Due aspetti difficili hanno sempre dominato il mio carattere: provocazione e curiosità; in termini più raffinati: una sete di conoscenza. E così sono diventato un fotografo a dispetto della pittura accademica, ma sono rimasto un pittore a dispetto della fotografia”.

Heinz Hajek-Halke (Berlino 1898-1983) rivoluziona il linguaggio della fotografia novecentesca, creando un nuovo immaginario in cui il mezzo fotografico afferma definitivamente la sua autonomia dalla pittura. 

Hajek-Halke eredita la passione per l’arte dal padre (Paul Halke, pittore e vignettista, suo primo maestro di disegno), trascorre a Buenos Aires parte della sua infanzia e dopo aver studiato pittura all’Accademia delle Arti di Berlino, cede al fascino della fotografia e della sperimentazione in particolare.

Già quando è fotoreporter per l'agenzia di stampa Press-Photo - sono i primi anni Venti - in parallelo ai classici scatti di reportage, esplora le diverse possibilità offerte dal fotomontaggio, convinto che sia uno strumento utile aespandere i mezzi di espressione artistica” della fotografia.

Oltre al fotomontaggio, collage e doppia esposizione sono le tecniche attraverso cui Hajek-Halke si esprime al meglio: lavori sperimentali che a metà degli anni Venti diventano sempre più complessi e nel decennio successivo si ispirano alle opere dadaiste e surrealiste.

Con la seconda guerra mondiale Hajek-Halke si ritira in Svizzera. Si interessa alla macrofotografia e alla fotografia scientifica, in particolare allo studio degli insetti.

Nelle sue opere l’Arte si fa Scienza e la Scienza diventa Arte: un lavoro sistematico che comprende reazioni chimiche e trasformazioni fisiche. Hajek-Halke costruisce strutture di fili metallici per studiare le forme prodotte dalla luce e ripete esperimenti per confermare la validità dei risultati.

Una “necessità sperimentale” che dalla metà degli anni Cinquanta - tornato a Berlino - lo porta a concentrarsi sul lavoro in camera oscura, come Man Ray e Moholy-Nagy.
Le sue immagini hanno qualcosa di pittorico: fotogrammi completamente astratti realizzati con l’uso della sola luce.

Hajek-Halke, fotografo e pittore, col suo lavoro interviene nella problematica questione dei rapporti tra arte e fotografia, di-mostrando come sia possibile modificare la realtà anche attraverso il mezzo fotografico.
 
Distorsione della luce, manipolazione chimica, di forma e movimento: con Hajek-Halke la fotografia si fa astratta. Il suo approccio ne sovverte il ruolo meramente descrittivo e documentaristico: le sue immagini, stampate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta, lasciano trasparire la sua formazione di pittore.

Dal 1955 Hajek-Halke insegna grafica e fotografia presso l’Academy of Fine Arts di Berlino e pubblica due libri fondamentali per l’evoluzione della fotografia come Arte: Experimentelle photographie e Lichtgrafik, (“grafiche di luce”, appunto).

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Erotik Ganz Gross! (Erotisme monumental), 1928-32

Chat noir, 1950

Untitled (Nude composition), 1930-36

Hansa-Viertel, Berlin, 1957

Das Eva-Chanson, 1928-1930

Tempi passati (Lichtgraphik), 1969

Pot-Pourri: Fotografia