che è Napoli, troppo spesso lacerata dai pregiudizi e banalizzata dai cliché.

#napolismi #fotografia #VNoletto

FRANCESCA #648
Qual è la cosa più bella che hai fatto nella tua vita?
Una volta, camminavo su Via Duomo con un mio amico, mangiando susine che poi ci sputavamo addosso, sono stata molto felice in quel momento. Quando sei felice, ti fermi e lo sai, ti scorre addosso. Ridevo di gioia, faceva caldissimo, tutta azzeccata di susine addosso, però è stato troppo divertente. Ci sono stati dei turisti che ci hanno fermato e si sono messi a ridere, gente che è scappata, fatti simpatici.

Qual è la cosa più brutta che hai fatto nella tua vita? Mi vengono in mente due cose: quando mi hanno ridotto la frattura di un dito del piede a freddo e di quando una volta a Londra, in un trenino che portava da Victoria Station a Hidro a Londra, stavo malissimo (avevo pure dormito pochissimo) e presi un taxi che ballava tantissimo, avevo bevuto un sacco di birra e sono andata nel cesso del treno, convinta di dover vomitare, e in realtà ho cagato. Dopo mi sentii molto meglio, ma l’agonia su quel treno è stata bruttissima. Brutto, brutto proprio.

Cosa ami fare? Tante cose, nella mia vita però la cosa più importante è scrivere. Mi sento libera di dire le cose che non riesco a dire, certe volte scrivo determinate cose che se le leggessi o le dicessi mi sembrerebbero brutte, strane, quasi fuori luogo. È quasi un riassunto dei miei pensieri. Non andrebbe detto tutto quello che si pensa, ma alcune cose necessariamente vanno dette, per me è sempre stato difficile dirle, scriverle no. 

Cosa odi fare? Stavo per risponderti nel modo più banale del mondo con un “odio fare le pulizie domestiche”, ma oggi invece ho tratto un estremo piacere a fare questa cosa. Odio litigare. Odio l’ultimo sorso della birra, quello che sa di merda, quello che bevi lo stesso perché fa comunque peso, alcolicamente parlando, anche se è pessimo, orribile, magari anche caldo. Odio quando voglio fare le coccole al gatto e mi scansa, e lui lo sa.

ANTONIO #592
Qual è la cosa più bella che hai fatto nella tua vita? Tagliare i capelli ad un amico mio sotto ad un lampione di un parco, un parco vero. Avevo 13 anni. Qual è la cosa più brutta che hai fatto nella tua vita? La prima volta che ho rovinato i capelli ad una persona, mi sono sentito male. Ma ci sta, chi non fa non sbaglia.

Cosa ami fare? Il mio lavoro, fare il barbiere. Ho cominciato a 11 anni, in prima elementare già stavo con le forbici in mano. Cosa odi fare? Odio guidare le moto.

FRANCESCA #464
Qual è la cosa più bella che hai fatto nella tua vita? Il mio primo film, “Come due coccodrilli” di Giacomo Campiotti, a cui ho partecipato come assistente volontaria. Il primo film, come il primo bacio, non si scorda mai. Qual è la cosa più brutta che hai fatto nella tua vita? Mentire, ho mentito ad una mia cara amica e per un periodo l’ho persa. È stata doloroso recuperarla e da lì ho capito che è meglio non dire bugie.

Cosa ami fare? Nuotare, mi è sempre piaciuto. Mi piace da quando ero piccola, forse dalla pancia di mia madre. Cosa odi fare? Odio dover fare le cose per cui altre persone mi obbligano, e poi stirare.

MANUEL #486
Qual è la cosa più bella che hai fatto nella tua vita? La sto facendo adesso: aiuto la mia ragazza che adesso è incinta. Qual è la cosa più brutta che hai fatto nella tua vita? Ho rubato, erano i tempi della scuola con i miei amici. Na cosa accussì, 'na cos 'e nient (Una cosa giusto per farla, una cosa di poca importanza).

Cosa ami fare? Giocare a calcio, sono portiere fin da piccolo. Ho cominciato per strada, avevo 7-8 anni. Cosa odi fare? Mi piace fare tutto, ma mi da fastidio perdere tempo per lavare i panni.

ANITA #476
Qual è la cosa più bella che hai fatto nella tua vita? Esser riuscita ad accudire i miei figli. Qual è la cosa più brutta che hai fatto nella tua vita? Essermi innamorata dell’uomo sbagliato, sono anni che provo a tirarlo fuori dalla mia vita, ma ancora oggi non sono riuscita a rimediare a questo errore.

Cosa ami fare? Amare le persone che mi amano veramente. Cosa odi fare? Vedere l’ipocrisia, la falsità delle persone. In tanti si avvicinano a me e alle mie carte, la maggior parte lo fanno solo per i fatti loro e per soddisfare il loro egoismo.

SANTIAGO #580
Qual è la cosa più bella che hai fatto nella tua vita? Non so davvero dirti quale sia la cosa più bella che ho fatto nella mia vita, in assoluto. Oggi ti direi fare street art tra le persone, domani non lo so. Qual è la cosa più brutta che hai fatto nella tua vita? Essere stato male per tutti i problemi legati all’amore e alle ragazze che mi hanno lasciato.

 

Cosa ami fare? Stare tra la gente, fare cose che mi facciano stare tra le persone, come le installazioni di Maradona che ho appena completato. Cosa odi fare? Avere a che fare con la gente falsa.

 

Pot-Pourri: Napolismi