Il dolore è come la gioia, energia.
Il male della società contemporanea è quello di vivere una vita non propria,
desideri che non le appartengono, dolori e gioie indotti.
Quando siamo da soli, per pochi istanti a volte, ce ne accorgiamo.
Quell’istante è quello che dipingo.

 

Paolo Troilo, artista pugliese di stanza a Milano, dipinge con le dita “quell’istante”.

Un istantesenza interferenze” in cui lo spazio sembra non avere dimensione: nessun paesaggio intorno ai suoi corpi, nessun abito, nessun oggetto, nessuna distrazione.

Corpi nudi su sfondi bianchi: due sono i colori acrilici che Paolo Troilo sparge sulla tela con le mani, il bianco e il nero.

Volti deformi, bocche spalancate, pugni chiusi, muscoli tesi: corpi maschili sembrano saltar fuori dalla tela con le proprie emozioni inespresse.

Come fossero una pittura-scrittura, i dipinti di Paolo Troilo sono sempre autoritratti che si trasformano in simbolo dell’essere umano.
“I miei lavori nascono dalla voglia di raccontare la perdita di mio padre. Ho iniziato con il voler raccontare un dolore solo mio e ho proseguito con il pensare che certi sfoghi appartengono a tutti, ma che tanti l’hanno dimenticato”.

Paolo Troilo nasce a Taranto nel 1972. Studia architettura e letteratura moderna all'Università di Firenze e poi allo IED di Roma.

Ha una passione per il disegno fin da bambino; dal 1997 al 2009 lavora nel mondo della comunicazione, fino a quando decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura.

Autodidatta, Paolo Troilo partecipa alla Biennale di Venezia nel 2011, riscuotendo grande interesse: la sua pittura diretta propone una riflessione sulla vita e sull’uomo.

Le sue opere sono state esposte a Milano, Roma, Firenze, Madrid, Parigi, Singapore, San Francisco, Los Angeles, Istanbul e Tel Aviv.

Un linguaggio che fa leva sull’introspezione e sul sottile equilibrio delle nostre pulsioni; come se il corpo intrappolato sentisse - e mostrasse - necessità di esplodere emotivamente.

Quella di Paolo Troilo è una lotta per il recupero incondizionato dell’emotività, talvolta agognata e contrastata allo stesso tempo.
E’ per questo che dopo aver delineato la morfologia dei corpi, Paolo Troilo lascia colare schizzi di pittura: dinamicità e movimento sono le caratteristiche dell’urgenza di liberare emozioni.

Perché il bianco? “Perché al mondo un bianco così non esiste. Qualcosa che non c’è nella realtà e proprio per questo astratto. Come una non dimensione ideale”.

#arte #blackandwhite

The elephant, 2013

Brio, 2013

The gap beetween us, 2010

Flag to flag, 2016

WOW, 2014

War and peace, 2013

Pot-Pourri: Arte Contemporanea