Nel 1919 Karl Jaspers in Psicologia delle visioni del mondo descrive la follia come una forma di esistenzaparticolare”. Tre anni dopo, in un celebre saggio su Van Gogh, scrive che la schizofrenia ha scatenato nell’artista olandese forze prima inibite, determinando “un plus di creatività”. Come a dire che il talento di un'artista, proprio grazie alla follia, raggiunge vette di una genialità se non più intensa, certo di speciale autenticità: “Così come la perla nasce dal difetto d'una conchiglia, la schizofrenia può far nascere opere incomparabili”.

Negli stessi anni in cui Karl Jaspers imprimeva un sigillo indissolubile all’associazione arte-follia, Walter Morgenthaler pubblicava uno studio sulle produzioni artistiche degli alienati psichici.
Docente di psichiatria all'Università di Berna e dal 1908 attivo presso il manicomio di Waldau, il dottor Morgenthaler incanala il proprio interesse clinico sulla creatività espressiva di Adolph Wölfli, che vive ormai presso quel manicomio dal 1895.

A trentuno anni, Adolf Wölfli (1864 – 1930) - accusato di molestie e stupri e dichiarato schizofrenico - viene internato nell’ospedale psichiatrico di Waldau dove inizia a disegnare, scrivere e comporre musica lavorando giorno e notte fino al 1930, anno della sua morte.

Il dottore-pioniere dedica a Wölfli un'interessante monografia dal titolo Un artista alienato - una monografia artistica più che uno studio psichiatrico - attraverso cui, nel 1921, lo fa conoscere al mondo dell’arte.
Ne esce un'interpretazione rivoluzionaria sull'approccio tra creatività e malattia mentale: per Mangenthaler l'artista vaanteposto all'alienato”. Le opere di un pazzo vengono considerate creazioni artistiche: un fatto epocale per quei tempi.

Lo studio di Morgenthaler si incentra soprattutto su come un individuo privo d’istruzione (se non estremamente elementare), pedofilo, alcolista, violento e psicotico possa essere allo stesso tempo brillante pittore, scrittore e compositore. E soprattutto su ciò che porta il soggetto ad apparire ancora più interessante: la completa assenza di tutte queste forme espressive prima del suo ingresso in manicomio.
L’arte è stata per Wölfli il calmante, ciò che allontanava provvisoriamente le allucinazioni e controllava l’aggressività, l’immersione in un mondo parallelo, calmo e felice.

Wölfli realizza in trent’anni 1300 disegni, quaderni di scritti, una biografia dal titolo La leggenda di Sant’Adolfo: la sua è una produzione maniacale enecessaria”. 
I suoi lavori sono quasi sempre mandalici, posseggono un centro dal quale si irradia tutta la composizione, come a voler restituire un ordine ormai perduto alla sua vita. Oltre ad elementi grafici, nelle sue creazioni inserisce anche testi e note musicali.

l suo talento ha fatto in modo che Dubuffet ne riconoscesse subito il valore per decidere di farne, nel 1945, uno dei principali esponenti della sua collezione di Art Brut, attualmente esposta a Losanna.

La figura di Wölfli - controversa e certamente anticipatrice nella storia dell’arte - ha interessato, oltre che Dubuffet, Freud e Breton.

Il rapporto tra malattia mentale ed espressione creativa ha una lunga storia e c’è ancora molto da approfondire nel mondo dell’arte e in quello della psichiatria.

Fare arte è un’espressione irrazionale dell’essere umano, dunque l’Artista è Pazzo per definizione? O si è artisti al di là della malattia mentale?
La follia nell'arte rimane un quid indefinito e indefinibile.

#Confined #follia #ArtBrut

Adolf Wölfli - Art Brut

Adolf Wölfli - Art Brut

Adolf Wölfli - Art Brut

Adolf Wölfli - Art Brut

Adolf Wölfli - Art Brut

Adolf Wölfli - Art Brut

Pot-Pourri: Irregolari