E’ il pubblico che si espone all’arte e non viceversa.
Gino De Dominicis

Figure poetiche, minimali, primitive come l’opera di Dubuffet e Semplici come l’Arte è: il Progetto Qwerty è un invito a prenderci una pausa dalla vita frenetica, ri-valutando il profumo di un fiore o la vista di un panorama. 

Qwerty prende il nome dalla sequenza delle lettere sulle tastiere dei computer e delle macchine da scrivere: i primi sei tasti della riga superiore compongono la parola Q W E R T Y (non a caso diventata anche la password più usata al mondo).

Artista - o artisti, pare che sia un duo - dall’identità celata, Qwerty per quasi vent’anni collabora con molte gallerie italiane e riviste specializzate, occupandosi di pittura, scultura, fotografia e poesia. Poi, nauseato dalle regole dell’arte istituzionale, nel 2014 arriva alla street art, proponendo i suoi lavori nelle vie romane. Perché Qwerty è convinto che “in questo momento, pensando con i sensi, è il mondo esterno, il mondo urbano, metropolitano, l’unica via etica del mondo dell’arte”.

Tratto distintivo del Qwerty Project è un ominide nero che porge una rosa rossa o ha in mano un cuore e spesso ad accompagnarlo c’è un cane scheletro, forse riferimento alla lotta tra eros e thanatos, o forse quella specie di dinosauro si riferisce alla vera natura di Qwerty, non lontana da quella dell’uomo primitivo delle caverne che denuncia il vivere dell’Uomo Moderno, più concentrato sulla bellezza effimera che su quella della natura circostante.

Qwerty è un personaggio androgino, mezzo uomo e mezza donna: “calza tacchi a spillo su una pancetta dovuta probabilmente agli anni”. Ma Qwerty è soprattutto un filosofo che consiglia come vivere in questo mondo che costringe a prendere ciò che è disponibile e non a scegliere ciò che più piace: “godendoselo in contanti e non rateizzandolo lungo l’esistenza”.

Qwerty suggerisce: ”Pensa poetico”, “Ama in contanti”, “Proteggiti dalle tue ambizioni”. Nei sottopassi della metropolitana o nei manicomi abbandonati, dietro un cespuglio, ad un angolo di strada, su una casa diroccata o su una rampa di scale, l’ominide nero sorprende con la sua Semplicità.

Un’arte minimale, o anche “parassitaria” come ama definirla Qwerty, che con i suoi lavori in polistirolo crede profondamente in una Rivoluzione Artistica affinché ancora si possa realizzare un Mondo Migliore, perché l’arte può stravolgere, in-formare e tras-formare.

Qwerty è l’uomo contemporaneo che sta annegando nell’etere, ma sente ancora il bisogno di avvicinarsi alla vita vera di un fiore. È un uomo che ruggisce ed è consapevole che dove arriva ad essere udito il ruggito, può arrivare anche l’artiglio”.

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Qwerty Project

Qwerty Project

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Pot-Pourri: Urban Art