Che possa esserci un collegamento o un gioco di déjà vu incrociati tra The Magic Mountain e Alex Colville - pittore canadese di cui si è già trattato considerando il parallelismo con l’opera di Kubrick - è l’altra stimolante ipotesi che si vuole considerare.

Una celebrazione della notte di Valpurga (in tedesco Walpurgisnacht) si svolge in The Magic Mountain di Thomas Mann, in particolare in un sogno che ricorda le atmosfere estreme di Shining. Il sogno si ha mentre il protagonista Hans Castorp si trova al Berghof, una casa di cura tra le montagne svizzere.

Un altro topos della letteratura tedesca è la Venus Mountain (Venusberg) che compare anche nell'opera di Richard Wagner, Tannhäuser.
Questa montagna è un "paradiso infernale", un luogo di lussuria e abbandono, dove il tempo scorre in modo diverso: il visitatore perde ogni senso del tempo e anche se pensa che la sua permanenza duri solo poche ore, quando finalmente lascia la montagna, v’ha invece trascorso sette anni.
Anche Castorp, che in origine aveva programmato di rimanere al Berghof per tre settimane, lo lascia solo dopo sette anni.

Il punto culminante della seconda parte del romanzo di Mann è forse il capitolo sul sogno di Hans Castorp, della sua allucinazione che è quasi una morte, in mezzo alla bufera di neve in cui si perde.
Nel sogno prima viene cullato dal calore di una felice festa primaverile a cui partecipano molti giovani, poi cambia drammaticamente, diventando un incubo in cui due streghe lacerano e divorano un ragazzo.

Certo, Hans Castorp si sveglia in tempo (sarebbe morto di ipotermia se il suo sogno fosse rimasto felice e beato), fugge dalla tormenta e torna al Berghof. Ma ripensando a quanto successo, conclude che "per rispetto alla bontà e all'amore, l'uomo ha l'obbligo di non concedere alla morte il dominio sui propri pensieri". Presto dimentica questa frase, quindi per lui l'evento della tormenta rimane un puro intermezzo. Ma per Thomas Mann stesso la frase (che in tutto il romanzo è l'unica in corsivo) rimane importante.

Quella che Hans vive non è una nevicata, ma una bianca tenebra caotica, uno scompiglio, un eccesso fenomenico.
Thomas Mann definisce Hans Castorp "colui che cerca e interroga, che percorre il cielo e l'inferno, che tiene testa al cielo e all'inferno e stringe un patto col mistero, con la malattia, col male; alla ricerca del supremo, del sapere, di conoscenza e iniziazione.

Camminando cieco nella tormenta, Hans si rende conto di essere entrato in un cerchio quando si imbatte in una capanna due volte.
L'orologio che Hans porta sempre addosso un giorno cade, si ferma e lui non lo fa neppure riparare. Non c’è più bisogno di misurare il tempo.

In Man on Verandah - un dipinto di Colville del 1953 - l’uomo sembra anche lui reduce da un lungo periodo in un sanatorio. Simile al gatto che osserva della stessa veranda, il suo sguardo o la sua ricerca sembrano non aver più alcuna frontiera.

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Man on verandah

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Pot-Pourri: Arte Contemporanea