Se stessi con un vestito bianco a un matrimonio e arrivasse un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci”. 

Asif Kapadia, il regista inglese di origine indiana già premiato per il docufilm su Amy Winehouse ha iniziato a lavorare a un nuovo progetto: un docufilm sulla vita della leggenda vivente Diego Armando Maradona.

Il film sarà prodotto dalla Altitude Film Sales. Sarà la storia selvaggia e indimenticabile di un talento unico, la gloria, la disperazione, la corruzione e in ultima analisi, la redenzione.

Il 5 luglio del 1984 Diego Maradona arrivò a Napoli per una cifra record all’epoca e per sette anni si scatenò l’inverosimile. Il genio del calcio più famoso del mondo e la città più “disfunzionale” d’Europa sono stati un partner perfetto l’uno per l’altra. Se ne vedranno di belle, visto che a Kapadia è stato consentito l’accesso a materiale inedito dell’archivio personale del carismatico calciatore argentino.

Sono stato a lungo un fan di Diego. Sono stato conquistato dal suo carattere, il suo genio, l’onestà, l’umorismo e la vulnerabilità. Un vero leader, che ha vinto sia dentro che fuori al campo, un uomo di piccola statura, simbolo a suo modo della lotta al sistema”. A. Kapadia

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Il calcio è una forma di espressione fisica dell’arte. Il numero 10, il fenomeno in azzurro, l’eroe del pallone o in qualunque altra maniera lo si voglia chiamare, sì che è un artista e chi dà arte non viene dimenticato. Se dici Diego a Napoli, viene istintivo genuflettersi. Pronunciare il suo nome invano è peggio di una bestemmia. D'altronde in una città pagana come Napoli, Dio assume molteplici forme
Per celebrare i 30 anni dal goal del secolo che Diego segnò con la mano all’Inghilterra (22 giugno 1986), quest’estate è stato affisso un “pasteup” ai Quartieri Spagnoli realizzato dall’artista argentino San Spiga.

Di Diego si era già occupato il cineasta Emir Kusturica. Maradona by Kusturica è un film documentario del 2008 presentato fuori concorso al 61º Festival di Cannes.
Il film si sviluppa nei luoghi dove Maradona ha vissuto, rivisitati in occasione delle riprese insieme al regista: dall’Argentina a Napoli, da Cuba a Barcellona; dalle persone più care ai calciatori Lionel Messi e Claudio Caniggia, gli amici d’infanzia, fino ad arrivare a capi di stato e stretti amici come Fidel Castro.
Un film dove c’è tutto, dall’uomo leggenda dello sport screditato per l’abuso di droga e per il soprappeso al critico della politica degli Stati Uniti, dal padre di famiglia all’ammiratore dei movimenti di liberazione dell’America Latina, in primis Che Guevara. Il documentario attesta reciproca ammirazione fra i due, simili in genialità e sregolatezza
Il regista balcanico: “Sono un idealista. Per me Maradona sarà sempre più grande dell'effetto che le droghe hanno avuto su di lui. È un artista. Essere un artista significa andare al di là dei propri limiti. Questo non ha nulla a che vedere con questa società che ti mette su un piedistallo per poterti poi distruggere e seppellirti”. 

Tre volte 10”, pubblicato nel 2012 da “Ad est dell'equatore” è una trilogia di racconti di Davide Morganti. In questo libro che nasce dalla venerazione che Napoli prova per il suo Dios, Maradona veste nuovi panni e nuovi ruoli, mantenendo immutato il suo estro e la sua follia: guardia del corpo della Madonna, fervente musulmano o spietato sicario. A parlare è il suo piede destro, quello praticamente inutile.

Da un racconto del volume è stato poi inscenato lo spettacolo teatrale “Derecho. Un monologo che fa parlare appunto il piede destro, quello che il mancino più famoso della storia del calcio non usava: è il piede umiliato, sbagliato e geloso. Ad interpretare il piede “derecho” l’attore Matteo Mauriello (regia Carlo Ziviello): a quest’ultimo il calcio non interessa, si lamenta, cerca di nascondere l’invidia nei confronti del gemello cui toccano onori e ricchezze.

Grazie alle mie fonti di ispirazione Federico Fellini, Martin Scorsese, Diego Armando Maradona, a Roma, a Napoli…” È celebre il discorso di Paolo Sorrentino durante la cerimonia di premiazione per l’Oscar al suo film La grande bellezza. Il film Youth-La Giovinezza mostra un Maradona (anche se non viene mai nominato, lasciando comunque chiaro che di lui si tratta) con una gigantesca faccia di Karl Marx tatuata sulla schiena, di rimando al tatuaggio vero con il viso di Ernesto Che Guevara (altra figura del socialismo) che Diego ha sul braccio destro.
Nella pellicola il personaggio (che è un sosia di Diego, l’attore argentino Roly Serrano) più che un uomo sembra un lottatore di sumo per quanto è enorme, un animale mitologico, qualcosa di innominabile, qualcuno che “está más allá”, oltre... El Pibe de Oro ha ringraziato il regista napoletano: "Maestro, grazie assaje! Gracias Maestro por este homenaje! Thank you for this tribute, Maestro”!

Graffito con il tetragramma "D10s". La Iglesia Maradoniana è una religione “burlesca” fondata dai suoi sostenitori. La “pratica” nacque il 30 ottobre 1998 (il giorno del 38° compleanno di Diego) quando due giornalisti argentini iniziarono per scherzo a festeggiare il giorno della nascita di Diego come fosse il giorno di Natale.  L'inizio dell'Era Maradoniana è fissato nell’anno 1960 come “anno 0”: il 2016 è quindi considerato il 56 D.D. (Despues de Diego). Il maradonianesimo si fonda sulla passione per il gioco del calcio e per Maradona: la divinità non è quindi qualcosa di “trascendente”, ma un semplice mortale che gioca divinamente (secondo il dogma) a calcio. 

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