Spagnolo di Segovia, classe 1989, Gonzalo Borondo diventa un artista di fama internazionale a soli 18 anni, partecipando al suo primo Festival di Street Art ad Istanbul. Da allora il suo talento inarrestabile lo ha portato in giro per l’Europa: Roma, Milano, Berlino, Parigi, Londra, Atene...

Gonzalo Borondo si trasferisce a Madrid nel 2003 e, pur non concludendo gli studi - ha frequentato la Complutense di Madrid e nel 2012, col programma Erasmus, l'Accademia di Belle Arti di Roma - approfondisce le sue ricerche sulla pittura classica e sperimenta diverse tecniche con differenti materiali e supporti.

Gli spazi pubblici sono le gallerie che predilige. Uno stile mai definito, espressivo e crudo rende il suo tratto inconfondibile.

Pennellate di vernice che gocciola o un mix di pittura e incisione, le sue figure, evanescenti e fragili, sembrano venir fuori dalla parete, in particolare di vetro: “gratti un po’ il vetro e di colpo puoi vedere all’interno. Lo trovo decisamente poetico”. Borondo usa la tecnica della Glass scratching: raschiando via dalla superficie parti di colore, il gioco di trasparenze crea effetti magici di luci e ombre, come le silhouette bianche di Shame e delle Tre Grazie.

Borondo dipinge, incide e gratta via per raccontare la Solitudine del Vivere.
Il suo messaggio è sempre chiaro: la vita è fatta di Incomunicabilità e, quindi, la Malinconia è lo status costante dell’Essere umano.

Corpi nudi e erranti spesso hanno il volto nascosto tra le mani, gli occhi chiusi e lo sguardo perso. Inquietudine, desolazione, vergogna: Borondo descrive le emozioni più intime dell’uomo che sembra marciare verso il Nulla.

Le sue creature - senza sovrastrutture - hanno accettato di guardare coraggiosamente l'assurdo dell'esistenza e non vogliono essere consolate.

Una sorta di Esistenzialismo sartriano in cui lo stato di smarrimento - che spoglia l’uomo delle sue certezze - è rappresentato da figure umane senza vesti, quasi scarnificate, che sembrano danzare senza inibizioni e urlare la loro tristezza, come nel murales del Circolo Mario Mieli di Via Ostiense a Roma.

L’uomo è il più terribile degli animali” - afferma Borondo - che nel tempo si è allontanato dall’elemento naturale per seguire le sue ambizioni scellerate e le regole del mercato. E’ arrivato il momento di riprendere possesso del suo habitat e ristabilire l’Animalità come valore e l’Istinto come guida per il Nuovo Uomo, che rispetta se stesso non per essere stra-ordinario.

Quello di Borondo è un dichiarato pessimismo, accompagnato però dalla fiducia, dalla speranza e soprattutto dalla voglia inesauribile di un cambiamento che pare tardi ad arrivare.

#Borondo #streetart #filosofeggiando

Shame ad Atene

Les trois Ages a Parigi

Narcissus a Londra

Mural Circolo Mario Mieli (Circolo di Cultura Omosessuale) di Via Ostiense a Roma

Le Tre Grazie sul vetro di un ex banca in Via Nazionale a Roma

Again(st) a Parigi

Pot-Pourri: Urban Art