Rhythm 0 è una sessione di performance art avvenuta allo Studio Morra di Napoli nel 1974.
Fu l'ultima di una serie di cinque opere Rhythm eseguite da Marina Abramović tra il 1973 e il 1974 in cui il corpo (convertito in forma di linguaggio scultoreo) viene utilizzato per rivelare significati nascosti e traumi.

L’esibizione prevedeva che Marina Abramović dovesse restare ferma, in piedi, in mezzo a una folla di gente che su di lei poteva far quel che voleva usando una gamma di oggetti posizionati su un tavolo della sala.

Fra questi: una rosa, del profumo, miele, grappoli d’uva, forbici, un bisturi, dei chiodi, una barra di metallo e una pistola con dentro una sola pallottola caricata.

Un’opera che può essere classificata come una prova di resistenza fra abiezione e teatralità volta a testare i limiti psichici del proprio corpo, reso oggetto e soggetto dell’azione artistica, una maniera di.esplorare la capacità di incarnare i processi mentali dell'arte concettuale.

L'artista sottopose il suo corpo ad un “dialogo di energia” con il pubblico che era implicato nella creazione “collettiva” del senso.
Non c’era linea di separazione fra lei e i napoletani che si mostrarono incuriositi dalla stranezza che questa donna serba voleva realizzare, sperimentare: Che cos’è il pubblico, che cos’è una platea? Che cosa saranno in grado di fare in questo tipo di situazione? Fin dove si spingeranno?

Le istruzioni piazzate sul tavolo dicevano:

  • Ci sono 72 oggetti sul tavolo che possono essere usati su di me nel modo in cui desiderate
  • Io sono l’oggetto
  • Mi assumo completamente la responsabilità di quello che faccio
  • Durata: 6 ore (dalle 20:00 alle 2:00)

Il critico d’arte Thomas McEvilley, che era presente, scrisse: “Tutto iniziò in maniera docile e timida; poi qualcuno iniziò a farla trotterellare prendendola in giro, ad alzarle le braccia a mo’ di marionetta, poi qualcun altro iniziò a toccarle le parti intime. La scena napoletana cominciò a scaldarsi. Durante la terza ora tutti i suoi vestii erano già stati tagliuzzati. Durante la quarta ora la sua pelle venne esplorata dalle lame del rasoio. Le si squarciò la gola quel tanto che qualcuno poté succhiarle il sangue”.
Ci furono anche alcuni tentativi di approccio sessuale. Lei era così “impegnata” e immersa in quello che stava facendo che non avrebbe reagito finanche allo stupro o all’assassinio. Di fronte all’abnegazione della sua volontà un gruppo di persone iniziò a fare un cordone di protezione intorno alla sua figura. Quando la pistola venne puntata alla sua testa e le sue dita indugiarono sul grilletto, scoppiò una rissa fra il pubblico.

Così Abramović descrisse quell’esperienza: “Quello che ho imparato è che se ti affidi e ti abbandoni al pubblico, loro possono arrivare a ucciderti. Mi sono sentita davvero violata, qualcuno mi ha infilato le spine della rosa nello stomaco. Si è creata un’atmosfera aggressiva. Dopo sei ore (come pianificato), mi alzai e iniziai a camminare verso la gente. Tutti scapparono via per sfuggire il confronto vero e proprio. E’ stata la pièce più pesante che abbia mai fatto, perché ero totalmente fuori controllo”. 

#napolismi #arteconcettuale #MostriSacri

Rhythm 0 - Ph Donatelli Sbarra

Rhythm 0 - Ph Donatelli Sbarra

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Rhythm 0 - Ph Donatelli Sbarra

Rhythm 0 - Ph Donatelli Sbarra

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Pot-Pourri: Arte Contemporanea