Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza,
prova a dormire con una zanzara.
Tenzin Gyatso - XIV Dalai Lama

E’ vietato restare indifferenti alle esigenze di natura morale. Nel campo del “soprannaturale” nessuna domanda è necessaria o consigliata. Quello che è obbligatorio è supplire all’inevitabile deficienza che ci caratterizza quando cerchiamo di darci delle risposte (vincolanti per tutti) in merito a cosa sia la giustizia e quale sia il senso dell’esistenza.

Nessun jingle è più virale di questo: che peso hanno gli uomini sulla bilancia della vita? Eppoi: si può credere fermamente in qualcosa senza sfociare nel fanatismo? In fondo anche un innocuo collezionatore di sottobicchieri è un fanatico! Quindi: è realmente il fanatismo un pericolo da scongiurare?

E’ arrivato il momento di parlare di ricerca interiore, di passione, di disperazione, ma anche di ossessione.

Le persone la cui fede dipende da un vero e proprio Gesù storico chiedono sempre una "prova", una giustificazione, qualcosa di tangibile che dia significato alle loro esistenze.

I film dichiaratamente religiosi (che poggiano su testi esegetici) sono potenzialmente dannosi per coloro che non hanno sviluppato una matura comprensione della loro fede.
Questo è un percorso che invita ad andare oltre i diversi comportamenti automatici dietro ogni credenza e a sperimentare invece una profondità più vera e più libera; un percorso a volte bello, a volte terribile, come qualsiasi percorso di conoscenza deve essere.
Ci accompagna in questo viaggio una fede laica e non dogmatica: la convinzione che solo la conoscenza della nostra identità possa dare l'immortalità a coloro che la posseggono. Questa può essere solo il dono di una consapevolezza che non si accontenta di formule facili o premi attraenti e che è figlia di un bisogno di assoluto radicato e radicale che scaturisce dall'esercizio della semplice ragione, una facoltà che non ha bisogno di miracoli o divieti per sentirsi veramente universale.

Le religioni, si sa, hanno molte verità. Tutte sono “giuste”, tutte sono “sbagliate”. Le interpretazioni seguono le tensioni e i loop del postmodernismo. Le nozioni di fatto, verità e obiettività sono diventate un residuo “antiquato” dell'Illuminismo. Purtroppo molte persone e le attuali tradizioni di fede continuano nella visione dualistica del mondo.

Questo cineforum sui generis cerca di illuminare il significato della vita e i misteri delle relazioni umane all’ora di incontrare il sacro nelle sue molteplici forme: nel coccodrillo che mangia il proprio piccolo, nel granchietto che ti solletica la caviglia, nell’amica che perdona la tua vanità, come nello sgarbo che ricevi da chi stimi. Anche l’elettricità di un passante che sul binario ti sfiora il gomito può colmare di infinito!

Nessuna denominazione particolare, tradizione religiosa o ideologia politica domina le scelta dei titoli proposti. Si tratta piuttosto di un mix di voci: il cristianesimo progressista, l'ebraismo e le prospettive socio-politiche secolari. Le intuizioni da queste prospettive rivelano le complessità postmoderne dei significati, delle comunità e delle responsabilità sociali.

In definitiva questo genere di film che indaga sulla spiritualità affronta il modo in cui la gente decide di vivere il proprio quotidiano. Tutte le scelte sono ben accette tranne una, che può entrare solo se perfettamente camuffata: l’intolleranza!

#cinema #filosofeggiando

Se Dio vuole è un film di Edoardo Falcone del 2015.
Marco Giallini è perfetto nel ruolo del chirurgo tutto bisturi e raziocinio. Si chiama, guarda caso, Tommaso; è un ateo accanito e quando il figlio (uno studente di medicina che promette bene) gli comunica che vuole farsi prete, il mondo gli casca addosso.
A incoraggiare questa scelta è tale Don Pietro (Alessandro Gassmann), un carismatico prete che pratica il sacerdozio in mezzo alla gente ed è capace nell’impresa impossibile di farsi ascoltare dai più giovani.
Tommaso è convinto che sia un truffatore e che gli abbia fatto il lavaggio del cervello. Si mette in testa di smascherarlo per far cambiare idea al figlio sul sacerdozio.

