Preferisco un inferno intelligente a un paradiso stupido.
Blaise Pascal


Alla fine il poeta conclude augurandosi l’inferno.
L’inferno, sì. L’eternità della tortura, ma intanto durare, senza perdere niente di sé, senza smarrire il nome, la memoria, le linee del volto e dell’anima.
Perché qualunque cosa, qualunque orrore è meglio dell’orrore vero: il nulla dopo la morte, quel vuoto davanti al quale, inferno e paradiso, gioia e dolore, urlo e sorriso si confondono senza rimedio.

In realtà cosa desideri davvero? E’ così importante approdare al paradiso, storditi dalla luce divina come da una droga in cui la tua identità perde senso, o quello che conta è sopravvivere in qualunque modo, r-esistere, riconoscersi a ogni risveglio, ripercorrere senza fine il proprio passato - nomi, cose, incubi e amori?

Sì, è questo che vuoi. Vivere oltre la morte. Non scomparire.

E allora, pur di continuare a esserci, accetteresti anche l’inferno: gridare nel buio, maledire infinite volte i tuoi peccati… Di fronte all’assoluto del nulla, a questo zero che la mente non riesce nemmeno a concepire, che senso ha cavillare fra premio e punizione.

Io voglio esistere, solo questo!

E allora:
Rimanga io me stesso qui all’inferno.  
Rimanga io me stesso
e la mia bocca possa bestemmiare Dio.

(tratto da Strane cose, domani - romanzo di Raul Montanari)

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I don't know why - illustrazione di Andrea Calisi

La Ruota - illustrazione di Claudia Palmarucci

Artwork by Dan Cretu

Inner World - ph di Michal Zahornacky

Mysterium lunae - illustrazione di Laura Paoletti (grafite e carboncino su intonaco e muffa)

Canto XIII dell’Inferno di Dante - illustrazione di Paul Gustave Doré

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