Malgrado tante scoperte della psicologia, non apprezziamo abbastanza il sonno: lo giudichiamo soltanto come un'indispensabile condizione di passaggio, dalla quale dobbiamo risvegliarci. Non comprendiamo quei mari di freschezza, quelle discese nella vita vegetale, quella passeggiata rassicurante nell'oscuro che ci avvolge e ci protegge, né il riemergere, con gli occhi e la pelle distesi. Solo Shakespeare, Goethe, Proust e il gatto hanno capito cosa sia il sonno. Il gatto sa trarne una ricchezza di piaceri e di forze che noi ignoriamo; e raccomando agli insonni di osservarlo con attenzione.

Se la nostra buona educazione ci insegna a non sbadigliare, la sua buona educazione gli suggerisce che, quando arriva il sonno, dobbiamo accoglierlo con precisione, stringere gli occhi fino a ridurli a una fessura, sbadigliare a gola aperta, distendere le membra stanche. Quando il sonno è giunto, il corpo del gatto lo gode, istante dopo istante, nel modo più voluttuoso e profondo. Conosce cento modi per dormire: disteso sulla schiena o poggiato su un fianco, come un uomo, con le zampe rientrate sotto di sé, allungato sul ventre, acciambellato su sé stesso, trasformato in un morbido gomitolo di piume.

E poi c'è il risveglio. Il gatto lo mima. Spalanca gli occhi, li richiude, e torna a spalancarli. Sbadiglia, perché l'uscita dal sonno è simile all'entrata. Si inarca. Stende le gambe una per una, le prova e le riprova, per apprendere l'elasticità accresciuta con la quale andrà incontro alla nuova giornata di luce. Come i monaci, il gatto sa che il sonno non è l'unico rimedio contro la noia. Ce n'è un altro forse più potente: la contemplazione.

Guarda nella strada. Come vorrei scorgere quello che vede! Credo che veda più grande di noi: il bambino che esce dal portone con la cartella, il venditore di patate napoletano che ogni mattina arriva col suo carretto, le automobili che parcheggiano, gli sembrano probabilmente enormi apparizioni. Sguardo, da un lato, pieno d'interesse. Segue il movimento di una mosca o di una farfalla o di un uomo o di una nuvola in cielo, con la passione di chi guarda con l'intera intensità dell'occhio. Dall'altro, il suo sguardo è (o sembra) vuoto: una specie di pupilla cosmica, che riflette e dissolve in sé tutto ciò che avviene nel mondo. Se gli avessimo insegnato a dipingere, il gatto dipingerebbe con la grandiosa, meticolosa minuzia di Van Eyck. 

tratto da L'armonia del mondo di Pietro Citati

#DelFelino

Intimacy - dipinto di Gérard Schlosser

Cat spleeping - dipinto di Cinta Vidal

Cat on the sofa - dipinto di Theophile Steinlen

Between Heaven and Hell - dipinto di Jacek Yerka

Cats in a window, 1951 - fotografia di Henri Cartier-Bresson

Gatto da guardia - Via Giovanni Paladino (Napoli) - fotografia di Vincenzo Noletto

 

Pot-Pourri: Irregolari