Mario Schifano (1934-1998), uno degli artisti post-bellici più significativi e radicali del panorama artistico italiano, è una figura radicale che considera la pittura come la frontiera delle avanguardie, una forma d'arte capace di misurare il battito della cultura contemporanea. Il suo prodigioso talento, seppur oscurato da un carattere particolarmente eccentrico e da pulsioni autodistruttive, è al suo culmine negli anni '60, un decennio in cui sperimenta media e tecniche attraversando un ampio spettro di stili che riesce a fare interamente suoi.

Valutare il contributo iconoclastico di un artista come Mario Schifano significa prima di tutto cogliere la sua capacità di incapsulare la storia e le contraddizioni estetiche di una nazione che cerca di liberarsi dal recente pugno del fascismo e dal peso di tradizioni artistiche secolari in mezzo a maree socioeconomiche in rapida trasformazione.

Nel decennio del boom economico Schifano crea le sue opere d'arte accattivanti e ingegnosamente sperimentali utilizzando i più svariati formati.

Non appena riesce a ottenere il sostegno di una cerchia di critici e intellettuali, si libera per esplorare terreni meno battuti: una volta diventato famoso con i suoi dipinti monocromatici altamente gestuali su superfici irregolari, rifiuta il “consenso”  per virare verso uno stile più figurativo. Nella sua fase successiva, Schifano abbraccia le icone della cultura popolare (come i loghi aziendali) e utilizza materiali nuovi con un drastico cambiamento che allontana molti dei suoi sostenitori.

L'etichetta che Schifano si guadagna è quella della variante italiana alla Pop Art americana. Ma questa etichetta sembra inadeguata e superata: più che la cultura del consumo, Schifano evoca e incolla sulle sue tele le superfici selvaggiamente variabili in cui la vita quotidiana si manifesta attraverso i contenuti mutevoli presenti su cartelloni pubblicitari, segnaletica autostradale e schermi televisivi.

Nel 1962 alla Sidney Janis Gallery di New York viene inaugurata New Realists, una mostra che affianca la Pop Art americana al Nouveau Réalisme francese. La mostra include Mario Schifano, un giovane pittore poco conosciuto fuori dai confini italici che sta facendo il suo debutto internazionale al fianco di artisti come Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Yves Klein.

Nei due anni precedenti a questa mostra storica, Schifano aveva già sviluppato un approccio pittorico unico che aveva molte affinità con i movimenti artistici di entrambe le sponde dell'Atlantico. La sua serie "Monochrome" (1960-1961) rigetta la purezza della pittura a favore di materiali non convenzionali come la pittura murale, lo smalto, la carta da imballaggio; in ciò emulando il debole del Nouveau Réalisme per il cemento e i materiali di uso quotidiano scartati.
Nel 1962 Schifano incorpora loghi pubblicitari e frammenti di testo nelle sue tele, una procedura che risente del culto della Pop Art americana per gli emblemi del consumismo.

Poco dopo il suo debutto internazionale, Schifano inizia a utilizzare il genere della pittura paesaggistica come stratagemma per una sperimentazione ancora più radicale. I suoi Paesaggi anemici, opere dalla metà degli anni '60, delineano paesaggi meccanici alterati da strati di materiale plastico imbullonati sulla tela e intervallati da strati di calce, dando l'impressione di essere stati sbiancati con ammoniaca. Le indagini vengono ulteriormente spinte all'estremo nelle pitture Tuttestelle del 1967. In questi lavori impiega vernici a spruzzo, stencil e brandelli di plastica per creare composizioni comiche di palme e cieli stellati.

Un momento di svolta si materializza con Paesaggi TV, creati nel 1970. Questa serie di tele nere presenta quadrati arrotondati di emulsione fotografica in colori psichedelici. Un ibrido tra pittura e fotografia che funge da esempio affascinante del Citazionismo (corrente artistica nota anche come Appropriation Art) che sarebbe venuto alla ribalta negli anni successivi.

Il rifiuto di Mario Schifano di aderire a uno stile preciso gli ha “garantito” un'opera di straordinaria ampiezza, un'arte che è grande proprio per la voracità della sua vocazione alla sperimentazione. Con una verve tipicamente postmodernista, Schifano considera il passato come "un ritrovamento, non da buttare via ma da recuperare" al servizio di una costante ricerca del nuovo.

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Ora esatta, 1970

Esso, anni '60

Bicicletta sfondo rosso-celeste, 1979- 81

Paesaggi TV, 1970

Peasaggio anemico, 1973-74

Paesaggi TV, anni '70

 

Pot-Pourri: Arte Contemporanea