“L’artista non deve cercare risposte al senso della realtà:
al contrario, deve rendere ambigua una cosa che sembra semplice, e viceversa”.

Ansie, lo spaesamento culturale, la sensazione di stare a guardare Il tramonto dell'Occidente: i quadri di Enrico Robusti (Parma, 1956) vogliono rappresentare la voce di una società, o meglio il suo grido.

Di lui si sono occupati, fra gli altri, Federico Zeri e Vittorio Sgarbi. Ha partecipato alla Biennale di Venezia del 2011. Oltre che in Italia, ha esposto a Londra, in Svizzera, Germania e Olanda. In questo bar non si fa credito - una sua tela di quasi 11 metri - è presente al Museo della Follia di Napoli.

Difficile immaginare un pittore italiano contemporaneo più morbosamente pulp e visionario di Enrico Robusti. L’attitudine al disegno è per lui qualcosa di assolutamente naturale, perché è passato alla pittura dopo aver transitato per studi classici e giuridici (è laureato in Legge).

Nel suo stile si ritrovano tante influenze: Grosz, Klimt e Van Dyck, per citarne alcune.

Il capogiro prospettico delle sue opere è votato a un estremo espressionismo. Nelle scene che ritrae ricorrenti sono il cibo, la gente che strafoga, si ammassa e si consuma in salotti da incubo, i palpeggiamenti, la carne, i soldi e l’Italia dei siparietti.

Interessanti sono anche i titoli delle opere che confermano la sua vocazione letteraria e la sua fissazione per il potere della parola: Se penso che domani dovremo pagare l'affitto avverto un senso di vertigine. Signorina! Il suo profumo mi ha agganciato come un pesce gatto.

#arte #follia

Tragico destino di una gallinella ripiena

Ah, signora Giovannina, che piacere rivederla!

Che grande cozzata!

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Pot-Pourri: Arte Contemporanea