Kurar è cresciuto in un mondo che cambia furiosamente e rapidamente.

La sua è un'opera che guarda in modo gentile ma critico ai difetti di una società che avanza troppo velocemente ed è dominata da tensioni sociali e politiche sempre più ingestibili.

La nostra vita quotidiana è ricca. Il flusso di immagini sempre più veloce, gli eventi sempre più intensi e la globalizzazione ora appare irreversibile in tutti i sensi. Questa la zona di osservazione che Kurar ha scelto per un lavoro meticoloso che si evolve in parallelo con la nostra esistenza quotidiana.

È perché dobbiamo sapere da dove veniamo, per capire il presente e guidare il nostro futuro che l'estetica di Kurar usa la gentilezza dell’infanzia dell'inizio del secolo scorso. Questo candore crea un forte conflitto con le immagini rozze della presente realtà sociale, una società che sarebbe stata inimmaginabile cento anni fa.

Perché la nostra generazione è soggiogata da ingiustizie che non si possono più correggere? Perché i media ci impongono la loro visione stretta e angusta?

Comunque sia, Kurar ci porta i contrasti che rispecchiano le libertà date o tolte e il prezzo di una vita in un mondo che ha implacabilmente impresso il suo ritmo su di noi.

Kurar ci offre un campo in cui possiamo reclamare la nostra facoltà critica, capire cosa siamo stati e ciò a cui apparteniamo. Propone di riflettere su dove si sta dirigendo la nostra società, attraverso immagini che non sono lì solo per scuoterci, ma per farci capire che la nostra libertà di sognare esiste, e da quei sogni possiamo ancora una volta cambiare il mondo.

Il mondo di un secolo fa non c'è più. Che mondo ci sarà tra cento anni? Kurar ci dà una direzione.

Per dirla con le parole di Tiziano Terzani “oggi le alternative di ciascuno sono molte di più, la mobilità sociale ha aperto a tutti la possibilità di aspirare a qualsiasi cosa, ma con ciò nessuno è più predestinato a nulla. È forse per questo che la gente è sempre più disorientata e incerta sul senso della propria vita”.

#streetart #asocial

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