Laurent Chéhère è un fotografo francese classe 1972.
Nato in una famiglia bohemien, è cresciuto in un ambiente culturale particolarmente ricco. L’atelier del nonno, un imbianchino e tipografo di un villaggio in Normandia, era agli occhi del piccolo Laurent un posto meraviglioso come la caverna di Alì Babà.

A vent’anni Laurent era già noto come fotografo pubblicitario. Lasciandosi alle spalle l’esperienza commerciale ha deciso di perseguire un'altra strada e dedicare la sua vita alla fotografia d'arte.

La sua serie più famosa, dal titolo Flying Houses è composta da edifici immaginari sospesi nel cielo come fossero nuvole o aquiloni. L’obiettivo: evocare la città scomparsa con cui Laurent si immedesima. Il sottotitolo della serie potrebbe essere “osservazioni poetiche sulla città”.

Ogni immagine è una composizione di diversi e reali edifici: case, tende e rimorchi che Chéhère ha fotografato in condizioni di luce simili e mescolati poi con Photoshop. Chéhère descrive la sua serie come un mezzo per aiutare gli edifici a raccontare le loro storie, siano esse divertenti o tristi, reali o no.

Queste case volanti sono il frutto del suo girovagare nei quartieri popolari di Parigi: Ménilmontant, Belleville, Pigalle. Dalle roulotte dei gitani alle case dei nordafricani, dai cinema erotici agli hotel scalcinati, Laurent ha manipolato fotografie di edifici reali per creare immagini impossibili ispirate alla visione poetica della vecchia Parigi.

Per far emergere la singolarità di ciascuna casa il fotografo non solo ha esaminato le strade di Parigi, ma ha anche viaggiato attraverso le loro influenze, i loro riferimenti e le loro memorie.
Laurent Chéhère è profondamente legato alla cultura dell’idea e ha utilizzato ogni casa e il suo titolo per esprimere un pensiero, sia esso profondo o leggero, aneddotico o no.

Compone le sue case meticolosamente, disegna uno schizzo prima di fotografare ciascuno degli elementi che costituiranno l'immagine: ogni pietra, finestra, grondaia, graffito o antenna occupa il suo posto nella partitura mentre lui orchestra gli altri suoi riferimenti cinematografici, storici o musicali.

Ad esempio le tonalità pastello delle immagini si ispirano a Il palloncino rosso, un cortometraggio del 1956 di Albert Lamorisse. Il film parla di Pascal, un ragazzino taciturno che diventa amico di un palloncino rosso impigliato a un lampione a gas. Alcuni bambini si coalizzano per portarglielo via, così un sasso scagliato da una fionda lo buca. Decine di palloncini colorati, liberatisi in ogni angolo di Parigi raggiungono il piccolo sconsolato, che li raccoglie in un grande grappolo fino a venirne sollevato in cielo.

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Cinéma - 2012

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The Circus / Le Cirque - 2012

Fire / En feu  - 2012

The Caravan / La Caravane - 2012

Gainsbourg - 2012

Pot-Pourri: Fotografia