'A vita è 'n'affacciata 'e fenesta.

In origine la filosofia non era tanto un modo di pensare per conoscere, quanto un modo di vivere per essere felici. Era una prassi quotidiana, non un lavoro di cervello. Era qualcosa di molto più affine allo yoga che alla logica.

Dice Pierre Hadot nei suoi “Esercizi spirituali e filosofia antica”: era un modo di guarire. Guarire dall’infelicità. Stoici, epicurei, Socrate, Platone, Aristotele: dei guru che non insegnavano tanto delle teorie astratte, quanto una via, una disciplina, uno stile di vita.

Il pensiero era solo una parte di un gesto assai più articolato che potremmo definire così: tentare di trovare in se stessi un equilibrio capace di difendere dal dolore e dalla paura.

Meditare, camminare, leggere, compiere i propri doveri, condursi nella giungla dei sentimenti, ascoltare, coltivare amicizie, dialogare. Esercizi dell’anima, esercizi spirituali. Hadot cita una fulminante espressione di Plotino: quel che occorre fare è scolpire la propria statua.

La scultura era, per i greci, l’arte della sottrazione, l’abilità manuale con cui ottenere una figura a partire da un blocco di pietra, procedendo per sottrazioni. E’ esattamente quello che insegnavano quei celeberrimi guru: lavorare su se stessi, scalpellando via tutto ciò che di falso e inutile ci sta attaccato, e liberare, alla fine, quel che noi siamo. Allora saremmo davvero sapienti: che non è il nome di uno che sa tutto; è il nome di uno che non ha più paura di niente. Guarito.

tratto da Una certa idea di mondo - romanzo/saggio di Alessandro Baricco

#ChiccadellaRedazione #filosofeggiando

The World as Metaphor - fotografia di Stephen Roach (serie Rajasthan)

Illustrazione di Fernando Vicente

Illustrazione di Manuele Fior (tratta da L'Ora dei Miraggi)

Illustrazione di Andrei Popov

Grandfather Watch - digital ph by Fiddle Oak

Spin Doctor - vignetta di Fabio Magnasciutti

 

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