Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto;
io sono orgoglioso di quelle che ho letto.
Jorge Louis Borges

Non vado matto per i gialli, odio i thriller. Lo dico serenamente e senza nessuna fierezza particolare. Mi dà fastidio fisico trovarmi nella condizione, cara a molti, di divorare un libro per sapere come va a finire. Io trovo già abbastanza inelegante che i libri “vadano a finire”.

Fare arrivare alla fine di un thriller è come far arrivare uno che ha fame alla fine del tubo delle Pringles. Sai che roba.

La ragione per cui vai avanti a leggere, nei libri, non dovrebbe essere che vuoi arrivare in qualche posto, ma che vuoi rimanere in quel posto lì. Non ho letto il Giovane Holden o Cent’anni di solitudine per sapere come andavano a finire: mi andava di stare in quella luce, o leggerezza, o precisione, o follia, più tempo possibile.

E’ un paesaggio, la scrittura, che non va a finire da nessuna parte, è lì e basta. Respirarlo è quello che si può fare. E la trama? Certo che conta! Però immaginate di stare seduti su una sedia a dondolo a godervi un paesaggio. Ora provate per un attimo a smettere di dondolarvi. Non è la stessa cosa vero? La trama, in un bel libro, è il dondolio della sedia. E il vento che ridisegna l’erba di quel campo, il passare delle nuvole che cala ombre passeggere sui colori. La trama è quel che si muove nel paesaggio della scrittura, rendendola vivente.

tratto da Una certa idea di mondo - romanzo/saggio di Alessandro Baricco

#ChiccadellaRedazione #aquattromani

Strange Bathroom - illustrazione di Franco Matticchio

Illustrazione di Matthew Woodson (aka Ghostco)

Illustrazione di Julia Geiser

Hotel Pandemonium - illustrazione di Rafa Alvarez

 Window of the Soul - collage di Eugenia Loli

Bible Dam - dipinto di Jacek Yerka

 

Pot-Pourri: Irregolari