Le situazioni che si vengono a creare tra lui e questo guru moderno sono esilaranti e poetiche.
Tommaso, che è convinto che il figlio stia per buttare alle ortiche una brillante carriera per inseguire una chimera, si ricrede ben presto.
Don Pietro non è né un losco, né un incantatore di serpenti. E’ invece un puro, uno che crede nelle cose semplici, è disponibile e caritatevole.
L’amore spesso cambia il nostro modo di pensare! “Guarda, toccami”, dice Gesù a Tommaso, “e non continuare a essere incredulo”.

Diretto da Henry Bean, The Believer (2001) è un film sulla fede: fede nel bene, fede nel male o fede nel nulla. Ryan Gosling ha il ruolo di Danny Balint, un giovane neonazista con una visione del mondo fortemente antisemita. Il caso vuole che sia anche un ebreo. Danny è un uomo che non sa cosa credere: le sue radici ebraiche o la sua filosofia skinhead?

Il film inizia con una sorta di apertura biblica mentre Danny solleva un manubrio col braccio destro. La scena annuncia subito il conflitto sia del film che del suo carattere principale. Guardare un sollevatore di pesi può sembrare un’apertura ridicola, ma Danny lo fa in un momento o punto in cui a malapena può continuare. Mentre si sforza di alzare il braccio e superare il dolore che cresce nel suo corpo, si sentono alcune voci del suo passato. Lo si vede come un giovane ragazzo che discute con il suo insegnante per sapere se Dio abbia veramente voluto che Abramo uccidesse il proprio figlio nella Terra di Mezzo). Uno degli studenti dice che quello è solo un test della fede di Abramo e della sua devozione a Dio. Danny, d'altra parte, offre un punto di vista radicale dichiarando: Non si tratta della fede di Abramo. Si tratta del potere di Dio. Dio disse: "Tu sai quanto sono potente io? Posso farti fare qualsiasi cosa voglia, non importa quanto stupida. Persino chiederti di uccidere tuo figlio. Perché sono tutto e tu non sei niente”. Il tentativo di Danny di sollevare il manubrio l'ultima volta è faticoso, ma un successo. E’ nel tentativo di conquistare e subire il dolore, che Danny si realizza. È come se lui cercasse di diventare qualcosa di più che umano...

Le mele di Adamo (Adams Æbler) è una commedia grottesca danese del 2005 diretta e scritta da Anders Thomas Jensen. Il film ruota attorno al tema del Libro di Giobbe.

Al neo nazista Adam è stato concesso (come alternativa alla prigione) di partecipare ad un programma di riabilitazione, dove si unisce all’aggressivo rapinatore di stazioni di benzina Khalid e all’ex tennista alcolizzato Gunnar. La comunità è guidata dal sacerdote Ivan che crede fermamente e ciecamente nella bontà dell'uomo.

Ivan dice a Adam di scegliersi un obiettivo. Adam sceglie l'obiettivo di cuocere una torta di mele. Ivan accetta, ma precisa che dovrà anche prendersi cura del melo. Adam ha serie difficoltà a mettere il pratica il suo semplicissimo compito perché i corvi attaccano le mele e poi quelle che rimangono vengono sistematicamente mangiate dai vermi. Il misantropo nazista è particolarmente irritato dalla gioiosa maniera di vivere di Ivan, dall'eccessivo ottimismo e dal suo facile perdono. Si fissa come obiettivo personale di rompere lo spirito del sacerdote e di schiacciare la sua fede.

Adam scopre che la vita di Ivan è stata molto difficile. Cresciuto come vittima di un abuso, ha un cancro terminale al cervello ed è il padre vedovo di un bambino gravemente disabile. Il cinico medico del villaggio teorizza che Ivan ignori volutamente la realtà (incluso il tumore) e veda tutti i problemi come prove del diavolo, alle quali lui reagisce. Adam attacca psicologicamente il sacerdote citando il Libro di Giobbe, suggerendo che è Dio a odiarlo, non il diavolo.

Adam in un primo momento si rallegra di esser riuscito a metterlo k.o., ma presto si rende conto, suo malgrado, dell’influenza positiva che il parroco ha nelle vite di chi lo circonda. Quando alcuni membri della banda neonazista di Adam visitano la chiesa, il prete viene accidentalmente sparato nell'occhio.

All'improvviso colpito dal senso di colpa, Adam decide di cucinare La Piccola Torta di mele per Ivan, usando la singola mela sopravvissuta ai disordini sequenziali che si sono verificati durante tutto il film. Quando arriva all'ospedale trova il letto di Ivan vuoto. Il prete è in giardino, il proiettile che lo ha colpito ha rimosso con cura chirurgica tutto il tumore.

Kreuzweg - Le stazioni della fede è un film drammatico tedesco del 2014 diretto da Dietrich Brüggemann.
Diviso in 14 capitoli che hanno come titolo le diverse stazioni della via crucis (Gesù è condannato a morte, Gesù caricato sulla Croce...), è la storia di Maria, un’adolescente (abusata emotivamente) che lotta con le questioni della vita, della morte e della fede.

La ragazza vive una routine quotidiana rigorosa dominata dalle regole della Società di San Pio V. La madre è una maniaca del controllo. Il padre è senza spina dorsale e uno dei suoi fratelli è muto.
Poi c’è il simpatico e curioso Christian, della biblioteca della scuola, che propone alla ragazza di andare alle prove del coro con lui, anche se in una chiesa diversa dove non si canta solo Bach, ma pure soul e gospel: musiche che potrebbero avere "influenze sataniche". Maria si prepara per la sua cresima cercando di essere all'altezza delle aspettative impossibili fissate dal suo prete e dalla sua famiglia. Maria è esile, fragile e contemplativa. Il parroco le parla continuamente di tentazione e peccato.

Un’educazione religiosa ultra intransigente può essere fatale. La ragazza si trova bloccata tra le pulsioni della sua età e i duri insegnamenti familiari. Maria vuole fare la cosa giusta e anela ad essere vicino a Dio, prende quindi una decisione drastica: vuole raggiungere il cielo.
La storia vuole suggerire che la religione può sì offrire una stampella o conforto nei momenti difficili, ma, allo stesso tempo, può anche soffocare ogni tipo di crescita personale. Il film non è una condanna a titolo definitivo della religione, ma piuttosto un’osservazione critica sugli effetti devastanti che una stretta “osservanza” religiosa può comportare.

Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament) è una black comedy del 2015 (diretta da Jaco Van Dormael) che riscrive il mondo e cambia lo status quo.

Dio vive in un appartamento a Bruxelles insieme alla moglie (che fa finta di essere ebete e verso la quale si comporta in maniera ignobile) e alla figlia di dieci anni Ea, da cui è emotivamente e fisicamente avulso.

Dio è un sadico maledetto che ha creato l'umanità all’unico scopo di avere qualcuno da tormentare. Manipola la realtà attraverso un computer al quale i familiari non possono accedere. Un giorno Ea scopre il modus operandi del padre. Decide di ribellarsi. Ruba la chiave del suo ufficio e accede alle date di morte di ogni uomo nel mondo programmate nel suo database. Tutti ricevono un messaggio di testo che li informa esattamente su quando moriranno. Blocca il computer e scappa dalla casa bunker paterna attraverso una lavatrice che fa da tunnel al mondo esterno. Camminando per le strade di Bruxelles, Ea decide di seguire le orme del fratello Gesù e vuole scrivere un Nuovo Nuovo Testamento. Seleziona sei apostoli per raccontare le loro storie di vita.

Dio è sconvolto quando scopre che a causa di Ea non può più tormentare gli esseri umani. Lascia l'appartamento usando lo scivolo della lavanderia e nel mondo reale soffre tutti i maltrattamenti e le frustrazioni che ha creato per l'umanità. È assalito da tutti coloro che incontra. Scopre che il tunnel per il ritorno al suo appartamento è scomparso e lui è intrappolato sulla Terra impotente e solo. Trova riparo in una chiesa, dove subisce, a causa di una critica oltraggiosa all’indirizzo di Gesù Cristo, la violenta e insensata reazione di un sacerdote. Dio finisce deportato in Uzbekistan con un gruppo di immigrati clandestini!

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Pot-Pourri: Decima Musa